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Macerata

Liberazione di Macerata, cresce la polemica per mancato saluto dell’Anpi. «Cultura antidemocratica dell’amministrazione»

Dura critica dei consiglieri di opposizione dopo la scelta della giunta che ha cambiato la scaletta delle celebrazioni previste il 30 giugno. «Un'offesa alla città»

Macerata – «È ormai sempre più chiara la cultura antidemocratica della nuova amministrazione comunale. Dopo aver cancellato presentazioni di libri degli oppositori, oggi si apprestano a cancellare fatti storici consolidati. Perché è un fatto storico che la nostra città sia stata liberata dal nazifascismo per opera dei partigiani della Banda Nicolò che posero la loro bandiera il 30 giugno 1944 al Monumento della Vittoria entrando in città prima degli alleati. Ma i lutti, le privazioni, le conseguenze di distruzione di un territorio sembrano disinvoltamente dimenticati da chi oggi si appresta a negare la partecipazione attiva e protagonista della popolazione alla propria liberazione».

Non accenna a diminuire la polemica che ha investito l’amministrazione comunale dopo la decisione di eliminare il tradizionale saluto dall’Anpi dalla cerimonia del 30 giugno per commemorare la “Liberazione di Macerata”. E, dopo le parole dure del presidente provinciale dell’Associazione partigiani, Lorenzo Marconi, che ha parlato di «Scelta politica provocatoria e inaccettabile» anche i consiglieri di opposizione di Pd, Macerata Rinnova, Macerata Insieme, Italia Viva, Macerata Bene Comune e Strada Comune-Potere al popolo, puntano il dito contro la scelta dell’amministrazione, annunciando la partecipazione alla “seconda manifestazione” organizzata dall’Anpi sempre per il 30 giugno, ma alle 19 in piazza della Vittoria. Quella istituzionale del Comune, invece, è prevista alle 9.30 al Monumento alla Resistenza di via Cioci.

«Ci si è preoccupati di formalizzare il titolo di ‘città’ che dovevamo avere dai tempi di Albornoz e dello Stato della Chiesa, ma non di riconoscere la verità storica: che italiani e maceratesi hanno scelto la Resistenza partigiana per riappropriarsi della libertà sottratta da un regime autoritario e guerrafondaio – incalzano Alberto Cicarè, Ninfa Contigiani, Maurizio Del Gobbo, Elisabetta Garbati, Alessandro Marcolini, David Miliozzi, Stefania Monteverde, Ulderico Orazi, Andrea Perticarari e Narciso Ricotta -. Una vera e propria operazione di revisionismo storico degna di Orban. Un’offesa provocatoria e aggressiva alla città e alla memoria della sua rinascita democratica e senza neppure il coraggio delle proprie azioni faziose. Negli incontri preparatori nulla è stato detto ai diretti interessati e poi a decisione presa, sui giornali, si confondono le acque strumentalmente parlando di celebrazione ‘istituzionale’. In verità, è proprio anche grazie alla Resistenza che le istituzioni sono di tutti, mentre qui si cerca di cancellare il protagonismo di quella società civile che le istituzioni dovrebbero rappresentare degnamente».