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Macerata

Omicidio Rosy Carsetti, quarto sopralluogo nella villetta. Orari, zone d’ombra, silenzi e testimonianze

Proseguono le ispezioni nella casa di Montecassiano dove la sera della vigilia di Natale è stato rinvenuto il cadavere della casalinga 78enne. Trovata la mansarda a soqquadro. Sequestrati un tablet e un computer portatile che erano dentro una panca

Il sopralluogo nella villetta di Montecassiano

MACERATA – È iniziato alle 10 di ieri, sabato 9 gennaio, il quarto sopralluogo all’interno della villetta di via Pertini 31 a Montecassiano dove la sera del 24 dicembre scorso è stata trovato il corpo senza vita di Rosina Carsetti, casalinga 78enne originaria di Matelica. Gli accertamenti da parte dei carabinieri del Sis di Ancona (Sezione investigazioni scientifiche) sono proseguiti per tutto il giorno e alle 20.20 erano ancora in corso. Nel quarto accesso effettuato nell’abitazione – il primo il 29 dicembre a cui hanno partecipato anche il procuratore Giovanni Giorgio e il sostituto Vincenzo Carusi, il secondo il 2 gennaio, poi il 5 gennaio e l’ultimo ieri – l’attenzione degli investigatori si è concentrata sul secondo piano dove ci sono le camere da letto e sulla mansarda.

Arianna Orazi

Nei precedenti accertamenti i militari hanno cercato tracce ed elementi utili alle indagini prima nel seminterrato dove, secondo la versione dei familiari, al momento dell’omicidio della 78enne si trovavano la figlia Arianna Orazi e il padre 81enne Enrico. I due stavano guardando un programma su Sky in Tv quando la figlia avrebbe sentito un tonfo (ma, sembra, non le urla di Rosina) provenire dal piano superiore e sarebbe andata a controllare. Poi però la donna si sarebbe contraddetta riferendo che il volume della televisione era alto, tanto che, dopo aver trovato il cadavere della madre, non sarebbe riuscita a sentire quello che le avrebbe detto il padre.

In merito alla dinamica dei fatti, Arianna Orazi avrebbe riferito di essersi trovata faccia a faccia con il rapinatore che aveva appena ammazzato l’esile madre per le scale, lui l’avrebbe immobilizzata e legata con il cavo di uno dei due aspirapolveri che erano in casa. Non ci sarebbe stata una colluttazione tra i due, solo una pressione di lui su un braccio che le avrebbe lasciato una ecchimosi ritenuta dal medico legale di parte, Francesca Tombesi, risalente al 24 dicembre scorso.

Il divano dove Rosina Carsetti dormiva

Successivamente i militari hanno effettuato i controlli al primo piano dove c’è la cucina e dove il rapinatore sarebbe entrato e avrebbe ucciso Rosina soffocandola. Di fronte alla cucina c’è anche il divano dove Rosina sarebbe stata costretta dai familiari a dormire – secondo le testimonianze di alcuni amici –, per i familiari invece Rosina da 20 anni dormiva lì per sua scelta, perché il marito russava e lei non riusciva a prendere sonno. In quel piano, accanto alla porta finestra, i difensori dei familiari (insieme all’avvocato Andrea Netti ci sono i colleghi Valentina Romagnoli e Paolo Morena) hanno trovato un frammento della serratura compatibile con l’effrazione. Ma non solo quello.

L’avvocato Netti aveva riferito della presenza di un “qualcosa indossato dal ladro” trovato lì sul pavimento. Quel qualcosa sarebbero due brandelli di calzari azzurri, esattamente identici a quelli indossati dai carabinieri per entrare in casa e preservare la scena del crimine, e che per gli inquirenti non apparterrebbero ad alcun ladro o rapinatore ma proprio ai carabinieri. Su questa circostanza ieri il legale ha sbottato: «Se non sono del ladro ma dei carabinieri che stanno effettuando un sopralluogo, si aggiunge un ulteriore elemento di inquinamento della scena del crimine: i carabinieri hanno utilizzato la scena del crimine come spogliatoio lasciando brandelli di calzari? Se si sono tolti i calzari lì, hanno lasciato delle orme? Che sia l’una o l’altra ipotesi, entrambe devono essere attentamente valutate».

La mansarda della villetta di via Pertini

Ieri, sul posto si è recato anche Luca Russo, il consulente della procura incaricato di effettuare accertamenti su cellulari, tablet e computer sequestrati agli indagati, per prendere un altro tablet e un computer portatile che erano all’interno di una panca. Al secondo piano, nella camera da letto dove c’erano gli effetti personali e i vestiti di Rosina, è stato trovato uno scontrino per l’importo di 1.320 euro, sarebbero i soldi che Rosina aveva ricavato dalla vendita di alcuni gioielli che in passato le erano stati regalati dal marito, soldi che per i familiari non è chiaro come siano stati utilizzati dalla 78enne. All’ultimo piano, in mansarda, gli investigatori hanno trovato tutto a soqquadro, segno evidente per i familiari che lì è andato il rapinatore la sera della vigilia alla ricerca di soldi o preziosi.

Mentre in casa Orazi tra le 17 e le 19 si stava consumando una tragedia, il nipote 20enne della vittima Enea Simonetti, era fuori. In base al suo iniziale racconto (era stato sentito la notte della tragedia e, informalmente, il 29 dicembre durante il secondo sopralluogo) era andato al supermercato che si trova a una manciata di minuti di auto dalla villetta per comprare un paio di cose. Lo scontrino registra le 18.07 ma piuttosto che tornare a casa sarebbe andato a Macerata. Questo in base alla prima versione. Il 29 dicembre avrebbe invece detto di essere rimasto in auto nel parcheggio del supermercato a guardare dei video sul cellulare, facendo rientro a casa solo dopo le 19 quando il rapinatore aveva già ucciso la nonna, legato la madre e rinchiuso il nonno nel bagno del seminterrato ed era poi fuggito utilizzando una scala che era nel giardino per salire (e per scendere una all’esterno che un vicino aveva lasciato poco distante da circa un anno). Imprecisioni e contraddizioni che i familiari non hanno voluto correggere né spiegare giovedì scorso quando erano stati fissati gli interrogatori.

L’avvocato Andrea Netti

Ad oggi proseguono le indagini per ricostruire cosa sia accaduto in quella villetta, sia da parte della procura sia da parte dei legali dei familiari che sin dall’inizio hanno negato sia l’accusa di omicidio che di maltrattamenti nei confronti di Rosina. «Martedì abbiamo un incontro con tre imprese che hanno effettuato i lavori nella villetta – ha spiegato l’avvocato Netti –. Chi fisicamente è stato in quella casa per mesi ha potuto vedere com’era la vita dentro quelle mura, se era serena o meno. A mio avviso è molto più importante la loro esperienza diretta di ciò che raccontano alcune presunte amiche». E sui racconti delle amiche il legale ha voluto precisare una circostanza: «In quella casa non c’è un citofono, i familiari stavano vagliando dei preventivi per dei videocitofoni ma al momento ne erano sprovvisti, la vicina che dice di aver suonato il pomeriggio del 24 dicembre, a quale campanello ha suonato? Forse ha sbagliato villetta».