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Macerata

Castelsantangelo, così rinasce la chiesa di Madonna della Cona

L'architetto Luca Maria Cristini racconta i lavori per ricostruire la struttura distrutta dal sisma del 2016. «Si tratta di un lavoro approfondito per mantenere la chiesa nel suo aspetto originario»

CASTELSANTANGELO SUL NERA – È un piccolo gioiellino nel cuore dei Sibillini che ha raccolto su di sé gran parte dei segni della devastazione che il terremoto del 2016 ha portato nel Maceratese. Ma ora la chiesetta di Madonna della Cona a Castelsantangelo sul Nera sta tornando “a vivere” grazie a certosino lavoro di ricostruzione. Su spinta delle sezioni Cai (Club alpino italiano) di Macerata, San Severino e Camerino, nel corso del stagione 2018 del Macerata Opera Festival, infatti, era stata promossa una raccolta di fondi per la chiesa. Su proposta dell’allora sindaco di Macerata Romano Carancini, l’assemblea dei Comuni soci del Cosmari aveva deciso di intervenire, finanziando con 125mila euro il progetto. Un’opera di restauro con parziale recupero e risanamento conservativo della chiesa a cura dell’architetto Luca Maria Cristini, dell’ingegnere Romualdo Mattioni e del geologo Fabio Facciaroni, che hanno prestato gratuitamente la loro professionalità.

«Si tratta di un lavoro approfondito per mantenere la chiesa nel suo aspetto originario – spiega l’architetto Cristini -. Il lato longitudinale destro era talmente fuoripiombo che abbiamo dovuto smontare tutto e creare una nuova fondazione per rifare il muro. Terminato anche l’arco di accesso, il prossimo passo sarà quello di rifare la volta in muratura, crollata sotto l’azione del sisma. Il materiale non era più recuperabile perché tutto frantumato e perché costruire oggi una volta con pietre piccole e di dimensione irregolare non è più ammesso dalla normativa. Per cui andremo a costruire una volta di mattoni un pochino più leggera della precedente, anche per andare a diminuire le azioni nocive, visto che siamo a poche centinaia di metri dalla faglia di ottobre 2016».

Madonna della Cona, completata la ricostruzione dell’arco di accesso

La chiesa, però, verrà ricostruita per il 90 per cento con i materiali originari, anche nelle parti lignee. «Gli elementi lignei di recupero (portone, telai delle finestre, architravi) saranno trattati con procedimento antitarlo, riparati e integrati con tasselli ed elementi nuovi di essenza analoga e rimessi in opera – spiega ancora l’architetto Cristini -. Gli elementi metallici di recupero (croce, inferriate delle finestrine, scritta in ferro battuto) saranno, riparati e integrati con elementi nuovi di misura e lega analoghe, dove necessario, trattati con procedimento antiruggine e vernice protettiva canna di fucile e rimessi in opera al loro posto. Infine verrà anche costruito un piccolo campanile con un’intelaiatura in acciaio, ma che ricordi la sagoma dei campanili a vela tradizionali, perché la campana originariamente era appoggiata su un palo».

I lavori sono stati affidati, lo scorso novembre, all’impresa Lapucci Gino di Pieve Torina e l’idea è quella di poter inaugurare la chiesa la prima domenica di luglio, proprio quando tutti gli anni si celebra la festa della Madonna della Cona, in ricordo della fine della Battaglia di Pian Perduto nel 1522 quando, secondo la leggenda la chiesa venne costruita per ricordare la fine degli scontri. Il recupero della chiesa è finito anche all’esame del consiglio regionale, con una mozione presentata da Romano Carancini (Pd) che ha chiesto di organizzare, per il 2022, un programma di appuntamenti, di cui la chiesetta diventi il simbolo, per celebrare degnamente i 500 anni dalla battaglia di Pian Perduto.

Operai al lavoro lungo uno dei muri perimetrali della chiesa

Per far tornare la chiesa davvero come era prima del sisma, però, l’architetto Cristini ha scritto una lettera alla cabina di regia che si occupa del recupero (che vede coinvolti il Comune di Castelsantangelo, quello di Macerata, l’Arcidiocesi di Camerino, il Cai e il Cosmari) per chiedere che non venga dimenticato anche il restauro di un «paliotto ligneo che una volta copriva l’altare e che, dopo il sisma, è stato messo in sicurezza all’interno del deposito della Mola Vanvitelliana di Ancona – conclude l’architetto -. Il mio intento è stato quello di sollecitare gli enti interessati ad attivarsi con la Soprintendenza, affinché il paliotto possa essere restaurato».