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Macerata

Unione montana di Camerino, nessun ingresso fino al 2025. Carancini: «Legge ad personam per tenere fuori alcuni Comuni»

Duro affondo del consigliere Dem sulla proposta approvata dal consiglio regionale che sbarra la strada ai Comuni di Monte Cavallo, Valfornace e Castelsantangelo

Il consigliere regionale del Pd Romani Carancini

CAMERINO- Nessun ingresso di nuovi Comuni nell’Unione montana di Camerino fino al 2025. Lo ha stabilito il consiglio regionale approvando, nella seduta “fiume” dell’altra notte, la legge 91 che modifica la 35 del 2013. Una scelta politica che ha mandato su tutte le furie il consigliere del Pd, Romano Carancini, che parla di «killeraggio politico a danno di alcuni Comuni e, soprattutto, delle popolazioni». La legge regionale 35 del 2013, infatti, aveva istituito le Unioni montane, di fatto trasformando quelle che fino a poco prima erano le Comunità montane. L’adesione inizialmente era volontaria, con la facoltà per i Comuni di poter fare richiesta successivamente, tanto che Castelsantangelo l’ha presentata nel 2018, mentre Monte Cavallo e Valfornace nel 2019. Domande che ancora non erano state accolte e che ora non potranno più esserlo, fino al 2025.

La nuova legge approvata in Regione, infatti, stabilisce che chi non è entrato nell’Unione montana di Camerino al momento della costituzione (di fatto avviata dal primo gennaio 2015), non potrà entrarvi per dieci anni, quindi, non prima del 2025. «Le destre di governo delle Marche, con in testa il presidente Francesco Acquaroli, hanno sentito l’urgenza di approvare una legge con la quale di fatto si puniscono alcuni Comuni costringendoli a restare fuori dall’Unione Montana – incalza Carancini -. Tutte le pietre della montagna sanno che in quella terra c’è una guerra tra due cordate, incarnate dalla politica. Io non entro e non ho interesse a entrare nel merito della ragione e del torto di queste fazioni o delle vicende personali. Non è tuttavia tollerabile che chi ha responsabilità legislative si presti ad essere attore e strumento di “killeraggio politico” – con mandanti ed esecutori – a danno non dei singoli “sindaci soccombenti” quanto piuttosto della legalità e soprattutto delle popolazioni di quei tre comuni, prima inginocchiate dal terremoto e ora anche oltraggiate dalla più alta istituzione regionale. In questo passaggio il presidente Acquaroli, invece di contribuire a porre fine a questa incomprensibile guerra, si mette al fianco di una delle due parti e, come un direttore d’orchestra, con primo violino il consigliere Renzo Marinelli, decide le nefaste sorti di un pezzo di quel territorio».

Carancini parla di una «legge ad personam approvata a notte fonda e “orchestrata” con il chiaro intento di tenere fuori dall’Unione montana specifici sindaci e di conseguenza alcune comunità di montagna che non avranno le stesse opportunità delle altre, miete non solo le vittime “prescelte” ma anche altri comuni, come ad esempio Visso e Bolognola che non potranno entrare per i prossimi anni».

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