Centro Pagina - cronaca e attualità

HOME REGIONALE

Fortuna a tavola: ecco i cibi beneaugurali di Natale

Secondo la tradizione nel periodo che va dalla Vigilia al Capodanno alcune pietanze propiziano giorni lieti, abbondanza e buona sorte. Un breve viaggio sulle tavole del mondo tra tipicità e qualche aneddoto curioso

|||
|||

Il Natale, in tutto il mondo, significa tradizioni e cibi beneaugurali. Lenticchie, fagioli, frutta fresca e secca, ma anche cotechino e zampone. Scopriamo alcuni alimenti che non possono mancare in tavola nel periodo più magico dell’anno, con un occhio anche alle delizie e alle goloserie preferite dai più piccoli.
Ecco qui un breve viaggio sulle tavole del mondo tra tipicità e qualche aneddoto curioso.

Lenticchie, riso e fagioli
Tutti i cibi composti da chicchi o da piccole parti alludono alla ricchezza. Per questo, soprattutto a Capodanno, le lenticchie sono il cibo da prediligere come auspicio di abbondanza per l’anno che verrà. Negli Stati Uniti invece questa funzione viene data ai fagioli neri, presenti in ricette come l’Hoppin John, primo piatto tipico del Capodanno statunitense a base di riso e fagioli neri.

Anche il riso ha infatti un significato simile, in molte culture. Si può consumare come portata, ma anche creando dei sacchettini portafortuna che lo contengano.

Frutta fresca
La frutta di forma sferica come mele, arancemandarini e kumquat (mandarino cinese) è di buon augurio. Anche il melograno simboleggia fortuna e fertilità, ma il posto d’onore per le feste natalizie è riservato, in molte parti del mondo, al kiwi. È infatti l’ingrediente base di alcuni dolci tipici come il Pavlova cake, dolce neozelandese a base di meringa, kiwi e fragole.


Anche i chicchi d’uva sono simbolo di ricchezza, tanto che in Spagna è un rito tradizionale quello di mangiarne 12 ai 12 rintocchi di campana, proprio allo scoccare della mezzanotte della notte di Natale.

Non ultimo l’ananas, frutto tipico del periodo natalizio, ma anche del cenone di Capodanno.

Frutta secca
Noci
, mandorle, uvetta, datteri e fichi sono i cibi beneaugurali per eccellenza, sin dalle antichità classiche. Ancora oggi in Grecia si usa mangiare 13 diversi tipi di frutta secca. Tredici sono inoltre anche i commensali del “revellon“, letteralmente “il risveglio”, ovvero il tipico pranzo di Natale francese. Il 13 richiama infatti il numero dei commensali dell’ultima cena.

Verdure a foglia verde e peperoncini
Il verde allude al colore delle banconote. Per questo in molti paesi è tradizione mangiare verdure cotte di colore verde nel periodo in cui si avvicina il nuovo anno, per propiziare guadagni economici e prosperità.

Accanto alla ricchezza però è bene anche allontanare i cattivi auspici. Per questo sulla tavola natalizia e di Capodanno si usa il peperoncino, anche solo per decorare: il colore rosso, per tradizione, rappresenta una difesa scaramantica dai malfattori. La forma del peperoncino allude inoltre al fuoco, associato culturalmente a riti per accogliere il Natale. In Portogallo ad esempio si usa accendere un falò durante la notte della vigilia di Natale, come simbolo di luce, vita e verità.

Cotechino e zampone
Il consumo di questi due cibi si lega al significato simbolico del maiale, animale che, sin dalle culture antiche, allude alla fertilità. Se in Egitto era un animale sacro alla dea Iside, in Grecia e a Roma alludeva alle dee dell’agricoltura Cerere e Demetra. Tuttavia, tramite la mediazione cristiana, ha assunto un’accezione negativa. Per i cristiani allude infatti al peccato e all’eccesso, in particolare al vizio della gola. Dante docet: nella Divina Commedia infatti, terzo cerchio e sesto canto dell’Inferno, il padre della lingua italiana, in vesti di pellegrino, è contornato dal fango e dalle anime dei golosi che vi sono immersi, proprio come maiali.

Pesce
Sebbene non tutti lo sappiano, anche nei paesi asiatici, da qualche anno, si usa festeggiare il Natale, in modo per lo più avulso da significati religiosi, come semplice occasione conviviale. Tra i cibi della festa troviamo, sulle tavole asiatiche, riso, noodles e pesce intero. La testa e la coda rappresentano infatti la ciclicità della vita, la fine e l’inizio di un nuovo anno come continuità.

D’altronde, anche nelle culture cristiane, il giorno della Vigilia, sia di Natale che di Capodanno, si mangia per tradizione il pesce, come forma di semi-digiuno e di astinenza dalla carne.

Dolci (con la sorpresa)
Quando si parla di dolci natalizi non si può prescindere dai classici: panettone, pandoro e torrone. Sono molti altri, tuttavia, i dolci portafortuna consumati sulla tavola natalizia nei giorni di festa, in tutto il mondo.


Molto diffusi sono ad esempio il marzapane e la pasta di mandorle, simboli di ricchezza. Lo detta la stessa etimologia. In arabo infatti “marzapane” ha il significato di “moneta“.

I più piccoli saranno di certo contenti delle monete di cioccolato, usate in Grecia per preparare la “Vassilopitta“, un dolce al cui interno vengono nascoste monetine, vere o di cioccolata. È d’altronde tradizione, in molti paesi, inserire “sorprese” nei dolci tipici locali: esempi sono il Christmas Pudding inglese, la Galette des Rois (“torta dei re”) francese e il Roscos de Reyes iberico. Queste due ultime squisitezze racchiudono una statuina di re in gesso colorato. Chi ha la fortuna di trovarla sarà re o regina per un giorno. Di contro, chi avrà la fetta con la fava avrà l’onere di pagare la cena.

Ma i veri dolcetti natalizi inglesi sono i Mince pies, tortine che i bambini, la notte di Natale, lasciano vicino al camino per Santa Claus. Insieme a un bicchiere di brandy lo spuntino lo aiuterà nel lungo viaggio.

Riti legati al cibo o al pranzo di Natale sono presenti anche in Grecia, dove si condivide il “pane di Cristo“. Si tratta di una pagnotta dolce sulla quale viene incisa una croce prima di infornarla. Secondo la tradizione il “pater familias”, durante il pranzo di Natale, deve spezzare questo pane tenendolo sulla propria testa. Più grande sarà il pezzo di sinistra, più lieto sarà l’anno a venire. Anche in Polonia d’altronde in famiglia si condivide un dolce: l’Oplatek, un’ostia decorata che viene ripartita tra i commensali, ma solo dopo aver visto la prima stella della sera.

Tornando in Italia, in ogni tavola del sud che si rispetti non devono mancare, soprattutto, gli Struffoli, palline fritte con miele e confetti. Simili alla cicerchiata carnascialesca, se mangiati a Capodanno propiziano 12 mesi prosperi e ricchi di emozioni!