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Macerata

Macerata, l’allarme dei sindacati: «Riaprire le case di riposo e le Rsa o si rischia l’abbandono sociale»

«Da quasi tre mesi gli ospiti sono stati privati dal contattocon i propri cari». Le parti sociali presenteranno alla Regione i protocolli per permettere le visite, sperando in un decreto che riapra le strutture

cura degli anziani, alzheimer, demenze

MACERATA – Per evitare «una condizione di isolamento inaccettabile» è necessario riaprire residenze protette e Rsa. A chiedere un cambio di passo sono le organizzazioni sindacali unitarie dei pensionati maceratesi SPI-CGIL, FNP-CISL e UILP-UIL.

Rimane ancora molto alta l’attenzione sulle case di riposo, sulle Rsa e sulle residenze protette che ospitano gli anziani nella nostra Regione: al momento ancora non si sono registrate nuove decisioni in merito alla possibilità di far ripartire le visite da parte di parenti e familiari.

In provincia, un quarto dei decessi complessivi ha riguardato gli ospiti delle strutture per anziani e questo dato, nonostante molte strutture siano tornate Covid-free, continua a preoccupare e a non far abbassare la guardia agli amministratori locali, alle cooperative che gestiscono le strutture e all’Asur.

«Dal mese di aprile nelle strutture sono state vietate le visite dei parenti agli ospiti per evitare possibili contagi da Coronavirus – spiegano i tre segretari sindacali Stefano Tordini, Giuseppe Spernanzoni e Manuel Broglia -. Stiamo ora vivendo la Fase 3 in cui sta avvenendo il riavvio di quasi tutte le attività pubbliche e private, nel contesto di un’importante e attenta opera di riapertura sociale. Ma questo purtroppo non avviene ancora in questi luoghi. Da quasi tre mesi ormai gli ospiti delle strutture sono stati privati dal contatto e dalla presenza dei propri cari. Solo in alcune sporadiche realtà è possibile comunicare con chiamate e videochiamate, grazie alla disponibilità del personale e all’utilizzo di mezzi tecnologici come telefonini e tablet».

Tordini, Spernanzoni e Broglia evidenziano una situazione, a loro dire, «particolarmente grave nel caso di persone non autosufficienti, per cui l’assistenza e l’affetto dei familiari è determinante sotto il profilo delle condizioni fisiche e psicologiche, che si aggravano a seguito della loro privazione. Arrivati ormai alla fine di giugno – continuano – è necessario fare un passo avanti anche in questi luoghi altamente rappresentativi della realtà sociale del nostro paese e dell’espressione di affetti di gran parte di noi. Se non saremo capaci di avviare da subito la riapertura delle strutture sociali e sociosanitarie per anziani si rischia una condizione di isolamento inaccettabile, che mette in contraddizione le azioni svolte a oggi per tutelarli e salvaguardarli».

«Gli enti gestori delle strutture debbono attrezzarsi nel più breve tempo possibile per una riapertura ai familiari, seguendo naturalmente regole precise di metodo e comportamento, mettendo in atto e realizzando protocolli specifici di sicurezza: dalla predisposizione alla riorganizzazione di spazi specifici fino all’assistenza e all’utilizzo di strumenti che mettano in sicurezza i loro ospiti – proseguono -. Questo affinché nel più breve tempo possibile gli ospiti delle strutture possano ripristinare, anche se parzialmente, le proprie relazioni, i propri contatti, i propri affetti, in un circuito di normalità non più rinviabile».

«Abbiamo avuto contatti con molti familiari degli ospiti che chiedono la riapertura delle visite – ha aggiunto Tordini -. Al momento non ci sono nemmeno le direttive e i protocolli regionali e anche in tal senso vogliamo sollecitare le istituzioni a mettere in campo ogni azione possibile per accorciare i tempi. Nel fine settimana alcune strutture presenteranno volontariamente alla regione i rispettivi protocolli sperando in un’accoglienza e in un decreto che riapra le strutture per anziani».

«Ringraziamo e siamo riconoscenti a tutte le strutture che hanno fatto il possibile fino ad ora per proteggere gli anziani e gli ospiti in queste realtà. Ora bisogna proteggerli dal possibile isolamento e dal conseguente, dannosissimo, abbandono sociale – concludono Tordini, Spernanzoni e Broglia -. Da parte nostra proseguiremo in un’azione di confronto costante con le strutture, con le istituzioni socio sanitarie e con l’Asur – ciascuno relativamente alle loro competenze – affinché vengano adottati il prima possibile piani e percorsi di riaperture e di accesso ai familiari in tutta sicurezza, consapevoli dello straordinario impegno che sarà necessario, anche in termini di risorse e di personale».