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Macerata

Miglior mieli dei parchi dell’Appennino: terzo posto ad un millefiori di Montefortino

Si tratta del millefiori di Sergio Corridoni che si è classificato al terzo posto. «Un bel risultato che testimonia come sia possibile coniugare natura e attività antropiche nel contesto di aree protette», sottolinea il presidente dell’ente, Andrea Spaterna

MACERATA – C’è anche un miele del Parco Nazionale dei Monti Sibillini tra quelli premiati nell’ambito del concorso per la selezione dei migliori mieli dei Parchi dell’Appennino. Si tratta del Millefiori di Sergio Corridoni da Montefortino, in provincia di Fermo, che si è classificato al terzo posto. «Considerando che è la prima volta che, come Parco, aderiamo a questa manifestazione legata alla tutela della biodiversità e in particolare degli insetti impollinatori, è un bel risultato che testimonia come sia possibile coniugare intelligentemente natura e attività antropiche nel contesto di aree protette», sottolinea il presidente dell’ente, Andrea Spaterna.

Il concorso, finanziato dal Ministero della Transizione Ecologica e che vede collaborare insieme i Parchi dell’Appennino centrale e settentrionale nell’ambito delle direttive “biodiversità”, ha lo scopo di selezionare i mieli più pregiati prodotti all’interno di queste aree protette. Il miele raccolto quest’anno, nonostante un’estate particolarmente calda e siccitosa, è risultato di ottima qualità soprattutto nella tipologia millefiori: merito questo della ricchezza di ambienti e fioriture che rendono unici questi luoghi in ogni stagione.

È stato possibile così premiare tutte le categorie in concorso: i mieli millefiori (raccolti fino a 800 m di altitudine), i millefiori della montagna (raccolti oltre gli 800 m di altitudine) e i mieli particolari, ovvero uniflorali. « Questa edizione – spiega il responsabile tecnico del Concorso e Funzionario del Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, Giorgio Davini – è un primo tentativo di unire le aree protette appenniniche anche dal punto di vista delle eccellenze gastronomiche. L’apicoltura rappresenta un ponte tra la natura e le nostre attività antropiche. Niente di meglio, quindi, che partire dal miele per far comprendere l’importanza della biodiversità e il ruolo svolto dagli insetti impollinatori».