Macerata

Civitanova, Julio Velasco incanta il Rossini: «Bisogna credere in ciò che si fa per essere leader»

L'allenatore di origine argentina, sul palco del teatro civitanovese, ha raccontato aneddoti sulla sua carriera e dispensato consigli su come essere leader in una squadra

CIVITANOVA MARCHE- Julio Velasco, allenatore di pallavolo tra i più vincenti in Italia, illumina la serata del Rossini. La serata di ieri, dal titolo ‘I nuovi leader secondo Julio Velasco’ e patrocinata da Qn- Il Resto del Carlino, Università degli studi di Macerata, Comune di Civitanova in collaborazione con Uni.Co, Camera di Commercio Marche, Bper Banca, ha visto un pienone di pubblico nel prestigioso palcoscenico cittadino. Introdotto dal presentatore Marco Moscatelli, Velasco ha sciorinato aneddoti sulla sua carriera e dispensato consigli su come trasmettere fiducia e carisma ai propri compagni di squadra.

Gli aneddoti

«Quando andai ad allenare a Jesi dissi: “voglio allenare tre ore”. Mi risposero “non si può perché i giocatori non sono professionisti, lavorano”. Parlai con il presidente e il direttore sportivo. Quando uscii dalla stanza, tutti i giocatori mi guardavano pensando che fosse successo qualcosa. Invece spiegai loro che non era successo nulla e che ci si poteva allenare tre ore. Si poteva, ma perché si diceva che non si poteva? Si poteva. E così via».

E ancora: «Non ne parliamo quando vai in una nazionale. Perché è facile dire poi una ‘generazione di fenomeni‘. Nell’89 quando andai alla guida della nazionale dissi “voglio portare questo gruppo di giovani a vincere”. Non ci credeva nessuno, ma proprio nessuno. E alla prima riunione con i ragazzi dissi: “noi in quattro anni dobbiamo andare a giocare una finale. Dopo un anno abbiamo vinto il Mondiale”. Ma hanno vinto loro, io avevo visto che c’era del talento. Quando gli altri vedevano solo difetti, io vedevo un grande gruppo».

«Non esistono – ha detto ancora Velasco – le cose facili o difficili. Esistono le cose che per me sono facili ma per un altro sono difficili e viceversa. Quando non c’era il gps, si chiedeva: “come si arriva al teatro? Ti rispondevano: “Non si può sbagliare”. No, non mi dica così, per favore. Lei non si può sbagliare, io sì. Perché se è così, che non mi posso sbagliare, al primo dubbio mi salgono le pulsazioni e mi sento un idiota, subito».

E infine: «la parola leader non è valida per tutti. Sembra che il leader sia un messia. Non è così. Ci sono tanti leader, a seconda delle circostanze, delle caratteristiche. Se uno vede in una squadra, dice qual è il leader? Dipende. C’è quello che quando la squadra è in difficoltà tutti fanno affidamento a lui, c’è quello che nel tempo libero tutti lo seguono e così via. E’ difficile dire una cosa per tutti. Ma per alcune si può. Se io devo cambiare una situazione, devo crederci. Quando dici una cosa è ciò che senti veramente oppure lo dici così, per convenienza? E poi non possiamo avere due verità. Quando sto con tizio dico una cosa, con Caio ne dico un’altra: non funziona».

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