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Macerata

Macerata, “Non una di meno” scende in piazza contro l’omelia: «Parole aberranti che vanno contro la libertà»

«Non ci aspettiamo che il vescovo torni indietro sulle sue parole; a noi non interessa il suo parere. Ci aspettiamo che chi decide di non portare avanti una maternità possa farlo liberamente»

La manifestazione in piazza Mazzini a Macerata

MACERATA – L’associazione “Non Una di Meno” ha deciso di scendere in piazza oggi pomeriggio contro le parole di don Andrea Leonesi pronunciate durante l’omelia nella chiesa dell’Immacolata lo scorso 27 ottobre. Il vicario del vescovo, durante la cerimonia, rivolgendosi ai fedeli, ha paragonato l’aborto alla pedofilia e appena ventiquattro ore dopo dalla denuncia dell’accaduto da parte di Sinistra Italiana il vescovo di Macerata Nazzareno Marconi ha difeso il parroco.

Oggi, in piazza Mazzini, circa trecento manifestanti hanno deciso di dare un segnale forte in merito a quanto detto da don Andrea Leonesi che ha anche ricevuto, nei giorni scorsi, l’appoggio della docente Unimc Carla Ferranti.

La manifestazione di Macerata

«Abbiamo deciso di scendere in piazza per le frasi assolutamente infelici di don Andrea Leonesi dopo quella che è stata la risposta del Vescovo che non è servita a riportare a più miti consigli – spiega Cecilia Ercoli del collettivo Non Una Di Meno -. Non c’è stato alcun tentativo di appiattire o di retrocedere in merito a quanto detto ma è stato soltanto rafforzato quanto espresso dal vicario. Noi siamo attive qui dal 2018 e abbiamo fatto una mappatura per creare una piattaforma completamente autogestita che riguarda le denunce di obiezioni; una piattaforma fatta con le strutture del nostro territorio, quindi ospedali, consultori e farmacie perché anche i farmacisti delle volte si arrogano il diritto dell’obiezione di coscienza e questa cosa vorrei ricordare che è illegale. Quindi già da tempo abbiamo cercato di prendere in mano questo discorso che all’interno della nostra regione è purtroppo una prassi diffusa».

«Noi ci battiamo sempre affinché le donne possano avere e accedere alle strutture per far valere i propri diritti – ha proseguito Ercoli -. Io credo che non ci sia possibilità di scusa né di tornare indietro rispetto a quelle che sono posizioni che noi sappiamo esserci; ciò che mi sconvolge è che in quel luogo nessuno ha fatto un passo indietro. A noi non interessa il parere del vescovo, a noi interessa che non ci sia una ingerenza da parte della chiesa su quelli che sono diritti delle persone e delle donne. Noi chiediamo che questa situazione, in termini di servizi, per chi non vuole orientarsi alla maternità, sia a norma di legge e che si possa abortire in maniera sicura, libera e gratuita».

Claudia Santoni, presidente dell’Osservatorio di Genere di Macerata

«Ognuna di noi oggi ha una sua motivazione per essere qui – ha aggiunto Claudia Santoni, presidente dell’Osservatorio di Genere di Macerata -. La nostra associazione lavora nel campo della prevenzione e facciamo un’opera quotidiana di educazione alla parità e all’affettività tra generi e sessi. Oggi siamo qui e facciamo qualcosa di diverso perché siamo arrivate tardi e sono state dette parole violente e piene d’odio che vogliamo evitare che siano ricorrenti nella società per un rispetto verso il futuro. L’azione di prevenzione viene fatta in una società in cui i diritti ci sono e quindi ripartiamo dall’inizio e quindi rifiutiamo chi ci vuole far indossare lenti deformanti. Ognuno deve avere la possibilità di esprimere un pensiero critico e tutti dobbiamo essere aperti al dialogo tra generi per raccontare le nostre differenze e le nostre diversità».

La manifestazione di Macerata

«Quelle dette da don Andrea Leonesi sono parole aberranti – ha aggiunto Francesca Bollettini di Officina Universitaria -. Ha descritto le femministe denigrandole quando il femminismo vuol dire parità di diritti per tutti. E poi abbiamo dovuto ascoltare le parole di una docente che si è unita a quelle del prete e del vescovo quando il suo ruolo dovrebbe essere quello di portare il buon esempio; la stessa professoressa ha definito assassine le sue studentesse. Questa è una visione della società arretrata e patriarcale e prendiamo le distanze da persone che non ci rappresentano e che hanno macchiato l’immagine della nostra università. Abbiamo sentito pronunciare parole bigotte e offensive e noi rispondiamo ribadendo il diritto alla libertà di scelta e non ci fermeremo».