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Macerata

Camerino, tentò di uccidere la ex al Sottocorte: condannato a otto anni

La violenta aggressione avvenne il 7 maggio del 2019. Oggi la discussione e la sentenza. A pena espiata l'imputato, un 58enne di Montesilvano, dovrà permanere per un anno in una Rems

Il tribunale di Macerata

CAMERINO – Era il 7 maggio del 2019 quando l’imputato, un uomo di origine venezuelana che oggi ha 58 anni, partì da Montesilvano a bordo della propria auto per raggiungere il negozio di frutta e verdura della ex fidanzata al Sottocorte Village di Camerino. Quando entrò nell’esercizio commerciale aveva un coltello in mano, la ex fece appena in tempo a scappare e a chiudersi in bagno, lui ferì alla mano una commessa per cercare di prendere le chiavi e corse verso la toilette. Urlava «Ti ammazzo» mentre conficcava la lama del coltello nella porta. Nel frattempo qualcuno chiamò i soccorsi e immediatamente sul posto intervennero i carabinieri della Compagnia di Camerino, all’epoca guidata dal capitano Roberto Nicola Cara. Solo il loro arrivo tempestivo impedì che accadesse il peggio: l’uomo reagì e tentò di colpire un militare ma venne immobilizzato e arrestato. Questo è l’antefatto.

L’avvocato Luca Belardinelli

Oggi nell’udienza preliminare dinanzi al gup del Tribunale di Macerata, Domenico Potetti, e al pubblico ministero Enrico Riccioni, è stato discusso il procedimento con rito abbreviato per tentato omicidio. Il pm ha concluso la requisitoria chiedendo la condanna a otto anni di reclusione, richiesta accolta dal giudice che ha disposto, a pena espiata, anche la permanenza per un anno in una Rems, una Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza, e la condanna al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva di 30.000 euro nei confronti della donna, parte civile con l’avvocato Luca Belardinelli.

Nel corso del procedimento il gup aveva disposto una perizia sull’imputato affidando l’incarico allo psichiatra Gianni Giuli per accertare la capacità di intendere e di volere dell’imputato al momento dei fatti, la sua capacità di partecipare al processo e la sua pericolosità sociale. Il professionista concluse l’accertamento rilevando che l’imputato al momento del fatto presentava un’anomalia psichica tale da scemare grandemente la capacità di intendere e di volere, ma che comunque era capace di partecipare coscientemente al processo, ma allo stesso tempo era una persona socialmente pericolosa e quella pericolosità sociale, secondo lo psichiatra, poteva essere affrontata con l’inserimento in una struttura di cura ad alta sicurezza (una Rems). Una volta depositate le motivazioni il legale della difesa, l’avvocato Federica Squadrini, potrà valutare se impugnare la sentenza in Appello.