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Macerata

Asilo nido solo per un bambino su quattro nelle Marche: ecco il report della Cgil

Questo quanto emerso dagli ultimi dati Istat. Inoltre, la quota pagata dalle famiglie per le strutture è mediamente di 1.662 euro a minore. Il punto in un incontro a Macerata dal titolo “La povertà educativa e la prospettiva Zerosei”

Un momento dell'incontro al Polo Bertelli a Macerata

MACERATA – Asilo nido nelle Marche solo per un bambino su quattro. Se ne è discusso ieri (martedì 28) a Macerata, durante un convegno promosso da Flc Cgil Marche, Fp Cgil Marche, Cgil Marche, Proteo fare sapere, Institute Itard Center e con il patrocinio del comune di Macerata. I relatori, nell’Aula Magna del Dipartimento di scienze della Formazione, dei Beni culturali e del Turismo, hanno fatto il punto su scuole dell’infanzia, asili nido e servizi educativi nelle Marche.

Hanno preso parte all’incontro, dal titolo “La povertà educativa e la prospettiva Zerosei”, Ivan Di Pierro, segretario della FLC CGIL Macerata; l’Ispettore Tecnico Giancarlo Cerini; il professor Piero Crispiani e la professoressa Paola Nicolini dell’Univerità di Macerata; l’assessore alla cultura del capoluogo Stefania Monteverde; la docente di scuola dell’infanzia Francesca Rosini e la collaboratrice di Save the Children Rebecca Marconi. I lavori, coordinati dalla Segretaria della CGIL Marche Daniela Barbaresi, sono stati introdotti da Matteo Pintucci, Segretario FP CGIL Marche e conclusi da Giuseppe Massafra, Segretario Nazionale della CGIL.

QUALCHE NUMERO – La fotografia scattata dagli ultimi dati Istat evidenzia come a fronte dei 34.755 bambini di età compresa tra gli 0 e i 2 anni, ci siano solo 8.793 posti disponibili in asili nido, micro nidi o sezioni primavera (siano essi pubblici o privati). Dunque solo a un bambino su quattro, nel 2018, viene garantito il diritto di frequentare un asilo nido. L’investimento sull’infanzia, hanno concordato tutti i relatori, rappresenta un investimento sul futuro che è in grado di facilitare la ripresa dei tassi di natalità contrastando allo stesso tempo la povertà.

«Ciò significa che solo il 25,3% può usufruirne mentre ben 25.962 bambini e bambine sono esclusi dal circuito dei nidi» hanno osservato Daniela Barbaresi, Lilli Gargamelli e Matteo Pintucci, rispettivamente Segretari generali della CGIL Marche, della FLC e della FP Marche.

Il tavolo dei relatori

La Marche inoltre si pongono, fra le regioni dell’Italia centrale, come fanalino di coda. «Una situazione che riempie di amarezza soprattutto se si pensa che, in passato, la regione si era dotata di una delle normative più innovative a livello nazionale come la Legge 9/2003 – continuano i rappresentanti sindacali -. Uno scenario preoccupante perché gli asili nido rappresentano una fondamentale occasione educativa e di socialità ed è per questo che devono essere garantiti a tutti».

Ai dati sui nidi marchigiani si aggiungono poi 801 posti nei servizi integrativi per la prima infanzia (spazio gioco, servizio in contesto domiciliare, centro bambini genitori) che portano l’offerta complessiva a 9.594 posti (27,7% dei bambini con 0-2 anni); un dato comunque insufficiente rispetto al potenziale bacino di utenza e ben al di sotto di quel 33% che l’Unione Europea si era data come obiettivo da raggiungere entro il 2010.

Complessivamente, nelle Marche, l’Istat ha censito 376 servizi socio-educativi per la prima infanzia di cui 180 a titolarità pubblica e 196 a titolarità privata, con il pubblico che garantisce 5.945 posti (pari al 62,0% del totale) e il privato 3.649 (38,0%).

Sul tavolo del confronto anche la situazione relativa al costo delle strutture. Seconde solo al Veneto infatti, le Marche sono la regione con la più alta percentuale di compartecipazione ai costi richiesta agli utenti a livello nazionale, pari al 25,9% della spesa complessiva. Ciò è dovuto soprattutto ai bassi livelli di spesa media per utente a carico dei comuni: 4.354 euro per utente, ben al di sotto dei 6.542 euro medi a livello nazionale o anche ai 6.306 euro dell’Umbria o ai 5.385 euro della Toscana.

La quota pagata dalle famiglie per l’asilo nido è mediamente di 1.662 euro a bambino, sostanzialmente in linea con la media delle altre regioni del Centro ma superiore alla media nazionale. A questo c’è da aggiungere però il peggioramento delle condizioni economiche e lavorative delle famiglie che causa una insostenibilità nel pagamento delle rette stesse.

«È importante che il Governo abbia posto il tema degli asili nido come prioritario: ora però occorre concretamente garantire le risorse necessarie all’ampliamento dell’offerta pubblica e all’assunzione di nuovo personale e al rinnovo del Contratto nazionale di lavoro – continuano Barbaresi, Gargamelli e Pintucci -. Il personale, e in particolare le educatrici, sono il fulcro della qualità del nostro sistema educativo e le loro competenze e professionalità devono tornare ad essere centrali, per questo la FP CGIL ha lanciato la campagna #ChiedoAsilo».

Un momento dell’incontro

«Dal 2017 inoltre è stato istituito il sistema integrato di educazione e istruzione 0-6 anni proprio allo scopo di garantire la continuità del percorso educativo e scolastico dalla nascita fino ai sei anni di età – hanno concluso i rappresentanti sindacali -. Ora però è necessario trasformare questo servizio nel diritto di ogni bambino e bambina di accedere a percorsi educativi di qualità capaci di contrastare i gap culturali e sociali che influenzano negativamente i processi di inclusione scolastica e sociale. Dunque, asilo nido come diritto dei bambini e delle bambine, come la scuola dell’infanzia che ha rafforzato il proprio ruolo di primo segmento del sistema d’istruzione attraverso l’istituzione generalizzata negli Istituti comprensivi».

Presentato, nel corso del convegno, anche il progetto messo in campo da Save The Children in collaborazione con l’Università degli Studi di Macerata, il Centro per la Salute del Bambino di Trieste, l’Istituto degli Innocenti di Firenze e l’Azienda speciale Servizi Bassa Reggiana. Si tratta di un’indagine pilota, effettuata in dieci città e province italiane, volta ad analizzare l’insorgere e il cristallizzarsi delle disuguaglianze nell’acquisizione delle capacità e delle competenze educative, prima dell’entrata nella scuola dell’infanzia.

I risultati dell’indagine hanno confermato che le disuguaglianze si sviluppano già dai primissimi anni di vita e le vittime più deboli sono i bambini che provengono da contesti socio-economici svantaggiati. Anche le donne sono vittime della povertà educativa dei loro figli, come evidenziato dal report di Save The Children, dato che non possono fare affidamento su servizi ottimali per costruire il loro ruolo di madri e madri-lavoratrici. Per contrastare la trasmissione intergenerazionale dello svantaggio educativo e favorire così la crescita sociale ed economica dell’intero paese, sono necessarie politiche di welfare coraggiose e attente alla promozione del diritto alla salute, all’educazione, alla protezione sociale del bambino e al sostegno alla genitorialità.