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Macerata

Recanati, spaccio di 300 grammi di cocaina: tre condanne a quattro anni

Un quarto giovane, un italiano di 38 anni, ha patteggiato un anno, sei mesi e 20 giorni, pena sospesa. Gli imputati erano stati arrestati il 2 maggio 2020 dai carabinieri della Compagnia di Osimo

Il tribunale di Macerata

RECANATI – La cessione della cocaina era avvenuta davanti agli occhi dei carabinieri che da giorni li seguivano: tre albanesi condannati a quattro anni, un italiano patteggia poco più di un anno e mezzo. Si è concluso così questa mattina il processo a carico di tre albanesi: un 46enne di Porto Recanati, un 38enne di Recanati e un 34enne di Porto Recanati e di un italiano, un 38enne di Loreto. L’attività antidroga risale allo scorso anno. I carabinieri della Compagnia di Osimo avevano individuato un giro di spaccio di cocaina che avveniva a cavallo tra le province di Ancona e Macerata e avevano avviato una mirata attività investigativa.

L’avvocato Massimiliano Cofanelli

I primi accertamenti erano scattati a ridosso del ponte del 1° maggio e dopo giorni di pedinamenti e osservazioni, oltre a intercettazioni anche telefoniche, erano arrivati ai quattro. Il 2 maggio i militari stavano monitorando gli spostamenti di due di loro: l’albanese di 34 anni era stato visto muoversi verso Recanati a bordo di un’Alfa Giulietta, poco più avanti, a bordo di una Mini Cooper con funzione di staffetta, c’era l’italiano. I due avevano con sé 300 grammi di cocaina che avevano ceduto agli altri due albanesi in cambio di 14.500 euro. Per gli inquirenti quella droga (pari a una media di 932 dosi) era destinata alla successiva cessione a terzi. Scattò il blitz e i quattro finirono in manette, oggi per loro in Tribunale a Macerata si è svolta l’udienza preliminare davanti al giudice Claudio Bonifazi e al pubblico ministero Vincenzo Carusi. L’italiano, tramite l’avvocato Massimiliano Cofanelli, ha patteggiato un anno, sei mesi e 20 giorni, pena sospesa, mentre i tre albanesi, difesi dagli avvocati Vando Scheggia e Marielvia Valeri, oggi sostituiti dalla collega di studio Mirela Mulaj, e dall’avvocato Giancarlo Giulianelli hanno scelto il rito abbreviato e sono stati condannati a quattro anni come richiesto dal pm.