Centro Pagina - cronaca e attualità

Osimo

Osimo, alla Casa di riposo “Recanatesi” arrivano gli infermieri della Marina

Nella struttura ci sono più di 60 ospiti su 105 positivi al coronavirus e tra i dipendenti, 65 in tutto, almeno venti hanno contratto il virus. Il sindaco: «Un po' di respiro per la Fondazione»

Il sindaco dona mascherine alla Recanatesi
Il sindaco dona mascherine alla Recanatesi

OSIMO – Altri aiuti sono arrivati alla Residenza protetta e casa di riposo Recanatesi di Osimo dove ci sono più di 60 ospiti su 105 positivi al coronavirus e tra i dipendenti, 65 in tutto, almeno venti hanno contratto il virus. La Marina militare, attraverso l’ammiraglio ispettore Gabrielli in luogo del Comandante delle scuole della Marina militare, ammiraglio Enrico Credendido, ha informato il sindaco Simone Pugnaloni che sono stati assegnati alla Fondazione Recanatesi quattro infermieri per far fronte all’emergenza epidemiologica covid-19.

«Una felice notizia che attendeva l’ufficialità da mercoledì (27 gennaio) e per la quale ringrazio la Marina militare che ha raccolto il mio invito – ha commentato il primo cittadino che aveva scritto una lettera indirizzata anche alla Regione – La Fondazione ora ha un po’ di respiro per la ripartenza. Stiamo donando anche mille mascherine Ffp3 al corpo dipendente. Nostro dovere è aiutare e sostenere in ogni modo la comunità per vincere quanto prima questa dura battaglia contro il virus». L’appello del presidente Jacopo Bellaspiga era stato lanciato subito, già la scorsa settimana per quanto riguarda il personale.

«Lunedì 25 gennaio c’è stato l’intervento del Distretto di prevenzione Area Vasta 2 e da martedì 26 all’interno operano due infermieri Asur. Di giorno due medici Usca e la notte il medico di continuità assistenziale – informa poi l’assessore regionale alla Sanità Filippo Saltamartini -. Sempre lunedì scorso abbiamo chiesto alla Protezione civile nazionale l’ausilio della sanità militare. Gli ospiti sono stati divisi e sono stati richiesti e realizzati percorsi separati». Il presidente del Consiglio regionale Dino Latini si era fatto carico del problema, interessando i servizi della Regione appunto e in particolare quelli della Sanità e la Protezione civile.