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Macerata

Omicidio di Cameyi Moshammet, rinviato a giudizio l’ex fidanzato

Il processo a carico del 30enne si aprirà il 7 luglio del prossimo anno davanti alla Corte d'Assise di Macerata

MACERATA – Omicidio della 15enne Cameyi Moshammet. A giudizio l’ex fidanzato. Questa mattina il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Macerata Domenico Potetti ha rinviato a giudizio Monir Kazi, bengalese di 30 anni. Il processo a suo carico si aprirà il 7 luglio del prossimo anno davanti alla Corte d’Assise di Macerata. Cameyi, anche lei bengalese, all’epoca viveva ad Ancona con la propria famiglia. Di lei si persero le tracce il 29 maggio del 2010, solo dopo otto anni, nel 2018 in un pozzo interrato a poche decine di metri dall’Hotel House a Porto Recanati furono trovati alcuni dei resti dell’adolescente.

La foto di Cameyi Moshammet e dietro la mamma Fatema, a casa, in attesa di notizie
La foto di Cameyi Moshammet e dietro la mamma Fatema, a casa, in attesa di notizie

Questa mattina in aula davanti al gup Potetti e al pm Enrico Riccioni sono comparsi il legale dell’imputato Marco Zallocco e i familiari di Cameyi: la mamma Fatema Begum e i tre fratelli Asik, Sajid e Jisan Moshammet che si sono costituiti parte civile con l’avvocato Luca Sartini. In più di un’occasione la mamma della 15enne non è riuscita a trattenere le lacrime. L’avvocato Zallocco non ha chiesto di accedere a riti alternativi e Kazi è stato rinviato a giudizio, il processo a suo carico dinanzi alla Corte d’Assise di Macerata si aprirà il 7 luglio del prossimo anno.

L’avvocato Luca Sartini

«Anche se in contumacia la speranza dei familiari è che venga stabilita la verità dei fatti e che si giunga ad una sentenza di condanna – ha commentato all’esito dell’udienza l’avvocato di parte civile –. Siamo contenti che finalmente si sia riusciti ad aprire il processo. Nonostante i gravi e concordanti indizi a carico di Monir Kazi è clamoroso che all’epoca non sia stata richiesta una misura cautelare a carico del giovane». All’epoca infatti, la procura di Ancona aprì un fascicolo a carico di Kazi per sequestro di persona, ma dopo gli accertamenti del caso fu la stessa procura a chiedere l’archiviazione. Il fascicolo fu riaperto solo dopo il ritrovamento delle ossa attribuite a Cameyi e fu inviato per competenza alla procura di Macerata che modificò il titolo di reato in omicidio volontario e dispose ulteriori nuove indagini.

L’avvocato Marco Zallocco

Da anni Monir Kazi vive in Bangladesh, quando anni fa gli fu notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari disse che sarebbe tornato in Italia per dare la sua versione dei fatti, ma da allora non è più tornato. «Se dopo un anno di indagini, l’escussione di decine di testimoni e 1.500 pagine di intercettazioni, nel 2011, il pubblico ministero ha ritenuto di chiedere l’archiviazione non ritengo che il tremendo ritrovamento di resti ossei da solo possa far diventare le prove precedenti un’accusa blindata», ha invece commentato l’avvocato della difesa, Zallocco.

A luglio, dunque, il processo in Corte d’Assise.