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Macerata

Il sindaco di Montecassiano sui vaccini: «Andamento preoccupante, bisogna accelerare»

Catena propone di ampliare i punti di somministrazione e di coinvolgere maggiormente i medici di medicina generale. «La velocità è essenziale»

Leonardo Catena

Macerata – «Ridisegnare la sanità territoriale, realizzando una forte rete di servizi di base, che porti ad accelerare sulla somministrazione dei vaccini». Si dice «preoccupato» dall’andamento della vaccinazione, il sindaco di Montecassiano, Leonardo Catena, che chiede alla Regione di rivedere la campagna, ampliando i punti di somministrazione e coinvolgendo nella somministrazione i medici di base, ma anche equipe itineranti che possano andare nelle case a trovare tutte quelle persone fragili per cui uscire rappresenta un pericolo.

«Dopo l’insuccesso del programma ‘Marche Sicure’, avviato dalla Regione per il controllo della diffusione e il tracciamento dell’epidemia, al quale ha aderito meno di un terzo della popolazione, ma che ha implicato l’impiego di ingenti risorse, è opportuno porre l’accento sullo stato delle vaccinazioni – spiega Catena -. La Regione ha adottato il piano per le vaccinazioni articolato in due fasi, ma i quantitativi centellinati di vaccino, 76.780 dosi pari al 5,08% della popolazione, il numero di postazioni per la somministrazione, 7 in un territorio con una densità demografica di 160 abitanti per kmq, lasciano ancora lontana la speranza nell’immunità di gregge. Bisogna apportare correzioni perché di persone con maggiori difficoltà, gli anziani con età compresa tra 80 e 89 anni, ne sono state coperte soltanto il 3,41%».

Da qui il pensiero ai medici di medicina generale. «È necessario che inizino a vaccinare nei propri ambulatori e che si creino delle equipe itineranti, in collaborazione con i Comuni per le vaccinazioni a domicilio dei soggetti fragili e utilizzare tutte le strutture disponibili – conclude il sindaco -. Non dobbiamo limitare le vaccinazioni all’interno di luoghi specifici, spesso ancora non pronti: abbiamo il dovere di renderle possibili in tutte le strutture disponibili, pubbliche e private. La velocità è essenziale non solo per proteggere gli individui e le loro comunità, ma ora anche per ridurre le possibilità che sorgano altre varianti del virus. Sulla base dell’esperienza dei mesi scorsi dobbiamo aprire un confronto a tutto campo sulla riforma della nostra sanità. Il punto centrale è rafforzare e ridisegnare la sanità territoriale, realizzando una forte rete di servizi di base (case della comunità, ospedali di comunità, consultori, centri di salute mentale, centri di prossimità contro la povertà sanitaria). È questa la strada per rendere realmente esigibili i “Livelli essenziali di assistenza” e affidare agli ospedali le esigenze sanitarie acute, post-acute e riabilitative».