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Macerata

Comandante dei carabinieri aggredito a Porto Recanati: la barista torna in libertà

Il giudice ha convalidato l'arresto, ma non ha ritenuto necessario disporre misure nei confronti della 47enne. In mattinata all'ospedale di Civitanova è stato operato il luogotenente Giuseppino Carbonari per una frattura al polso sinistro

MACERATA «Non ho litigato con il mio compagno, dovevo andare in farmacia. Il maresciallo mi ha presa per un braccio, ma io non l’ho spinto, non mi sono accorta che è caduto».

Si è difesa così oggi in aula la barista di 47 anni di Potenza Picena arrestata nella notte tra sabato e ieri dai carabinieri della Stazione di Porto Recanati per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni (ha aggredito il comandante Giuseppino Carbonari).

Questa mattina, mentre il luogotenente era all’ospedale di Civitanova per essere sottoposto ad un’operazione chirurgica al braccio sinistro (ha riportato una frattura pluriframmentaria di radio e ulna, con una prognosi di 40 giorni), la donna è stata condotta in Tribunale a Macerata per il processo per direttissima davanti al giudice Barbara Cortegiano e al pubblico ministero Francesca D’Arienzo.

L’avvocato Gianluca Gattari

Difesa dall’avvocato Gianluca Gattari, la 47enne ha respinto gli addebiti. Tra le lacrime ha detto di essersi spaventata nel vedere tanti carabinieri lì attorno a lei e di non aver spinto il comandante Carbonari, «è stato lui a spingermi e a farmi cadere», ha aggiunto. Al giudice ha riferito che la sera di sabato scorso era con il compagno a Porto Recanati, era scesa dall’auto per raggiungere una farmacia ma poi con la batteria del telefono quasi scarica aveva chiesto a una pattuglia di vigili urbani di poter contattare la sorella.

Diversa la ricostruzione dei carabinieri: mancava qualche minuto alla mezzanotte, i militari stavano rientrando in caserma dopo un servizio di controllo del territorio e avevano notato la donna ferma vicino ai parcheggi riservati ai militari. Mentre il luogotenente Carbonari stava rientrando in caserma la donna l’avrebbe avvicinato e, in stato di agitazione, gli avrebbe urlato: «Non valete un c…, siete delle teste di c…, qui è sempre chiuso e non c’è mai nessuno». Il comandante le si era avvicinato chiedendole di fornire le generalità ma lei avrebbe reagito urlando: «Non vi do un c…, non ti conosco, che c… vuoi. Maresciallo sei una testa di c…», sferrandogli un calcio che Carbonari era però riuscito ad evitare. Il militare l’aveva quindi presa per un braccio ma in quel frangente entrambi erano caduti a terra. Questa mattina al termine di un’udienza andata avanti per circa tre ore, il pm D’Arienzo ha chiesto la misura degli arresti domiciliari, ma il giudice Cortegiano ha convalidato l’arresto e messo la donna in libertà.

Dovrà tornare il prossimo 5 ottobre per la prosecuzione della direttissima. In aula, per il luogotenente c’era l’avvocato Vanni Vecchioli.