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Osimo

Osimo, viaggio alla scoperta del sito archeologico di Montetorto

Per anni in stato di abbandono, immerso nelle campagne di Casenuove di Osimo, ora risplende di nuova luce. L'archeologo Stefano Finocchi della Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio delle Marche racconta il lungo lavoro alla villa romana

Archeolab con le scolaresche nel sito di Montetorto
Archeolab con le scolaresche nel sito di Montetorto

OSIMO – Per anni il sito è versato in stato di abbandono immerso nelle campagne di Casenuove di Osimo ma adesso risplende di nuova luce. Archeolab, cooperativa di liberi professionisti nata nel 2004 dall’unione di intenti ed energie di sette archeologi e conservatori di beni culturali, è stata al lavoro per settimane per riportare alla luce interamente il sito archeologico di Montetorto, un unicum nel Centro Italia per produzione, secondo solo a quello fiorentino. A coordinare i lavori Stefano Finocchi, ispettore della Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio delle Marche.

L’area ospita i resti di un impianto di produzione agricola, la cui datazione è fatta risalire tra la fine del I secolo a.C. e il IV-V secolo d.C. Le strutture portate alla luce e ripulite, come gli ambienti dei torchi vinari e oleari, permettono di ricostruire le modalità delle varie fasi di spremitura, raccolta e conservazione dei preziosi liquidi alimentari. Si possono ancora osservare, particolarmente ben conservate, le basi circolari dei torchi realizzate in mattoncini con la tipica tecnica romana. Frantoi, cantine e magazzino potrebbero essere stati isolati, non uniti cioè alla parte residenziale destinata alla famiglia, secondo uno schema che ritorna in molte altre ville rustiche. Nel corso del V secolo, sulle rovine dell’impianto, furono definiti alcuni ambienti di abitazioni costruite con materiali edilizi più antichi: a questa fase appartengono numerosi frammenti di ceramica sigillata chiara e medioadriatica. Non è escluso che l’impianto fosse anche una fattoria.

Stefano Finocchi
Stefano Finocchi

A raccontare l’ultima fase dei lavori, che hanno permesso un nuovo taglio del nastro simbolico ieri, 11 aprile, è il dottor Finocchi: «Questi lavori sono iniziati nel dicembre scorso in continuità con gli altri di ripristino della copertura cominciati nel 2016, commissionati dal ministero dei Beni culturali su progetto della Soprintendenza. Siamo intervenuti sul magazzino, un’area che era stata indagata nel 1995 e che poi non ha visto interventi. È stata ripristinata la copertura mantenendo le stesse caratteristiche di quella posta nel 2016. Poi sono stati effettuati gli scavi che hanno riportato alla luce i contenitori per l’olio e le derrate alimentari, di diverse dimensioni, i più grandi disposti nel perimetro nord, al centro quelli intermedi e sul lato esterno i più piccoli. Si è quindi proceduto al consolidamento delle strutture e alla musealizzazione riportando a vista le quote riferibili al I secolo a.C., integrando i reperti mancanti con l’uso di parti colorate».

Il lavoro è stato difficile: «La difficoltà principale è stata rispettare le risorse economiche e di personale mano a mano che la ricerca si faceva sempre più di indagine ma con il supporto dell’amministrazione comunale e dei vari partner è andato tutto molto bene. Al momento il cantiere a Montetorto è terminato, l’area è aperta alla fruizione soprattutto didattica delle scolaresche che possono cimentarsi in laboratori di scavo».

Diversi gli obiettivi per il futuro prossimo: «Innanzitutto integrare l’area con pannelli utili per portatori di disabilità. L’interesse scientifico resta alto: a Casenuove non c’è ancora il settore residenziale, della casa insomma, che sarebbe interessante riportare alla luce».

La Osimo romana soggiace all’attuale città. Proprio recentemente è stato portato alla luce anche l’ingresso della cisterna romana posizionato sotto piazza Boccolino in pieno centro: «È stata individuata l’estensione della cisterna, di cui già nel 1608 furono individuati cinque ambienti comunicanti a una vasca, e la connessione con la pavimentazione forense già emersa con i lavori del loggiato comunale – continua Finocchi -. È presente una vena (accesso di un pozzo) che immetteva alla cisterna. La scoperta riguarda appunto il fatto che la realizzazione della cisterna è contestuale alla pavimentazione e risalirebbe al II secolo a.C.».