A tu per tu con Andrea Belfiori

Il cantautore osimano ha ricevuto il Premio F.I.P.I. alla finale di Sanremo Rock e aprirà a Monza il concerto della Festa Europea della Musica. Il 28 Giugno sarà a Jesi al Roy Rebel Festival. Con il nuovo singolo “Buona Vita” entrerà dritto nel cuore di molti padri separati

Andrea Belfiori nella sua esibizione a Sanremo Rock

L’estate 2019 è la sua stagione. Andrea Belfiori, osimano, ariete del ’77, sta aggiungendo al suo palmarès di cantautore un traguardo più allettante dell’altro. Figlio d’arte, sin dall’infanzia dialoga con la musica e gli strumenti del mestiere; prima della maggiore età impugnò la penna e iniziò a tradurre in melodie e parole le emozioni. Con il suo toccante singolo “Buona Vita” ha vinto il pass per la finale di Sanremo Rock dove si è aggiudicato il prestigioso Premio F.I.P.I. per la profondità del suo testo.

Cosa vorrebbe accadesse nell’opinione pubblica in merito l’argomento di “Buona Vita”?
«Credo che questa tematica debba essere messa sul piano dell’attenzione generale essendo una problematica reale che riguarda molti uomini separati».

Giugno è un mese che si porterà nel cuore, il mese della ri-partenza dopo un maggio che le ha regalato due importanti premi in pochi giorni. Che significato attribuisce ai due Premi?
«Il primo posto alle finali delle selezioni Lombardia del Sanremo Rock ha significato un piccolo passo e una attestazione in positivo di un re-start del mio progetto sospeso per tre anni a causa di motivi familiari e personali. In quel lasso di tempo ho scelto di dedicarmi esclusivamente a mia figlia mettendo la professione di musicista in un angolo. Il Premio F.I.P.I. (Federazione Internazionale Patrimonio Intellettuale), che di fatto mi darà diritto all’apertura della Festa Europea della Musica, aprendo il concerto (accompagnato dalla mia band) sul palco di Monza venerdì 21 Giugno, rappresenta motivo di orgoglio e riscatto in relazione alla tematica sociale che racconta il brano premiato. Il brano è “Buona Vita”, che sarà anche il primo dei due singoli che faranno da apripista all’album intero che uscirà alla fine di settembre 2019, composto da 12 tracce».

Perché ha scelto di tentare (e poi vincere) le selezioni in Lombardia per Sanremo Rock?
«
Per motivi lavorativi: sto frequentando molto il circuito milanese e registrando il mio nuovo album agli studi Hukapan di Elio e le Storie Tese. Infatti nel disco a cui sto lavorando ho il piacere e l’onore di avere, in tre brani, a featuring alle chitarre di Luca Davide Civaschi, in arte Cesareo».

Ha avuto il coraggio di parlare di aspetti molto personali sdoganando il pensiero comune che dimentica che anche gli uomini possono subire violenze. “Buona Vita” è sinonimo di terapia?
«Il tema affrontato in “Buona Vita” purtroppo riguarda molti uomini e padri separati, come me. Affronta gli aspetti difficoltosi e le brutture della fine di un rapporto e gli atteggiamenti ostativi delle ex-mogli nel triangolo padre-figlio-madre. Viviamo in un paese in cui si stabiliscono trattamenti e condizioni di separazione regolate da leggi vigenti dagli anni settanta e questo spesso a forte svantaggio di tutti gli uomini che spesso vivono situazioni di grandi difficoltà economiche nonché psicologiche, soprattutto in relazione ai rapporti con i propri figli. Ci tengo a precisare che quello che dico, circoscritto ad una esperienza assolutamente personale, non vuole essere un attacco generalizzato a tutte le donne e tantomeno volto a giustificare tutte quelle casistiche dove di fatto ci sono comportamenti esecrabili e ingiustificabili da parte degli uomini nei confronti delle donne e sui figli. Sto solo raccontando una storia (vera) che spero serva a tutti quegli uomini che si riconoscono in quello che sto dicendo, per sentirsi meno soli, abbandonati e in un certo qual modo rappresentati nelle loro difficoltà e nelle loro storie di vita. Anche questa è una delle funzioni della musica: non solo intrattenere e divertire ma anche raccontare e denunciare e, perché no?!, anche far riflettere che non tutto è come sembra, come appare. Sì certo, tutto il brano, in tutte le sue fasi, dalla scrittura alla realizzazione, può essere inteso anche come terapia. La musica ha la grande proprietà di sublimare ogni cosa attraverso il suo linguaggio e le sue varie forme espressive. Dà la possibilità a chi la realizza e a chi la riceve di trarre la quinta essenza dalla bellezza e dalle brutture del mondo e della vita. Per me è stata indispensabile e fedele compagna in tutti i momenti della mia esistenza».

Che significato personale attribuisce al rock?
«Il rock non è esclusivamente l’estetica della forma attraverso la quale si esprime la musica. Il rock è uno status che si manifesta nell’atteggiamento e nell’approccio alla musica, e si estende alla vita e alla realtà. È rock ciò che è duro, puro e vero espresso in modo diretto e in faccia. È un atteggiamento. Può sembrare paradossale ma anche Lennon che sussurra cantando Jealous Guy è rock, perché esprime diretto in faccia, parlando al cuore dell’interlocutore, mettendosi totalmente a nudo. Spesso si ha un’idea sbagliata pensando al rock: c’è chi crede che in un brano se non c’è una chitarra distorta e qualcuno che grida non si stia parlando di rock. Non è assolutamente vero».

Quali sono i suoi progetti work in progress?
«Nell’immediato futuro c’è la volontà di cercare di portare a casa soddisfazioni e riconoscimenti dalla kermesse del Sanremo Rock. Seguiranno la promozione del singolo Buona Vita, concerti su palchi importanti tutta l’estate e la parte finale dei lavori per terminare il nuovo disco per far sì che possa regalare, a chi mi segue, buona musica».

Quanto è importante il suo album in arrivo entro l’anno?
«Questo nuovo album per me è come uno scrigno. È un prodotto che taglia trasversalmente molti generi, tenendo sempre un atteggiamento rock perché duro, vero e puro in tutte le sue espressioni. Credo racconti bene chi sono ora tracciando storie, percorsi e pensieri nei quali penso e spero in molti possano ritrovarsi».

Quali collaborazioni che la inorgogliscono stanno prendendo forma?
«In questo disco, grazie al produttore Ettore Diliberto mi sto avvalendo di grandi e ottimi musicisti.  Persone splendide non solamente sul piano professionale e musicale ma anche umano, perché la musica è una cosa dell’uomo oltre che di tutte le altre creature, nonché della natura, della terra e dell’universo stesso. Nel disco ci saranno alcuni brani che mi vedranno affiancato da Cesareo, il chitarrista storico di Elio e le Storie Tese; da Giacomo Castellano, storico chitarrista di Gianna Nannini, Piero Pelù e tanti altri; e da Matt Becker, chitarrista americano che vive a Londra da più di 25 anni, il quale ha collaborato negli anni con mostri sacri come Elton John, Alice Cooper, Joe Cocker, Julian Lennon (il primogenito di John Lennon)».

Che emozioni sta vivendo durante le registrazioni?
«Con Ettore Diliberto stiamo realizzando questo disco in grande stile, vivendo anche esperienze di vita incredibili, come il fatto di missare e masterizzare i singoli agli storici studi di Abbey Road a Londra sotto la supervisione di Simon Gibson, ingegnere del suono da un curriculum straordinario per i lavori fatti e le sue collaborazioni. Questa è stata un’esperienza fantastica e incredibilmente emozionante. Trovarmi a lavorare i miei brani all’interno di un tempio sacro come gli Abbey Road Studios, dove gruppi come The Beatles, Pink Floyd, Queen hanno dato vita a tanta musica e in molti casi a capolavori con i quali io sono letteralmente cresciuto come persona e come musicista. Essere negli stessi luoghi attraversati da artisti di quel calibro ti fa sentire privilegiato per il solo fatto di essere lì».

Quando si rese conto che stava per dare una svolta al suo percorso da artista?
«A 20 anni. Sono sempre stato circondato dalla musica, ho suonato la batteria, la chitarra, il piano; ho avuto la triplice veste di compositore-cantante-batterista per alcune band locali; ho studiato due anni al Conservatorio Rossini di Pesaro; ho poi iniziato a dedicarmi ad una scrittura più cantautoriale piantando i semi del mio progetto personale musicale. Da ventenne incontrai Iskra Menarini, la storica vocalist di Lucio Dalla: da quel momento il mio percorso di formazione e di gavetta entrò in una dimensione musicale professionale ad alti livelli, avendo modo di confrontarmi direttamente, citandone uno su tanti, con Lucio Dalla».

Si reputa un artista fortunato?
«Sì. Dopo anni di collaborazioni, ritengo di essere fortunato ad aver incontrato e di lavorare con un produttore come Ettore Diliberto che io definisco un produttore con le tre C cioè competenza cuore e c….i. Oggi in un periodo dove si cerca di uniformare tutto e di conformare ogni espressione a quello che è ritenuto trend, in un periodo dove le idee scarseggiano e i produttori veri non esistono più, in un periodo per la musica molto particolare per cui spesso le scelte vengono fatte più all’insegna della forma che della sostanza, a discapito della qualità, noi stiamo andando contro tendenza, lavorando all’insegna del ben fatto oggettivo, aldilà della questione per cui è chiaro che non si può piacere a tutti».

Quali i prossimi appuntamenti?
«A Monza, venerdì 21 giugno, aprirò la Festa Europea della Musica a Monza. Aprirò anche un concerto al Monferrato On Stage in programma da fine giugno a settembre. Il 28 Giugno sarò a Jesi al Roy Rebel Festival, un festival musicale organizzato dal mio main sponsor che tanto mi supportando per la realizzazione del mio progetto credendo in me. Nell’occasione ci saranno come ospiti, sul palco insieme a me e alla mia band, anche Cesareo di Elio e le Storie Tese e Giacomo Castellano, chitarrista storico di Gianna Nannini e di Piero Pelù oltre che il produttore Ettore Diliberto fondatore delle Custodie Cautelari. Questi ospiti si alterneranno con me sul palco per tutto il concerto, durante il quale oltre che a presentare classici del rock, ci sarà anche un’anteprima di alcuni brani del nuovo album in lavorazione».