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Macerata

Corridonia, tentato omicidio dopo la gravidanza della figlia: «Volevo solo un chiarimento»

Il 49enne arrestato martedì dai carabinieri si è difeso davanti al gip. Ha negato di aver voluto uccidere l'uomo, fornendo la propria versione dei fatti. Confermato il carcere. La difesa: «Ci riserviamo il ricorso al Riesame»

Il tribunale di Macerata

CORRIDONIA – «Se avessi voluto ucciderlo lo avrei fatto qualche giorno prima quando è venuto a casa mia. Non avevo nessuna intenzione di farlo, volevo solo dei chiarimenti». Così si è giustificato oggi davanti al gip Claudio Bonifazi il 49enne macedone arrestato martedì scorso dai carabinieri della Stazione di Corridonia per stalking e tentato omicidio. L’antefatto: da qualche giorno il 49enne aveva scoperto che la figlia di 19 anni era incinta. Secondo l’accusa a più persone avrebbe detto di voler uccidere il futuro papà, un operaio albanese, già padre e di molti anni più grande della ragazza. Martedì pomeriggio il 49enne si era presentato davanti all’azienda dove l’albanese lavora, in via Lorenzo Lotto e la titolare, preoccupata per la presenza dell’uomo, aveva chiamato i militari. In auto il macedone aveva un’ascia, per lui era scattato l’arresto e si erano aperte le porte del carcere di Montacuto ad Ancona.

Questa mattina, difeso dall’avvocato Giorgio Marchetti, il 49enne ha risposto alle domande del gip, negando gli addebiti. Nel corso dell’udienza di convalida ha ripercorso tutta la vicenda, ha spiegato di aver scoperto qualche giorno prima che la figlia era in stato interessante, a dirglielo era stata la moglie con la quale la figlia si era confidata, alla mamma aveva anche detto chi era il padre del bimbo che ha in grembo: l’albanese, amico di famiglia almeno da un ventennio, che spesso frequentava la loro casa. A quel punto il macedone avrebbe contattato l’albanese e, secondo quanto riferito oggi in aula, quest’ultimo prima avrebbe assicurato che si sarebbe assunto le proprie responsabilità nei confronti della 19enne, poi però avrebbe fatto dietrofront sostenendo di non essere lui il padre del nascituro. Di lì la richiesta di chiarimenti. Il 49enne ha riferito che si erano dati appuntamento davanti all’azienda in cui l’albanese lavora. In auto aveva un’ascia che aveva comprato poche ore prima per lavoro: «Faccio l’escavatorista», avrebbe precisato al giudice per poi aggiungere che nel portabagagli dell’auto aveva molto di più: una motosega, chiavi inglesi e un’ascia più piccola, tutti attrezzi che lui usava per lavorare, non per uccidere.

Nel corso dell’udienza di convalida il 49enne ha spiegato anche altre circostanze, poi il gip ha convalidato l’arresto. In merito alla misura, il difensore ha chiesto la modifica in una meno afflittiva, gli arresti domiciliari, ma il giudice ha confermato il carcere. «Ci riserviamo il ricorso al Riesame», ha anticipato l’avvocato Marchetti.