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Macerata

Civitanova Marche, il dem Micucci sulle sale slot: «Il sindaco tutela le lobby del gioco d’azzardo»

Il capogruppo dem in Consiglio comunale commenta la seduta di ieri sera, quando la maggioranza ha respinto la richiesta dell'opposizione di annullare la delibera per l'apertura di una sala slot

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(Foto di Aidan Howe da Pixabay)

CIVITANOVA MARCHE- «Ancora una volta il sindaco Ciarapica si disinteressa delle fasce deboli e decide di tutelare le lobby del gioco d’azzardo». Inizia così l’intervento di Francesco Micucci, capogruppo dem in Consiglio comunale, per commentare la seduta di ieri sera, quando la maggioranza ha respinto la richiesta delle opposizioni di cancellare la delibera con cui autorizza l’apertura di una sala slot in via Pellico.

Francesco Micucci
Francesco Micucci, capogruppo dem in Consiglio comunale di Civitanova Marche

Sulla questione si sono già espressi Tar e Consiglio di Stato, bocciando la delibera. Il motivo è da ricercare nella distanza che separa il locale da luoghi sensibili, come sportelli bancari e scuole: secondo la legge regionale, infatti, deve essere di almeno cinquecento metri. «Pur bocciata da ben quattro gradi di giudizio di Tar Marche e Consiglio di Stato – dice Micucci – , il sindaco pervicacemente si rifiuta di ritirare una delibera, la 323 del 2018, che non ha più alcuna valenza amministrativa. Il suo ritiro avrebbe però dato un segnale chiaro di un’amministrazione che sceglie definitivamente di stare dalla parte della legalità, a difesa dei più deboli, di tutti quegli anziani, giovani, lavoratori che non riescono a resistere al gioco d’azzardo patologico, riconosciuto oramai come una malattia a tutti gli effetti».

Duro l’attacco dell’ex consigliere regionale nei confronti del primo cittadino: «Ma il sindaco – afferma poi – questo segnale non ha voluto darlo – prosegue Micucci -, con un voto contrario che però ha visto smarcarsi da questa posizione ben tre consiglieri della sua maggioranza, che sul punto si sono astenuti. E non solo Ciarapica non ha voluto dare questo segnale, ma dopo aver fatto approvare la delibera nel 2018, nel tentativo di dare una sponda all’apertura di una nuova sala-slot bocciata dalla Questura di Macerata, ha poi chiesto alla Regione amica un parere interpretativo della L.r. 3/2017: parere che è stato pesantemente bocciato dal Consiglio di Stato, che lo ha definito come un tentativo di aggirare una norma chiara e palese».

E torna a ribadire un concetto già espresso nella serata di ieri: «E ora – dichiara – il sindaco insiste su questa strada facendo balenare l’ipotesi di una modifica normativa della legge regionale che possa allargare ancora di più le maglie per l’apertura di nuove sale-slot. Un comportamento deprecabile dell’amministrazione, che pure avrebbe gli strumenti per andare oltre la legge regionale, ma a tutela dei cittadini».

Micucci ricorda infine l’iter che portò all’approvazione della legge regionale e parla anche di Civitanova come un esempio negativo sul tema della ludopatia: «L’art.5 della legge regionale prevede infatti che i comuni possano adottare strumenti maggiormente restrittivi per l’espansione delle sale-slot, per problemi di salute o di ordine pubblico – aggiunge – : chi più di Civitanova dovrebbe intraprendere questa strada? Una città maglia nera per le somme sperperate nel gioco d’azzardo e per gli orari delle sale-slot, spesso aperte h24. Ogni azione portata avanti da Ciarapica è stata invece sempre motivata dall’esigenza di tutelare le lobby del gioco d’azzardo. Un comportamento – conclude Francesco Micucci – che non può essere più accettato e che mi auguro venga finalmente stigmatizzato dalla sua maggioranza che pure approvò all’unanimità nel 2017 la Legge Regionale. Una legge presentata dal sottoscritto e altri consiglieri del Pd, ma che vide come relatori a favore Luca Marconi ed Elena Leonardi, due esponenti di punta del centrodestra marchigiano. Ed anche sulla proposta di approvare in breve tempo un nuovo regolamento comunale che regolamenti l’espansione delle sale da gioco nel nostro territorio è calato il silenzio. Un silenzio che non fermerà la battaglia del Pd e della minoranza su questo tema: se servirà ci sostituiremo all’amministrazione e porteremo noi in dibattito il regolamento da approvare».

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