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Macerata

«Siamo diventati burocrati e non facciamo più il nostro lavoro», la denuncia di Confartigianato

Il grido d'allarme della categoria edilizia di Confartigianato, riunitasi a Macerata per discutere i problemi e le criticità del settore casa. «Non è con la burocrazia che si salvano le imprese», le parole del presidente Renzo Leonori

I rappresentanti della Categoria Edile di Confartigianato

MACERATA- «Ormai non facciamo più il nostro lavoro ma facciamo i burocrati». L’allarme arriva dalla categoria edilizia di Confartigianato, riunitasi ieri (3 febbraio) per discutere i problemi e le criticità del settore casa.

Ritardi dei pagamenti nella ricostruzione, scontrino elettronico per i manutentori, sconto in fattura per l’acquisto di caldaie, il curmit, il badge elettronico in cantiere, la congruità di manodopera sulla ricostruzione, lo split payment, il reverse change, il durc di congruità e molto altro.

«Sappiamo benissimo che quando si ha bisogno di una casa ci sono più figure professionali che vengono interessate dalla realizzazione – le parole del presidente di Confartigianato Imprese Macerata, Ascoli Piceno e Fermo Renzo Leonori -. Il cantiere è un luogo pericoloso ed è bene rispettare le norme e lavorare in sicurezza; proprio per questo Confartigianato ha sviluppato una serie di corsi in merito. Bisogna però capire che non è con la burocrazia che si salvano le imprese, anzi, questa diventa un danno non solo per la categoria ma anche per la ricostruzione. Parliamo di un “cantiere di carta” anche in vista del fatto che spesso gli incassi del primo lavoro alle imprese edili arrivano dopo molto tempo ed è normale che l’impresa stessa non dia il via al secondo».

Da sinistra Fratoni, Leonori, Berrè e Bravi

«Sembra quasi che dobbiamo assumere dei dipendenti per far fare loro i ragionieri – ha aggiunto Giuliano Fratoni, presidente della Categoria Edili -. Per dare il via a un cantiere bisogna presentare all’incirca una cinquantina di documenti e se le imprese sono composte da due persone, una di queste sbriga solo le pratiche burocratiche. Al di là della sicurezza, che è uno degli elementi principali e fondamentali, non possiamo avere tutti questi obblighi di documentazione per lavorare».

«A tutto ciò si aggiungono i bandi di gara che chiedono anche delle certificazioni ambientali che, per un’impresa, hanno un costo elevato» ha aggiunto Mauro Marchetti, vice presidente della Categoria Edili. E poi c’è il rating di legalità che «rappresenta un elemento distorsivo del mercato che non riguarda solo le imprese impiantistiche ma anche le micro e piccole imprese che fatturano meno di due milioni di euro» ha osservato Francesco Bravi, presidente della Categoria Impianti Elettrici.

«Solo per installare un climatizzatore servono una moltitudine di passaggi e in queste condizioni non è più possibile lavorare ed è normale che i costi ricadono poi sugli utenti – ha spiegato Maurizio Laici, presidente della Categoria Impiantistici Termoidraulici -. Cerchiamo di snellire le procedure perché non ci possiamo permettere, come sta accadendo, che gli artigiani non riescano più ad andare avanti e rischino quindi di tirare i remi in barca».

Da sinistra Marchetti e Fratoni

«Quando si va a fare un lavoro bisogna portarsi dietro un registratore di cassa e all’incirca una decina di fogli da compilare. 40 minuti di lavoro, 40 minuti per i documenti e 30 minuti per registrarli poi in ufficio: tutto questo comporta dei costi che poi ricadono sui clienti – ha chiarito Massimiliano Montecchiari, presidente della Categoria Bruciatoristi e Manutentori termoidraulici -. Ho personalmente partecipato ai tavoli di commissione ma siamo stati ascoltati pochissimo. Abbiamo bisogno, quotidianamente, di risposte concrete e rapide che però non arrivano. Lo stesso curmit è molto complicato da utilizzare e molti colleghi di una certa età stanno decidendo di smettere di fare questo lavoro anche per questo. Siamo diventati dei burocrati e ormai non facciamo più il nostro lavoro».

«Ricordiamo inoltre che i nostri artigiani sono operatori di sicurezza e di qualità della vita ma dobbiamo mettere in campo dei sistemi che siano in grado di agevolare le persone; spesso i documenti risultano anche inutili perché nessuno li guarda. Senza considerare che poi se si sgarra, per una incomprensione delle disposizioni, veniamo colpiti da sanzioni molto pesanti» ha aggiunto Giuseppe Ripani, responsabile della Categoria Impiantisti.

Da sinistra Montecchiari, Laici e Ripani

«Tutti questi obblighi imposti dallo Stato hanno dei costi di tempo e di denaro e spesso la Confartigianato mette a disposizione delle imprese dei corsi, gratuiti, a proprie spese, per andare incontro a queste realtà – ha chiarito Pacifico Berrè, responsabile del Settore Edile e responsabile del Servizio Categorie e Sviluppo -. A questo si aggiungono i pagamenti che arrivano in ritardo di mesi se non di anni e dunque le imprese stanno, piano piano, decidendo di abbandonare la ricostruzione; questo però non e lo possiamo permettere», soprattutto perché «Macerata è stata scelta come provincia guida per il durc di congruità e dobbiamo quindi sensibilizzare su questo argomento» ha spiegato Francesco Bravi, presidente della Categoria Impianti Elettrici.

«Si sono aggiunti al lavoro degli adempimenti digitali che comunque non sostituiscono le carte e la digitalizzazione sta diventando un elemento che non sostituisce comunque il pezzo di carta – ha osservato Giorgio Menichelli, segretario di Confartigianato -. Vanno bene le modifiche ma che queste abbiano un ruolo di semplificazione perché altrimenti si dà vita a una occupazione malsana dove si assumono dipendenti fittizi che non incidono nemmeno sul Pil nazionale. Il rischio poi diviene quello di essere accusati di un sistema di illegalità».

Nel 2019, hanno chiuso 248 imprese nelle Marche: 33 ad Ascoli Piceno, zero a Fermo e 85 a Macerata: dati allarmanti che dimostrano come la burocrazia e la mancanza di semplificazioni stiano, piano piano, “soffocando” le imprese del nostro territorio.