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Macerata

Macerata, una targa per ricordare Pamela Mastropietro

A tre anni dalla morte della 18enne romana, uccisa il 30 gennaio 2018 in un appartamento di via Spalato, l'amministrazione comunale ha deciso di lasciare un segno in città

MACERATA – Una targa per ricordare Pamela Mastropietro. A tre anni dalla morte della 18enne romana, uccisa il 30 gennaio 2018 in un appartamento di via Spalato, l’amministrazione comunale ha deciso installare una targa ai giardini Diaz, accanto a una panchina che è stata appositamente riqualificata. Proprio ai giardini Diaz la ragazza, scappata dalla cooperativa Pars di Corridonia, incontrò Innocent Oseghale che la portò nella sua mansarda all’interno del condominio di via Spalato. Il nigeriano è stato poi condannato, anche in appello, all’ergastolo per aver violentato, ucciso e fatto a pezzi la 18enne.

Innocent Oseghale
Innocent Oseghale

La targa sarà scoperta oggi (sabato 30 gennaio) con una cerimonia a cui parteciperanno il sindaco Sandro Parcaroli e la Giunta, il vescovo Nazzareno Marconi e le autorità. C’è attesa anche per il possibile arrivo dei familiari che ancora non è stato comunicato, perché anche a Roma sono in programma delle celebrazioni per ricordare la ragazza. La scelta di collocare la targa ai giardini non è stata casuale, come spiega l’amministrazione, ma «per ricordare la giovane Mastropietro in un luogo che, cercando di oltrepassare la sofferenza della tragedia, possa celebrare la giovinezza e la memoria della 18enne».

Un’iniziativa condivisa con la famiglia della ragazza che, però, non deve essere fine a se stessa «ma un monito, per ricordare sempre il pericolo della droga, di chi la spaccia, approfittandosi spesso delle fragilità altrui,di chi a volte glielo permette di fare e, naturalmente, della violenza inaudita, demoniaca, che è stata perpetrata su questa giovanissima ragazza – scrivono i familiari in un post su Facebook -. Non basta solo condannare lo spaccio e stigmatizzare la tossicodipendenza, ma occorre riflettere anche sul come e sul dove le persone sottratte a questo pericolo vengono poi inserite: ossia, sulle strutture di recupero, chiamate sì all’impegnativo compito di aiutare costoro a curarsi, ma aiutate in maniera cospicua dallo Stato, attraverso finanziamenti che, in quanto pubblici, derivano dai sacrifici di ognuno di noi. Sui cui risultati, quindi, tutti dovremmo poter essere informati. E’ tempo che si rifletta su ciò che, eventualmente, non abbia funzionato, perché si migliori. Altrimenti, questo tragico e complesso accadimento non sarà servito a nulla, se non a mettere in carcere (risultato importante, per carità) un pericolosissimo criminale. Se tutto ciò accadrà, allora quella strada, quella via, quella piazza o quello che sia avranno avuto davvero un senso».