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Macerata

Civitanova, due legali sospesi per un anno. «Circuirono un uomo in difficoltà»

L'aggravamento della misura nei confronti di due legali del Foro di Macerata indagati, a vario titolo, per falsificazione di testamento e circonvenzione di incapace è stato disposto dai giudici del Tribunale del Riesame dopo il ricorso presentato dalla Procura

CIVITANOVA – Per un anno non potranno esercitare la professione forense i due avvocati civitanovesi indagati, a vario titolo, per falsificazione di testamento e circonvenzione di incapace. L’aggravamento della misura cautelare è stato disposto dai giudici del Riesame di Ancona dopo il ricorso presentato dal sostituto procuratore Vincenzo Carusi.

La vicenda era venuta alla luce dopo la morte di una ultranovantenne di Civitanova (avvenuta nell’ottobre 2020), a seguito della quale all’unico figlio avrebbe dovuto spettare l’intera cospicua eredità. In realtà così non accadde e l’avvocato che era stato nominato amministratore di sostegno del figlio, notando alcuni movimenti sospetti sull’ingente patrimonio, fece una segnalazione alla Procura di Macerata.

Ne scaturì un’indagine condotta dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, guidato dal tenente colonnello Massimiliano Bolognese, che scoprirono l’esistenza di un testamento apocrifo (falso), sulla base del quale la metà del patrimonio sarebbe spettata di diritto all’avvocatessa. Non solo. In base a quanto accertato preliminarmente dai militari i due avvocati (un uomo e una donna), avrebbero approfittato della condizione di debolezza dell’unico figlio dell’ultranovantenne, in precarie condizioni fisiche e mentali, e attraverso una frequentazione assidua e costante, lo avrebbero indotto a firmare una procura generale a favore di uno di loro.

Pm Vincenzo Carusi
Il pubblico ministero Vincenzo Carusi

Sulla base degli elementi raccolti, il giudice per le indagini preliminari Domenico Potetti aveva disposto, a carico dei due legali, l’interdizione per un anno dalla professione di avvocato limitatamente ad alcune tipologie di incarichi, nello specifico: in ordine alla cura, in ogni sede giudiziaria ed extragiudiziaria, degli interessi della vittima nonché alla cura e gestione di ogni procedura in materia di interdizione, inabilitazione e amministrazione di sostegno; il divieto di comunicazione e di avvicinamento all’abitazione e alla persona della vittima, mantenendo una distanza minima, da controllare attraverso l’applicazione di braccialetti elettronici. Nel mese di novembre dello scorso anno, i finanzieri diedero esecuzione alle misure cautelari personali disposte dal gip di Macerata, nel frattempo però il pubblico ministero Carusi impugnò l’ordinanza dinanzi ai giudici della Sezione Riesame e Appelli del Tribunale di Ancona. I giudici dorici hanno così accolto il ricorso del sostituto procuratore e disposto l’aggravamento delle precedenti misure cautelari, ordinando l’interdizione da tutte le attività inerenti alla professione di avvocato per la durata di 12 mesi.

Alla base della decisione ci sarebbero diversi episodi rilevati dagli inquirenti nel corso delle indagini preliminari in ordine ai quali sono stati ritenuti sussistenti gli estremi per la configurazione del reato di circonvenzione di incapace: sarebbe infatti emerso che i due legali, abusando della situazione di “fragilità” della vittima, l’avrebbero indotta a sottoporsi ad una serie di costose visite specialistiche presso professionisti (anche rinomati) in psichiatria, per ottenere diagnosi di “normalità” mentale e psichica, in modo da indurre il figlio orfano ad agire in giudizio per provocare la revoca dell’amministratore di sostegno e poter così avere “campo libero” nella gestione del patrimonio della vittima. Proprio alla luce di tali circostanze, il Tribunale, oltre a confermare il divieto di avvicinamento alla vittima, ha esteso la misura interdittiva già adottata, ricomprendendovi tutte le attività inerenti alla professione legale.

I due legali indagati sono difesi dai colleghi Federico Valori e Francesco De Minicis. «Si trattava di un provvedimento già noto da settimane – ha commentato l’avvocato De Minicis –, che i nostri assistiti avevano già spontaneamente attuato, rinunciando a tutti gli incarichi. Nel frattempo sono stati spontaneamente ed interamente riconsegnati tutti i beni ereditari, costituiti soltanto da immobili».