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Osimo

Delitto Maiorano a Osimo, la Procura chiede di sentire le bambine

Per la morte di Ilaria Maiorano proprio il coniuge, Tarik El Ghaddassi, marocchino di 42 anni, è in carcere con l'accusa di omicidio volontario aggravato

I carabinieri nel casolare a Padiglione di Osimo dove è stato trovato il cadavere di Ilaria Maiorano

OSIMO – La Procura di Ancona ieri (18 gennaio) ha chiesto l’incidente probatorio per far testimoniare le due figlie di Ilaria Maiorano, la 41enne trovata morta l’11 ottobre scorso nel casolare di via Montefanese, a Padiglione di Osimo. La donna viveva lì con il marito e le loro due bambine di cinque e otto anni. Per quella morte proprio il coniuge, Tarik El Ghaddassi, marocchino di 42 anni, è in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato.

Per la Procura sarebbe stato lui ad uccidere la moglie, massacrandola di botte al culmine di un litigio per motivi di gelosia. L’uomo però ha sempre parlato di un incidente riferendo che la moglie era caduta dalle scale. Lui l’avrebbe anche vista rialzarsi e andare a dormire nella cameretta delle bambine. Solo la mattina dopo si sarebbe reso conto che era morta, dopo che in casa una parente ha chiamato i soccorsi. Per vedere se le due sorelline sono in grado di rendere testimonianza il gip ha incaricato una psicologa per fare una perizia sulle due minorenni.

L’affidamento dell’incarico è stato rinviato al 27 gennaio perché la difesa dell’imputato ha sollevato delle eccezioni sulla documentazione. Le due bambine, dopo la tragedia, sono state affidate ad una casa famiglia e hanno un tutore. Sul caso si attendono ancora gli esiti completi dell’autopsia.

Il fratello di Ilaria, Daniele, si sta battendo per avere la verità. La mamma di Ilaria aveva già anticipato la richiesta avanzata dalla Procura: «Non abbiamo potuto vederle per Natale, un altro strazio che si è aggiunto allo strazio enorme che viviamo. Abbiamo saputo da fonti ufficiose che è stato chiesto l’incidente probatorio – ci aveva detto -. Le bambine parlano con gli psicologi e sono in grado di raccontare cosa subivano sia loro che la mamma».

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