Centro Pagina - cronaca e attualità

Macerata

Omicidio di Rosina Carsetti, in aula braccio di ferro sulle perizie

Il 24 febbraio i giudici della Corte d'Assise di Macerata scioglieranno la riserva. Oggi alla fine dell'udienza Arianna ha stretto in un lungo abbraccio il figlio Enea

MACERATA – Dopo il rinvio, lo scorso 20 gennaio, perché Arianna Orazi era risultata positiva al Covid, oggi in Tribunale a Macerata si è celebrata la prima udienza del processo per l’omicidio della 78enne di Montecassiano Rosina Carsetti. Poco prima di mezzogiorno i tre familiari dell’anziana imputati hanno raggiunto il palazzo di giustizia: la figlia Arianna Orazi dal carcere di Villa Fastiggi a Pesaro, il nipote Enea Simonetti da Montacuto ad Ancona e il marito Enrico Orazi (unico in libertà) che è arrivato insieme al proprio legale Barbara Vecchioli. In aula era presente anche la delegata per le Marche dell’associazione Gens Nova, Monica Panizza, insieme all’avvocato Elena Fabbri per formulare la richiesta di costituzione di parte civile, ma la richiesta, all’esito di una lunga camera di consiglio, è stata rigettata dai giudici della Corte d’Assise.

Gli avvocati Andrea Netti e Valentina Romagnoli

Accusa e difese poi si sono confrontate su questioni preliminari che riguardavano la formazione del fascicolo dibattimentale. L’avvocato Valentina Romagnoli (che con il collega Andrea Netti difende Arianna Orazi e il figlio Enea) ha posto l’accento su due accertamenti tecnici disposti dalla Procura nel corso delle indagini preliminari: il primo eseguito dal consulente Andrea Violoni sulla portafinestra della cucina della villetta per verificare se i segni rinvenuti fossero o meno riconducibili a un tentativo di effrazione, il secondo eseguito dall’analista forense Luca Russo sui supporti informatici sequestrati agli imputati a casa e nel negozio. In merito al primo accertamento, espletato nella forma dell’accertamento ripetibile, l’avvocato Romagnoli ha chiesto che venisse espunto dal fascicolo, per quanto riguarda il secondo il legale ha sollevato eccezione di nullità.

Per la difesa, infatti, le attività di esame, estrazione e selezione del materiale contenuto nei due cellulari di Arianna Orazi ed Enea Simonetti eseguite tra il 24 e il 25 dicembre 2020 sarebbero avvenute in realtà con forme di accertamento irripetibile. «La sera del 24 dicembre – ha evidenziato l’avvocato Romagnoli – i carabinieri chiesero ad Arianna e al figlio Enea di consegnare i rispettivi cellulari e la sera stessa fu affidato l’incarico a Russo di estrapolare i contenuti dei dispositivi. Il dott. Russo ha avuto praticamente un mandato esplorativo in bianco sui cellulari che non erano sotto sequestro e li ha esaminati in maniera del tutto unilaterale, senza contraddittorio, poi gli esiti sono confluiti nelle perizie che sono state riversate nel fascicolo». Per i legali Romagnoli e Netti quegli accertamenti erano in realtà irripetibili e, a loro avviso, quindi sarebbero stati compiuti senza garantire le prerogative difensive, per questo hanno sollevato eccezione di nullità e comunque hanno chiesto l’espunzione dal fascicolo o dell’intera perizia di Russo o quantomeno delle parti riferite agli esiti degli accertamenti eseguiti tra la vigilia e il giorno di Natale. L’avvocato di Enrico Orazi, Barbara Vecchioli, si è associata alla richiesta dei colleghi estendendo le stesse richieste anche alle registrazioni audio estrapolate dai telefoni degli imputati.

Il pubblico ministero Vincenzo Carusi

In merito alla relazione di Violoni il pubblico ministero Vincenzo Carusi ha concordato con l’espunzione dal fascicolo del dibattimento, mentre sugli accertamenti effettuati dall’analista Russo il 24 e il 25 dicembre il sostituto procuratore ha evidenziato come si trattasse di accertamenti ripetibili, precisando però che «a renderli irripetibili – ha precisato il pm – è stata la condotta degli imputati che il 2 gennaio hanno resettato il contenuto dei telefoni. Quindi quello che Russo aveva trovato la prima volta non lo ha potuto trovare la seconda perché nel frattempo gli imputati, tornati in possesso dei telefoni, avevano operato il reset dei telefoni rispristinando i dati di fabbrica».

Per il pubblico ministero la procedura era stata rispettata alla lettera: «La sera del 24 dicembre i telefoni furono consegnati spontaneamente dagli odierni imputati che in quel momento non solo non erano neanche indagati, ma in base a quanto da loro raccontato nell’immediatezza ai carabinieri erano prossimi congiunti della persona offesa e due di loro, Arianna ed Enrico Orazi erano vittime dirette dei reati da loro denunciati: rapina e sequestro di persona, per cui il sequestro dei telefoni non era necessario».

Sulle eccezioni sollevate la Corte si esprimerà il 24 febbraio. Intanto accusa e difese hanno presentato le rispettive liste testimoniali, in totale sono un centinaio i testimoni indicati e anche su questo si dovrà pronunciare la Corte, per stabilire quanti e quali ammettere. Nel frattempo è stato anticipato che alla prossima udienza saranno sentiti i primi quattro testimoni indicati dalla Procura. Al termine dell’udienza, Arianna ha stretto in un lungo abbraccio il figlio Enea.