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Macerata

Dopo aver assunto un mix di droghe tentò di uccidere l’amico. Disposta la perizia su un 19enne

L'aggressione è avvenuta a Cingoli la notte del 15 dicembre scorso. Disarmato, il ragazzo falconarese era scappato in strada rischiando di essere investito, poi si gettò nelle acque del lago Castreccioni

MACERATA – Quando afferrò un coltello da cucina dalla lama di 11 centimetri era sotto l’effetto massiccio di droga. Per questo il giudice vuole capire se F.F., il 19enne falconarese che lo scorso dicembre tentò di tagliare la gola all’amico, in quel momento era capace o meno di intendere e di volere e se è socialmente pericoloso. Sono questi infatti i due quesiti ai quali dovrà rispondere lo psichiatra Gianni Giuli nominato oggi dal gup Giovanni Manzoni nell’ambito del processo a carico del 19enne accusato di tentato omicidio.

L’episodio risale al 15 dicembre scorso. Il ragazzo aveva prenotato una stanza in un B&b con un amico romeno. Quella sera però, il 19enne assunse una dose massiccia di droga, mischiando l’Lsd con l’hashish e quando gli stupefacenti iniziarono a produrre effetti scoppiò un diverbio violento. Da quel momento fu un crescendo di drammaticità. Il 19enne inseguì l’amico fino al ristorante, afferrò un coltello da cucina e lo colpì all’altezza dello sterno, fortunatamente il romeno indossava un giubbetto che ne limitò gli effetti – per questa ferita riportò 10 giorni di prognosi, ndr -.

Il 19enne fu disarmato dai titolari del locale e da alcuni dipendenti, ma quando l’amico si avvicinò per appurare le sue condizioni, il ragazzo reagì prendendo un altro coltello dalla lama di 11 centimetri e con quello tentò di tagliargli la gola. Solo l’ulteriore tempestivo intervento dei presenti evitò la tragedia. Disarmato, F.F. scappò in strada e si buttò sull’asfalto mentre passava un’auto che per miracolo riuscì a non investirlo, ma lui si rialzò e si diresse verso il lago di Castreccioni dove, dopo un volo di 20 metri, finì nelle gelide acque. Il 19enne riuscì a tornare in superficie e ad aggrapparsi a un pilone dove fu recuperato da due carabinieri liberi dal servizio. Dopo l’arresto al gip disse che non voleva uccidere l’amico. Riferì di ricordare poco di quella sera, ricordava che si era sentito male e si era spaventato, che voleva prendere il cellulare e chiamare la mamma ma l’amico gli avrebbe tolto il telefono dalle mani. A quel punto la violenza.

Il legale del ragazzo, l’avvocato Roberto Tiberi, ha richiesto di procedere con rito abbreviato condizionato alla produzione di una consulenza tecnica di parte eseguita sul ragazzo. Il gup ha accolto la richiesta di rito abbreviato disponendo però una perizia per accertare la capacità di intendere e di volere del ragazzo al momento del fatto e la sua pericolosità sociale. L’incarico è stato affidato allo psichiatra Gianni Giuli che dovrà effettuare la perizia entro il prossimo 20 ottobre, quando sarà sentito in aula. Poi è prevista la discussione.