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Macerata

Violenza sulle donne in crescita anche nel Maceratese. Oltre 200 richieste di aiuto

Sono donne per lo più italiane e con figli quelle che si rivolgono ai centri antiviolenza della provincia. «Sensibilizzazione e formazione nelle scuole restano armi di prevenzione»

people, helpline and domestic violence concept - close up of unhappy woman crying and calling on smartphone

MACERATA – Crescono le richieste di aiuto da parte delle donne vittime di violenza. Fino al 16 novembre scorso, infatti, sono state 209 le donne che si sono rivolte a uno dei centri antiviolenza della provincia (gli sportelli sono a Macerata, Castelraimondo, San Ginesio, Porto Recanati e Civitanova) e 144 le prese in carico (chi fa più di un colloquio o intraprende un percorso), contro i 185 contatti e le 135 prese in carico registrate in tutto il 2020. Alle richieste di aiuto, però, ancora troppo poche sono le denunce che seguono, se pensiamo che nel 2021 sono state appena 22 a Macerata e 15 a Civitanova.

«Il 50% delle donne che si rivolgono ai nostri sportelli ha dai 41 a 50 anni, anche se sono in aumento quelle nella fascia di età dai 18 ai 30 – spiega Elisa Giusti, coordinatrice del Cav “Sos Donna”, gestito dalla cooperativa “Il Faro” ma la cui titolarità è dell’ATS 15 di Macerata -, la maggior parte sono italiane e arrivano principalmente da Macerata, Civitanova, Tolentino, Potenza Picena e Porto Potenza, Pollenza, Corridonia, San Severino, Morrovalle e Monte San Giusto, mentre le straniere vengono in maggioranza da paesi quali: Albania, Romania, Marocco, Nigeria. Le donne sono per lo più con figli e occupate, ma con lavori precari o irregolari e il periodo pandemico ha messo a nudo le disparità economiche tra uomini e donne e, se quest’ultime sono donne vittime di violenza, aumenta la difficoltà di trovare lavoro».

E il maltrattante è ancora un uomo che non ha particolari problemi o difficoltà, ma che non riesce a sopportare un rifiuto o un abbandono. «Diverse donne a causa delle violenza che subiscono hanno difficoltà di ordine psicologico, come sintomi di ipervigilanza con permanente sensazione di pericolo, cambiamenti bruschi d’umore, irritabilità, disturbi del sonno, difficoltà a prendere sonno, frammentazione del sonno, insonnia terminale, sonno leggero; incubi o ricordi legati al trauma; senso d’impotenza e poca stima di sé che si riflettono anche sul ruolo materno – continua Elisa Giusti -. Oltre a questi ci possono essere problemi fisici come lesioni a seni, addome, torace e zona genitale, lacerazioni anali o vaginali, gravidanze non desiderate e aborti, disturbi dell’alimentazione o del sonno, contusioni e lividi, mancanza di concentrazione, mal di testa cronico, palpitazioni, vertigini e problemi di carattere personale e sociale che portano a isolamento sociale e familiare, perdita di relazioni significative, perdita del lavoro, perdita della casa e del livello di vita precedente, assenze o abbandono del lavoro se connesso alla violenza, impossibilità di continuare ad usare mezzi pubblici, di rimanere nella stessa casa per il ricordo o paura di rappresaglie e difficoltà a mantenere una relazione con un nuovo partner».

Per fermare tutto questo resta ancora fondamentale la formazione, a partire dalle scuole e l’informazione, perché le donne devono sapere di non essere sole nell’affrontare un percorso di denuncia e rinascita. «La violenza di genere è un problema culturale e strutturale della nostra società e da lì dobbiamo sempre partire – conclude Giusti -. Sensibilizzazione, educazione nelle scuole e formazione specifica per tutti i professionisti che si trovano a prendere decisioni, in special modo i magistrati, restano fondamentali, altrimenti ogni anno contiamo sempre lo stesso numero di femminicidi in Italia. Senza considerare quanto costa in termini di spesa pubblica la violenza di genere al nostro Paese». Per chiedere aiuto il numero da fare è il 1522, per contattare uno dei centri di Macerata, invece, si può contattare il numero 0733/1990133.