Centro Pagina - cronaca e attualità

Macerata

Fiere di settore e Coronavirus: il punto con Confindustria Macerata dopo il Micam, Mipel e Lineapelle

Al Salone internazionale della calzatura da poco concluso si è registrato un meno 5% di buyers asiatici e un rallentamento di quelli tedeschi e inglesi. Ora però c'è preoccupazione per quanto riguarda l'emergenza sanitaria

Da sinistra Niccolò, Cipriani, Castricini, Piervincenzi, Sciamanna e Pucci

MACERATA – Prospettive e progetti del distretto pelli, cuoio e calzature dopo la settimana della moda milanese che ha visto al Micam, Mipel e Lineapelle esporre oltre 100 marchi maceratesi. Se ne è discusso questa mattina, lunedì 24 febbraio, nella sede di Confindustria a Macerata.

«Intanto testimoniamo la nostra massima vicinanza ai territori colpiti dal virus e alle persone decedute – ha spiegato Gianni Niccolò, direttore di Confindustria -. Stiamo informando le aziende dei profili di carattere formale emanati dal Ministero con il decreto legge n. 6 del 23 febbraio che ha comunque un perimetro circoscritto; una misura presa proprio per accortezze di carattere igienico-sanitario. L’appello è quello di rispettare le autorità competenti in materia sanitaria. Nelle Marche non c’è nessun caso ma non bisogna abbassare la guardia».

«Il Micam ha ospitato 55 aziende marchigiane che registrano un calo del 5% di buyers asiatici e un rallentamento dei buyers inglesi e tedeschi con una crescita di quelli russi – ha spiegato Carlo Cipriani, responsabile del Servizio Internazionalizzazione di Confindustria -. Una fiera con delle “ombre” ma che ha portato anche delle soddisfazioni».

«Nel 2019 si è registrato un calo del 4% per le aziende e si spera che le promesse del Ministro Di Maio e del Sottosegretaria al Mise Morani vengano mantenute e si concretizzino per avviare un processo di trasformazione e di rilancio – ha spiegato Matteo Piervincenzi, presidente Sezione Calzaturiere Confindustria Macerata -. Le aziende del nostro territorio sono troppo piccole per la globalizzazione in atto e il distretto, in questo modo, non riesce a reagire. Il saper fare e la qualità possono rappresentare degli elementi di rilancio e di crescita e Confindustria Macerata sta investendo in progetti per la valorizzazione delle imprese. Ci auguriamo che il confronto con le istituzioni riprenda il prima possibile».

Da sinistra Niccolò e Cipriani

«Il Mipel, nelle presenze, ha tenuto il numero dei visitatori nonostante ci sia stata una lieve flessione per i buyers dei paesi interessati dal virus – ha osservato Sergio Sciamanna, presidente della Sezione Pellettieri di Confindustria Macerata -. È necessario avere una formazione per investire nei tecnici e nel marketing».

Un più 2% dei visitatori per quanto riguarda Lineapelle rispetto allo scorso anno. «Le fiere, iniziate in concomitanza, hanno portato un aumento dei visitatori stranieri (+44%) – ha spiegato Alessio Castricini, presidente della Sezione Componenti Calzature di Confindustria Macerata -. Hanno partecipato 35 aziende maceratesi, la metà di quelle di tutta la Regione. È stato mostrato un grande interesse per le novità relative alla sostenibilità e ai nuovi materiali ecologici. In aumento le snakers e le scarpe sportive anche se risentiamo degli aspetto negativi che hanno colpito le due regioni con le quali collaboriamo costantemente».

Da sinistra Castricini, Piervincenzi, Sciamanna e Pucci

«Le fiere rappresentano per le imprese medio-piccole occasioni per incentivare le opportunità di lavoro; le prospettive non erano positive ma poi abbiamo avuto un buon riscontro – ha commentato l’imprenditore Vincenzo Pucci -. È importante che le imprese siano aperte per incrementare i loro termini di fatturato perché un tecnico guarda la scarpa in modo diverso rispetto al cliente e bisogna ascoltare tutte le esigenze; bisogna lasciare i consumatori liberi di scegliere in modo consapevole. Proprio per questo le fiere rappresentano un momento di contatto e di ascolto e la crescita si ha quando ci si allea e si rompe il marketing competitivo: dobbiamo condividere i vari progetti».

«Le normative che già bloccano le chiusure dei negozi sono un danno perché i riflessi sono sia a breve che a lungo termine – ha concluso Niccolò -. Oltre al danno del sisma ci dobbiamo ora attrezzare per far fronte all’impatto non solo economico ma anche sociale e culturale che il virus porta con sé».