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Osimo

Loreto si appella al Ministero per Villa Gigli. Giampaoli: «Potrebbe diventare un museo»

Adesso tre Comuni si muovono affinché la struttura possa diventare bene pubblico. Il punto con la presidente del Consiglio della città mariana Silvia Giampaoli

Villa Gigli
Villa Gigli a Loreto

LORETO – C’è una meraviglia appartenuta a Beniamino Gigli che insiste nei territorio di Loreto, Recanati e Porto Recanati. Il tenore acquistò, all’inizio degli anni Venti, quella vasta tenuta sulla sommità del colle di Montarice. L’incarico di costruire la villa e il suo giardino vennero affidati all’architetto Guido Cirilli. Su richiesta del tenore la sommità della collina fu modellata con grandi spostamenti di terra, così da creare un piano che guarda verso il mare e a ovest verso Recanati, sua città natale. Il fratello Catervo fu delegato di seguire i lavori ma ben presto i rapporti con il progettista degenerarono e nel 1923 subentrò a Cirilli l’architetto Florestano di Fausto. Pur tra mille difficoltà. Venne inaugurata nel 1927.

Il bene è andato all’asta ma recentemente anche l’ultimo tentativo è andato deserto. Nessuna offerta, infatti, è pervenuta secondo i tempi stabiliti dall’avviso di gara del tribunale di Macerata. La base d’asta è di circa 8 milioni di euro.

La presidente del Consiglio comunale di Loreto Silvia Giampaoli

Nel Consiglio comunale che si terrà a Loreto giovedì 29 aprile è stato inserito un punto all’ordine del giorno con cui verrà chiesto al Ministero dei Beni culturali di attivarsi per l’acquisizione della proprietà pubblica mediante attivazione della prelazione. «Un punto condiviso con Recanati e Porto Recanati per chiedere al Ministero preposto di esercitare quel diritto – spiega la presidente del Consiglio della città mariana Silvia Giampaoli -. Sarebbe davvero proficuo per tutti se il Ministero potesse intervenire in tal modo per la conservazione finalizzata alla fruizione della villa come bene pubblico. Soltanto allora i Comuni potrebbero intervenire per la tutela. Tra i progetti, qualora il tutto andasse a buon fine, ci sarebbe l’uso della villa come museo e magari in parte per eventi istituzionali e non».