Scarponi, minacce alla Fondazione sui social media

Sul profilo Facebook della Fondazione “Michele Scarponi” si sono alzati i toni e non di poco. Sono sempre più numerosi infatti i post dal tono intimidatorio verso le attività di promozione alla sicurezza stradale della Fondazione stessa. Ne abbiamo parlato con il fratello di Michele, Marco Scarponi

Marco Scarponi
Marco Scarponi

FILOTTRANO – Sul profilo Facebook della Fondazione “Michele Scarponi” si sono alzati i toni e non di poco. Sono sempre più numerosi, infatti, i post dal tono intimidatorio verso le attività di promozione alla sicurezza stradale della Fondazione stessa che, da un anno, lavora per creare e finanziare progetti che hanno come fine l’educazione al corretto comportamento stradale, a una cultura del rispetto delle regole e dell’altro, tutelando l’utente fragile della strada e della società.

«Mi hanno scritto frasi come “Se mi tagli la strada in bicicletta ti rompo tutto” sotto il video in cui parlavo. Questa è l’ultima uscita, la più violenta. Io ovviamente l’ho segnalato a Facebook quel commento, che poi ho salvato. Il social l’ha rimosso poco dopo». Ce ne sono stati anche altri, racconta Marco Scarponi, il fratello dell’aquila di Filottrano Michele e presidente della Fondazione, impegnato in questi giorni per la Rai in veste di opinionista durante le tappe del Giro d’Italia. Molte di quelle frasi sono proprio contro di lui. Nella giornata di ieri, 20 maggio, in particolare, alcuni commenti negativi come quello sopra si sono trasformati in vere a proprie minacce di morte, ricevute anche attraverso messaggi privati. La Fondazione ha deciso di tutelarsi: considerato che episodi del genere continuano a ripetersi, adirà le vie legali segnalando alla Procura gli autori delle minacce.

«Non conosco di certo i motivi per cui alcune persone sono spinte a tanto ma l’intolleranza non è giustificabile così come la violenza verbale. Non tutti si sentono coinvolti allo stesso modo rispetto alle tematiche legate alla sicurezza, questo però non giustifica l’utilizzo di un linguaggio volgare, violento e privo di rispetto – continua Scarponi -. La Fondazione “Michele Scarponi” ha fatto sempre del confronto e della “misura” le alleate migliori verso una nuova “cultura della strada”. La violenza porta violenza. Crediamo nel confronto e nello scambio civile di opinioni e punti di vista, non nello scontro».

C’è chi, per colpa della violenza sulla strada, ha perso un figlio, un marito, un padre, un fratello, dice Scarponi: «Ricordiamo che molte famiglie sono devastate da un dolore immenso derivante dalla violenza stradale ed esprimersi nel modo adeguato a riguardo è una questione di civiltà e di rispetto verso chi ha perso tutto per comportamenti scorretti sulla strada. Non siamo di fronte a una guerra tra ciclisti e automobilisti ma dentro a una violenza e una superficialità disarmanti che abbiamo il dovere di contrastare. Non dev’essere la non umanità a distinguerci, bensì l’umanità».