Centro Pagina - cronaca e attualità

Macerata

Omicidio di Montecassiano, Enrico Orazi torna nella casa dove è stata uccisa la moglie

Il 79enne da oggi può lasciare l'abitazione del figlio e fare rientro nella villetta di via Pertini dove dovrà restare in regime di arresti domiciliari fino al prossimo 3 giugno. L'uccisione di Rosina Carsetti risale al 24 dicembre scorso

MONTECASSIANO – Da oggi Enrico Orazi potrà fare rientro nella sua abitazione, la villetta di via Pertini 31/33 a Montecassiano in cui il pomeriggio della vigilia di Natale è stata uccisa la moglie, Rosina Carsetti, di 78 anni. L’anziana è stata soffocata al culmine di una discussione e a compimento di un piano criminoso progettato, per la procura, con premeditazione dalla figlia Arianna Orazi, in collaborazione con il nipote Enea Simonetti e con il concorso del marito Enrico che non ha impedito il delitto.

Il 2 aprile scorso per il 79enne erano scattati gli arresti domiciliari dopo che la procura aveva impugnato l’ordinanza del gip di Macerata (che invece non aveva disposto misure cautelari nei confronti dell’indagato) ottenendo dai giudici del Tribunale del Riesame di Ancona l’applicazione dei domiciliari per un periodo di 60 giorni.
Dallo scorso aprile, dunque, l’anziano era rimasto a casa dell’altro figlio, Enea, ma da oggi potrà far rientro nella villetta. I legali Andrea Netti e Valentina Romagnoli avevano chiesto che Orazi potesse tornare nella sua abitazione e il pubblico ministero Vincenzo Carusi ha concesso la facoltà d’uso dell’immobile che comunque resta sotto sequestro preventivo. Inizialmente la villetta teatro dell’omicidio era stata posta sotto sequestro probatorio per dare modo agli inquirenti di effettuare tutti i rilievi e gli accertamenti del caso, poi, una volta esaurite le esigenze probatorie, la procura aveva chiesto e ottenuto dal gip che il sequestro venisse convertito in preventivo per evitare che il bene fosse ceduto a terzi dal momento che il 21 luglio scorso Rosina aveva ceduto le proprie quote dell’immobile al nipote che ne è diventato pieno proprietario per un terzo e nudo proprietario per due terzi (la regolarità di quel contratto però è al vaglio degli inquirenti che contestano ad Arianna e al figlio Enea il reato di estorsione: avrebbero costretto l’anziana a cedere le quote per riottenere l’auto che le era stata tolta).

Al momento le indagini sono ancora in corso, sono attesi i risultati degli accertamenti svolti dai Ris di Roma e dall’analista forense Luca Russo. «Per quel che riguarda l’indagine – hanno commentato gli avvocati Netti e Romagnoli – continuiamo il lavoro difensivo in attesa della chiusura delle indagini preliminari. Siamo convinti che a molti dei passaggi dell’ordinanza di custodia cautelare possa essere data una diversa contestualizzazione e che ci siano molti passaggi che debbano essere letti diversamente tenuto conto delle risultanze oggettive degli accertamenti dei Ris».