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Macerata

Macerata, trova un Gps nell’auto e denuncia l’ex per stalking. 43enne a processo

Imputato un maceratese con cui la donna aveva avuto in passato una relazione durata circa due anni. La difesa: «L’auto era stata venduta più volte, non si sa né quando né chi abbia messo quel dispositivo. Tra l’altro circa un mese prima la macchina era stata rubata per poi essere abbandonata»

Il tribunale di Macerata

MACERATA – L’auto va in panne, la proprietaria la porta dal meccanico e scopre sia che nell’abitacolo c’è un Gps sia che nell’olio era stata versata della sabbia. Scatta la denuncia nei confronti dell’ex. È nata così la vicenda giudiziaria approdata dinanzi al giudice del Tribunale di Macerata, Daniela Bellesi, che vede un 43enne maceratese imputato di stalking e intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche.
Il legale della difesa, Andrea Rossolini del foro di Ancona rigetta gli addebiti: «L’auto era stata venduta più volte, non si sa né quando né chi abbia messo quel dispositivo. Tra l’altro circa un mese prima la macchina era stata rubata per poi essere abbandonata».

L’avvocato Andrea Rossolini

I fatti contestati al maceratese sarebbero avvenuti nell’estate del 2020, da luglio a settembre. Secondo la ricostruzione accusatoria, dopo la fine della loro relazione durata circa due anni tra alti e bassi, l’ex compagno avrebbe iniziato a perseguitare la donna con chiamate continue e appostamenti sotto casa sai di lei sia della sorella della donna. Per l’accusa il 43enne avrebbe anche posizionato un Gps all’interno dell’abitacolo dell’auto di lei e si sarebbe appropriato del codice Qr Whatsapp della ex compagna per controllarla.

Questa mattina in aula è stato sentito come testimone un poliziotto della Squadra Mobile che aveva ricevuto la querela della donna, parte civile con l’avvocato Egle Asciutti. Da quanto emerso l’apparecchio trovato all’interno dell’auto aveva molteplici utilizzi, il dispositivo era dotato di un microfono, per cui oltre alla localizzazione del mezzo, consentiva anche di ascoltare le conversazioni che avvenivano all’interno dell’auto. Non solo, l’apparecchio potrebbe essere anche utilizzato dalle case madri delle auto per offrire un servizio di assistenza agli automobilisti.

Secondo la difesa, dagli accertamenti eseguiti nel corso delle indagini non è possibile stabilire né chi abbia messo quel dispositivo nel mezzo, né quando né tantomeno se quel dispositivo sia stato mai utilizzato. Oltretutto l’auto circa un mese prima era stata manomessa, rubata e poi abbandonata. Dopo la testimonianza del poliziotto l’udienza è stata rinviata al 16 febbraio per sentire altri tre agenti.