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Osimo

Dalla piscina di Osimo alle olimpiadi

Filottrano, Francesca Pomeri si racconta a Centropagina: pallanuotista osimana di nascita ma filottranese di adozione, argento olimpico a Rio 2016 con la Nazionale

Si è chiuso ormai da alcuni giorni un 2016 ricco di emozioni per lo sport marchigiano. Tra i tanti personaggi che hanno dato lustro alla nostra regione a livello mondiale abbiamo incontrato la pallanuotista osimana di nascita ma filottranese di adozione Francesca Pomeri, argento olimpico a Rio 2016 con la Nazionale.

Francesca, innanzitutto quando e come è iniziato il tuo rapporto con la pallanuoto?

Ho iniziato a giocare a pallanuoto quasi per caso, a 13 anni. Facevo i corsi di nuoto in Osimo nella piscina Vescovara, e nella corsia a fianco alla mia c’era la squadra giovanile di pallanuoto, con qualche mia coetanea che conoscevo anche. L’allenatore mi chiese di provare una volta, io non ero così entusiasta all’idea, ma quando ho nuotato con la palla è stato “amore a prima vista” e non sono più riuscita a smettere. Da lì ho iniziato prima con i vari campionato giovanili, categoria ragazze e allieve, poi le prima convocazioni in prima squadra, a quei tempi l’Osimo militava in A2, poi sono arrivate le prime convocazioni in Nazionale giovanile, ma già era una passione troppo importante per me.

Quali sono, a tuo avviso, le emozioni che questo sport riesce a suscitare rispetto ad altre discipline più popolari come il calcio o il  volley?

Oggettivamente la pallanuoto non ha niente di più di qualsiasi altro sport, è l’entusiasmo che ci metto ogni giorno e i sacrifici che ho fatto e continuo a fare a renderlo uno sport speciale ai miei occhi. Poi il fatto che sia uno sport di squadra rende tutto più magico: il poter condividere tutto con la tua squadra, quasi fosse una famiglia. Purtroppo è meno visibile e “famoso” rispetto ad altri sport, ma questo è per me quasi una sfida, il non fare tutto quello che fanno gli altri.

Ripercorrendo le tappe della tua carriera, quali sono gli snodi più importanti e le figure a cui ti senti di dire grazie?

Durante la mia carriera, tutte le persone che ho incontrato mi hanno lasciato qualcosa, nella sfera professionale e in quella personale. Comunque mi sento di ringraziare i miei primi allenatori che mi hanno trasmesso amore per questo sport, Bianchi Giacomo e Bartolo Lorenzo, le mie ex compagne di squadra di Osimo e di Imperia, perchè con loro sono cresciuta, nel vero senso della parola, e il mio allenatore da ormai 8 anni, Marco Capanna, che ogni giorno mi spinge ad andare oltre il limite e superarmi ad ogni allenamento.

Che ruolo ha avuto la tua famiglia?

La mia famiglia ha da sempre avuto un ruolo fondamentale: mi hanno sempre appoggiato e sostenuto, anche di fronte a scelte pazze come andare via di casa a 16 anni. Sono i miei primi tifosi, anche quando le cose non vanno per il verso giusto, e ogni giorno hanno tanta pazienza per ascoltarmi ed aiutarmi anche a distanza, e devo ringraziarli per tutti i sacrifici che hanno fatto per alimentare la mia passione e che ogni giorno continuano a fare

La pallanuoto uno sport bello ed entusiasmante che rimane quasi chiuso in un cassetto fino ai grandi appuntamenti come le Olimpiadi, vi sentite un pò figli di un Dio minore?

Praticare uno sport minore comporta più sacrifici rispetto a uno sport più visibile come il calcio, anche sacrifici economici che le società devono sostenere per far sì che tanti ragazzi come me possano praticare uno sport come questo. Comunque non ci piangiamo addosso, e vediamo in eventi come le Olimpiadi un momento di visibilità importante per mostrare i risultati di tutti quei sacrifici e, perchè no, godere di un pò di successo quando arrivano i risultati.

Francesca Pomeri con la medaglia d’argento conquistata alle Olimpiadi di Rio 2016

A proposito di Olimpiadi, cosa significa per un atleta molto giovane come te partecipare ad un evento del genere? E’ il coronamento  di un sogno o un punto di partenza?

Partecipare alle Olimpiadi è un’esperienza indimenticabile: in quei 20 giorni le emozioni sono amplificate e sembra di vivere in un mondo parallelo, fatto solo di sport, gare, record, risultati, medaglie, vittorie ma anche sconfitte. Si respira aria di sport. Partecipare alle Olimpiadi per me è sia il coronamento di un sogno, perchè le Olimpiadi è sempre visto come un evento irraggiungibile, solo per pochi, ma allo stesso tempo un punto di partenza: è un momento per confrontarsi con i migliori del pianeta e capire i propri limiti, gli errori, le mancanze, quindi offre molti spunti per lavorare e potersi migliorare.

A Rio non ti sei limitata a partecipare ma con le altre ragazze della nazionale avete centrato anche una splendida medaglia d’argento. Ecco quali sono le sensazioni che ha provato salendo sul podio?

Certo, salire sul podio è un’esperienza fantastica, tutto il pubblico che applaude per te, mi sono impegnata a salvare ogni sensazione perchè è un’occasione unica. Ma più che salire sul podio è stato emozionante il momento della medaglia al collo: rendersi conto che è così pesante, è quasi sorprendente che pesi così tanto, quasi a racchiudere dentro il peso di tutto il lavoro che si è fatto per arrivare.

A cosa hai dovuto rinunciare e a quali sacrifici ti sei sottoposta per raggiungere questo risultato?

I sacrifici e le rinunce sono tantissime e impossibile elencarle tutte. Sicuramente ho rinunciato a parte della mia gioventù, anzi, direi ho deciso di passare in modo diverso del tempo della mia gioventù: le estati le passavo in collegiale, mentre magari le mie coetanee andavano in vacanza. Ma non sono mai sacrifici fatti con il peso, quando si raggiunge il risultato o si ha la consapevolezza di lavorare per un risultato non è mai tempo perso o speso male, infatti non mi dispiace aver fatto queste scelte diverse rispetto alle ragazze della mia età. Mi dispiace solo di una cosa, che è la conseguenza della mia scelta di andare a vivere lontano da casa a 16 anni per giocare a pallanuoto: il tempo perso con la mia famiglia non me lo darà mai indietro nessuno.

Cosa significa giocare accanto ad un icona della pallanuoto nazionale come Tania di Mario?

Tania Di Mario è una campionessa fuori e dentro l’acqua. In nazionale insieme a lei ho avuto la possibilità di imparare tanto da lei, dentro ma anche e soprattutto fuori dall’acqua. E’ una donna posata fuori dalla piscina, ma in acqua è una tigre, non molla mai, sempre pronta ad aiutare le compagne con una parola di conforto. In fondo, durante un’Olimpiade, chi meglio ti può aiutare se non chi ne ha già vinta una?!

Francesca Pomeri con alcune compagne di nazionale sul podio di Rio

Oltre alla grande soddisfazione per il secondo posto, ad alcuni mesi di distanza e a mente fredda, cosa ti resta dell’esperienza olimpica?

Solo dopo qualche mese mi sono resa conto che le Olimpiadi ti cambiano profondamente, da dentro: mi accorgo di tante cose cui magari prima non davo peso, e soprattutto sono consapevole delle emozioni e sensazioni si possono provare. Sì, ora, a qualche mese di distanza, dalle Olimpiadi non ho portato a casa soltanto una medaglia, ma anche la consapevolezza di provare emozioni che prima credevo fosse impossibile provare.

Chiusa la parentesi dei giochi ti sei rituffata nel campionato. Quest’anno il trasferimento a Cosenza come vanno le cose?

Purtroppo la prima fase di campionato a Cosenza non è stata brillante come speravamo. Siamo un gruppo giovane, e c’è molto da lavorare, ma c’è un ottimo clima durante gli allenamenti e ci fidiamo del nostro allenatore, quindi continuiamo ad allenarci e sappiamo che con la grinta i risultati non tarderanno ad arrivare, basta continuare a lavorare a testa bassa.

Quali sono gli obiettivi e dove può arrivare questa squadra?

Un gruppo giovane come il nostro ha di svantaggio che può essere molto imprevedibile, ma può diventare un punto a nostro favore, magari sorprendendo tutti quelli che, nella partita, ci danno per spacciate. Gli obiettivi di quest’anno sono partecipare alla Final Six di Coppa Italia, e la Final Six di Campionato. Non aggiungo altro ma incrocio solo le dita!

Al di fuori della pallanuoto che ragazza è Francesca Pomeri?

Non saprei definirmi al di fuori della pallanuoto. Mi reputo una ragazza tranquilla, leggermente introversa, e chi mi conosce lo sa.

Cosa fai o ti piace fare quando non giochi o ti alleni?

Nel tempo libero mi piace passare del tempo con il mio cane, Nana, studio perchè sono iscritta all’Università della Calabria alla Facoltà di Economia, oppure viaggio, per riuscire a passare qualche weekend con il mio fidanzato che è di Imperia, non proprio dietro l’angolo.

Francesca Pomeri in azione

Qual è il tuo rapporto con le Marche? Torni volentieri a casa?

Torno sempre volentieri a casa, e quando mi fermo per qualche giorno, oltre a mangiare tutte le cose tipiche che mi prepara la mamma (iniziamo settimane prima a pianificare i menù!), mi piace andare nei posti che frequentavo quando ero più piccola, per vedere se sono cambiati e se mi danno ancora le stesse sensazioni di una volta. Mi piace molto stare a casa, per me è sempre un periodo di vacanza e relax, dove posso staccare la spina e passare del tempo con i miei familiari. Mi piacerebbe un giorno tornare stabilmente a Filottrano.

Un augurio per il nuovo anno personale e per i tuoi corregionali?

Vorrei augurare Buon anno a tutti, un abbraccio speciale ai miei corregionali colpiti dal terremoto.