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Macerata

Sisma, sindaci delle Marche sul piede di guerra dopo la riunione dell’Anci: «Cosa ci andiamo a fare a Roma?»

La metà dei rappresentati dei comuni terremotati non ha partecipato all'incontro in Capitale. «Inutile ripetere sempre le stesse cose se poi non veniamo ascoltati»

Caldarola

ROMA – La metà dei comuni inseriti nel cratere sismico non ha partecipato alla riunione indetta dall’Anci Marche di mercoledì 15 gennaio, svoltasi a Roma.

Tra questi ci sono Luca Giuseppetti, sindaco di Caldarola; Mauro Falcucci, primo cittadino di Castelsantangelo sul Nera; Pietro Cecoli di Monte Cavallo; Mario Baroni sindaco di Muccia; Emiliano Nardi, primo cittadino di Serravalle di Chienti e Massimo Citracca di Valfornace.
I sei sindaci maceratesi avevano comunicato il giorno precedente alla riunione nella Capitale la loro assenza in quanto ritenevano l’incontro «tardivo, insignificante e dal tono pre-elettorale. Tardivo perché iniziative collettive andavano fatte molto prima e, anziché essere convocate a mezzo e-mail, dovevano essere preventivamente concertate con incontri “veri” tra tutti i sindaci coinvolti – spiegavano i primi cittadini -. Insignificante perché Anci nazionale e regionale, le Regioni e alcuni sindaci sono stati auditi dalle Commissioni parlamentari di Camera e Senato prima delle trasformazioni in legge dei decreti e fiumi di inchiostro in testi di revisioni elaborati dalla stessa Anci, dalle Regioni e dai sindaci sono rimasti totalmente inascoltati».

I primi cittadini hanno anche avvisato che riconsegneranno le loro fasce tricolore al presidente del Consiglio in quanto non vogliono essere «correi della totale incapacità della politica per le oggettive e insufficienti misure approvate per la ricostruzione con il conseguente abbandono della montagna da parte della popolazione».

«Oramai siamo diventati super ripetitivi – spiega il sindaco di Muccia Mario Baroni -. Non siamo andati a Roma perché ripetere cose che sanno tutti non ha più senso: se uno non vuole recepire è inutile confrontarsi. C’è la necessità di cambiare strategia e torniamo quindi al solito discorso dei comuni che fanno parte del cratere o meno. Muccia è il primo paese della Regione Marche con la popolazione sfollata (78,57%). Non è più accettabile che chi ha solo il 2% deve essere trattato nel nostro stesso modo: se queste persone vogliono che questo sistema vada avanti così io non ci sto».

«Se devo ringraziare qualcuno è solo la Fondazione Andrea Bocelli che ha permesso al paese di poter avere di nuovo la sua scuola – continua Baroni -. Conte, nel discorso di fine anno, non ha nemmeno nominato i terremotati: cosa ci andiamo a fare a Roma? Piuttosto preferisco rimanere con i miei cittadini perché qui non si prendono in giro solo i sindaci, ma tutti i residenti della montagna».

Dello stesso avviso il sindaco di Caldarola Luca Giuseppetti che sottolinea l’estraneità del presidente dell’Anci Marche Maurizio Mangialardi dalla questione. «Lui per me è un amico e non ne faccio una questione personale – ha precisato il primo cittadino -. Chi deve invece darci delle risposte in questi anni non ha fatto nulla. Noi sindaci siamo tutti in prima linea, ogni giorno e ogni mattina, ma nessuno ci dà poteri o condivide e accetta le nostre richieste. Sono tre anni che continuiamo a parlare ma qui nessuno ci ascolta quindi ha poco senso partecipare agli incontri».

«Non serve a nulla continuare ad andare a Roma se ci dicono sempre le stesse cose ma queste poi non si risolvono – il commento del primo cittadino di Castelsantangelo sul Nera Mauro Falcucci -. Quello che è successo con il decreto sisma è stata una passerella politica che ha risolto ben poco nonostante il premier Conte fosse venuto proprio qui qualche giorno prima. La montagna ha bisogno di fatti e di agevolazioni; dell’esenzione delle tasse per far tornare a vivere la gente qui. Altrimenti, se non interessa a chi governa far ripartire questi luoghi, che ce lo dicano in modo chiaro in nome della dignità dei tanti cittadini, soprattutto anziani, che in questi lunghi tre anni hanno continuato a resistere. Non tutti i comuni hanno le stesse inagibilità; che arrivino delle norme chiare che siano in grado di diversificare i territori secondo i rispettivi danni».