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Mi racconto

Tra la vita ante e post coronavirus, tra homo sapiens ed eroi

Il cambiamento, inevitabile, è e sarà enorme, nei ricordi rimarrà sempre un “prima” e un “dopo” la pandemia. Resta da stabilire la durata di m.C. (mentre Coronavirus). Speriamo, almeno, non sia lunga 33 anni!

Foto di Alessandro Tarabelli

MONDOLFO- Gli storici han già pensato ad un nuovo sistema di datazione temporale nel cui centro viene posta, ora, la “nascita” del coronavirus. Non si arrabbi nessuno, perciò, se le epoche storiche saranno suddivise, d’ora in avanti, in a.C. (avanti Coronavirus) e d.C. (dopo Coronavirus). Il cambiamento, inevitabile, è e sarà enorme, nei ricordi rimarrà sempre un “prima” e un “dopo” la pandemia. Resta da stabilire la durata di m.C. (mentre Coronavirus). Speriamo, almeno, non sia lunga 33 anni!

Ma andiamo con ordine. Tutto ebbe inizio con un decreto (l’11 marzo o forse prima o forse dopo. Mannaggia, dimentico i giorni…sarà un effetto collaterale dell’isolamento?) a conferma dello stravolgimento in corso. Immediatamente, per uno come me abituato al girovagare lavorativo tra l’Adriatico e il Tirreno, quel “IO RESTO A CASA” apparve come una sorta di condanna per ogni colpa, anche se onestamente non so bene quale (ma esiste qualcuno che non ne ha?).

Comunque mi adeguai e in ottemperanza alla normativa iniziai a sostare nella mia abitazione.

Alla sofferenza iniziale di un così pesante obbligo, si sostituì quel desiderio di “fare qualcosa pur di passare la giornata”. Qui mi vennero in soccorso gli studi universitari in Biologia, non prima di aver pianificato lo “smart work” (ho appreso essere “lavoro intelligente o agile”, mah!).

In questo periodo m.C., oltre al lavoro che riesco a svolgere standomene comodamente (?) seduto sul divano, ho ripreso a leggere i vecchi testi universitari di Virologia, di Microbiologia e di Evoluzione Batterica.

Ho ripassato vecchie conoscenze e divorato nozioni nuove in quanto “non si finisce mai di imparare”. Ciò che sembrava un passatempo è diventato una necessità. Necessità di comprendere dati che, puntuali in orario pre-serale, piombano sul televisore. Nel mio infinitamente piccolo, ho cercato di combattere l’infodemia (ovvero “la circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza….per la difficoltà di individuare fonti affidabili”) al suono rombante di: “questa è una fake news proveniente da fonte inattendibile!”. Ovviamente, gli accesi dibattiti non sono mancati. Devo, però, ammettere di aver abdicato, non tanto per manifesta mia inferiorità ma per lesa maestà, sfiancato da una moltitudine di “infodemizzati” (l’Accademia della Crusca perdonerà questo neologismo, spero). “Ci rinuncio!”, mi sono detto. Qualche buona lettura addolcirà il mio sdegno e della battaglia quotidiana non rimane traccia nel mio sonno.

Ho adibito, quasi subito, un piccolo ripostiglio casalingo a studio di registrazione o almeno così mi piace pensarlo, anche se parliamo solamente di un cavalletto sul quale ripongo la chitarra e di un tablet con le canzoni che provo in stile karaoke! Mi esercito, coi vocalizzi e le note, con risultati alterni. I vicini non si lamentano (saranno intimoriti dal mio prodigioso canto?) perciò posso atteggiarmi a rockstar e proseguire incurante!

Poi la realtà mi inchioda… è lo sguardo della mia fidanzata, Federica, che rientra a casa nostra dal turno di lavoro al supermercato. Dà il giusto peso ai miei dispiaceri, anche se io dentro li sento come una disfatta dell’Homo sapiens riflettendo, in aggiunta, sul perché la nostra specie si sia deliberatamente appiccicata addosso un appellativo tanto ingombrante. Ma lei non ci pensa, no! Lei vuol sapere, vuole confrontarsi, vuol conoscere di più su questo virus. Mi chiede come agisce, quali sono i sintomi della malattia, se davvero è presente in tutto il mondo, se esiste una cura o qualcosa di simile, se sono a rischio i suoi cari, se le mascherine funzionano, se lei e le sue colleghe corrono reale pericolo ma soprattutto quando finirà. Non è che io abbia molte risposte a tante sue domande, purtroppo….

I suoi timori rafforzano la convinzione sulla FORTUNA che ho nel poter stare sul divano, al contrario di lei che deve andare al lavoro (forse ci vorrebbe un #iovadoallavoro, ma questa è un’altra storia…) a combattere contro la maleducazione e la mancanza di rispetto sia delle norme sia della convivenza civile, in un clima che ha esasperato e logorato ogni animo.

I veri eroi di questa pandemia sono medici, infermieri e tutto il personale sanitario ma sono anche coloro che, come Federica, vanno al lavoro per non farci mai mancare nulla (o quasi…oggi è più facile trovare un ago nel pagliaio che il lievito di birra fresco al market!).

Pensandoci, anche io sono un eroe, ma in miniatura o forse un aiutante di eroi, e con me chiunque resta a casa perché sta proteggendo la collettività, senza distinzioni di sesso, età, credo religioso, idee politiche o altro….Tutti indistintamente!

E allora, certamente, torneremo ad abbracciarci!

… ma chissà come sarà nell’epoca d.C. …