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Macerata

Droga nascosta in una casa terremotata a San Severino, 20enne assolto

A inizio giugno il giovane era stato arrestato. Oggi la difesa ha sostenuto che il ragazzo era andato a prendere una dose acquistata da un pusher che gli aveva indicato il nascondiglio

Il tribunale di Macerata

SAN SEVERINO – Era stato sorpreso dai carabinieri mentre apriva una cassetta della posta di una casa terremotata al cui interno c’erano 40 grammi di hashish, era così finito in manette un 20enne settempedano. Oggi il giovanissimo è stato assolto per non aver commesso il fatto.

La vicenda risale agli inizi del mese. I carabinieri della Stazione di San Severino avevano notato i movimenti sospetti di un giovanissimo già noto alle forze dell’ordine e avevano deciso di seguirlo. Era stato visto più volte aggirarsi in una zona del centro con atteggiamento sospetto e un giorno, quando si era aperto un varco nella recinzione di una casa resa inagibile dal terremoto del 2016 ed era entrato nel pianerottolo, i militari lo avevano seguito. Il 20enne aveva quindi aperto lo sportellino di una cassetta postale, ma nel farlo, gli era caduto tutto quello che c’era dentro: un bilancino di precisione e una 40ina di grammi di hashish in parte suddivisa già in dosi in parte no. A quel punto i militari intervennero e lui gettò da una parte il bilancino e dall’altro una dose di droga. Era quindi finito in manette per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente. L’indomani fu accompagnato in Tribunale a Macerata per la convalida dell’arresto e il giudizio direttissimo.

L’avvocato Paolo Rossi

In quell’occasione il giudice Daniela Bellesi convalidò l’arresto, il difensore, l’avvocato Paolo Rossi anticipò l’intenzione di voler accedere al rito abbreviato e l’udienza era stata rinviata (a oggi). In merito alla misura da applicare il pubblico ministero Sabina Antognozzi chiese la detenzione domiciliare ma il giudice decise di non disporre alcuna misura e il 20enne tornò in libertà. Oggi la discussione con rito abbreviato: il pubblico ministero Lorenzo Pacini ha chiesto la condanna a un anno e quattro mesi, la difesa l’assoluzione sostenendo che il giorno dell’arresto il giovane era andato a prendere per sè una dose che poi avrebbe pagato quella sera stessa al pusher, era stato quest’ultimo a indicargli dov’era nascosto lo stupefacente, e quando si era trovato i carabinieri alle spalle aveva gettato via droga e bilancino per paura. Sul fatto che il 20enne era stato visto aggirarsi nella zona nei giorni precedenti la difesa ha motivato la circostanza sostenendo che lì si trova un bar che lui frequentava. Una ricostruzione che ha convinto il giudice che ha assolto il 20enne con la formula “per non aver commesso il fatto”.