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Macerata

Rose per ricordare Pamela. La mamma: «Dio ti ha scelto come testimone angelico»

A due anni esatti dalla morte della 18enne romana, una cerimonia in via Spalato a Macerata, davanti alla palazzina dove fu uccisa da Innocent Oseghale

L'installazione davanti alla palazzina di via Spalato a Macerata dove fu uccisa Pamela Mastropietro

MACERATA – Diciotto rose bianche per Pamela Mastropietro. E poi altrettanti fiori colorati per l’istallazione posizionata davanti alla palazzina di via Spalato in cui la 18enne romana fu uccisa, esattamente due anni fa, da Innocent Oseghale, condannato all’ergastolo lo scorso 29 maggio. Questa mattina, giovedì 30 gennaio, la cerimonia alla presenza delle istituzioni civili e militari e del vescovo di Macerata Nazzareno Marconi.

«Inseriremo nell’anima di questi 18 fiori stilizzati le rose che abbiamo in mano – ha spiegato il primo cittadino Romano Carancini -. Parto dal tempo e dalla memoria. Ecco proprio perché il tempo sedimenta la memoria che vogliamo rimanga sempre viva. Questa la premessa che ci aiuta in questo giorno così particolare per ricordare Pamela Mastropietro. Mi piace ricordare anche gli altri segni che Macerata ha lasciato nel tempo e nella memoria. Il 18 febbraio del 2018, quando una città intera scese in strada per testimoniare contro la violenza e combatterla in ogni sua forma, quella di genere o quella originata dal colore della pelle delle persone. E poi il 19 febbraio del 2019 quando, per la prima volta, Pamela venne commemorata in consiglio comunale. E oggi vogliamo lasciare un terzo segno. Semplice, colorato, coerente con questo luogo».

«Il fiore è una bellissima espressione sia che lo si doni sia che lo si riceva ma anche per chi lo osserva dall’esterno – ha continuato il sindaco -. Poi una frase ‘siamo nati e non moriremo mai’ (iscritta in uno dei 18 fiori stilizzati che rappresentano gli anni di Pamela, ndr.). Una bellissima frase, una dedica appropriata, giusta ed equilibrata che inneggia alla vita. La firma è quella di Macerata e non di una istituzione ma di tutta la città.

Abbiamo voluto dare un’impronta a questa storia: un inno alla vita contro la sconfitta della vita che purtroppo abbiamo vissuto due anni fa. Una frase che non richiama solo i sentimenti religiosi ma che richiama anche la vita della memoria delle persone, quelle laiche e quelle credenti. Vorremmo che questo fosse un luogo di speranza per i bambino o i nonni che venendo in questo spazio verde possano raccontare la gioia. Un ringraziamento all’assessore Marco Caldarelli che ci ha aiutato a scegliere la frase e a Emilio Antinori che ha ideato e pensato questa installazione. Grazie anche a Giuseppe Marcelletti, proprietario del giardino e al consigliere Andrea Marchiori».

Il vescovo Nazzareno Marconi ha poi ricordato la «comunità che ha vissuto questo tempo nella preghiera senza voler scendere in una logica di polemiche. I cristiani cercano di tirare fuori il bene anche dal male. Da questo grande male è cresciuta una più chiara coscienza nel bisogno di difendere i deboli che sono il segno di una vita fragile ma bellissima. Perché ogni vita va difesa».

Dopo “l’eterno riposo” Sua Eccellenza ha benedetto l’installazione e il presidente del consiglio comunale di Macerata Luciano Pantanetti ha parlato del «rispetto della vita dal quale non si può prescindere».

Il primo cittadino Romano Carancini

Infine, tramite la persona del sindaco Carancini, il ringraziamento di Alessandra Verni, mamma di Pamela. «Accetto con fiducia e fede la volontà del Signore perché i suoi piani sono gloriosi, perché con il tuo martirio, amore mio, Dio ti ha scelto come esempio e come testimone angelico di una verità eterna più grande di noi. A voi tutti maceratesi vi ringrazio. Per chi è stato e continua a starci vicino, a chi con il cuore ha sentito, da questa tragica morte, mia figlia Pamela come fosse la sua, a chi non dimenticherà, a chi la ricorderà… nelle Chiese, nelle preghiere, nelle famiglie, in tutti quei luoghi dove l’animo umano può arrivare. Vi ringrazio di cuore per il bel gesto che avete voluto oggi porgerle. Con l’accortezza di tenere sempre vivo il suo ricordo. Perché nessuno può e deve morire così per mano di altre persone da me ritenute demoniache. Curate questo luogo come fosse il vostro così che siate anche voi esempio per i giovani e per il rispetto. Grazie ancora».