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Ecoprint: vestirsi di foglie

Una tecnica antica di stampa vegetale su tessuti e su carta. L'intervista a Manuela Rossetti di Agugliano che nell'azienda Coloroff a Belvedere, ospita un corso per apprenderne i segreti

Manuela Rossetti

Stampare le foglie, le radici, le bacche e i fiori su tela. Una tendenza ecologica e affascinante che sta prendendo molto campo nella nostra Regione grazie, soprattutto, all’impegno di chi ha studiato questa tecnica e ne ha fatto il suo lavoro.

Manuela all’opera con l’Ecoprint

Manuela Rossetti di Agugliano è esperta di Ecoprint: «Il termine Ecoprint sta ad indicare una stampa vegetale su tessuti e su carta; vengono stampate le foglie, le radici, i fiori e le bacche. In realtà è molto riduttivo chiamarla stampa, questa infatti rimanda ad una procedura chimica, in Ecoprint invece, viene utilizzato tutto ciò che è vegetale: la foglia rilascia il tannino che si imprime sul tessuto in maniera stabile. Si possono così ottenere dei tessuti unici al mondo con “stampate” foglie di quercia, di acero, fiori di garofanini, petali di rose, fiori di elicrisio e tantissime altre specie».

Quali sono i vantaggi di questa tecnica e cosa si può ottenere?
«La prima cosa che mi viene in mente è che indossare un ecoprint è un po’ come indossare la natura; se ami tanto la natura, questo è il vantaggio più grande. Possiamo poi aggiungere il fatto che non si usano colori chimici, questo significa inquinare il meno possibile e produrre sempre pezzi unici ed inimitabili. L’ecoprint è una sorta di meditazione per me, ho imparato a riconoscere le piante, il progetto inizia con una raccolta, ci si china su di loro quasi a ringraziarle con umiltà, un po’ come a chiedere il permesso, per poi accorgersi di essere entrati in un mondo fatato.

Inizialmente, i miei manufatti erano tutti volti ad essere indossati e il fatto che non orlo le mie stoffine ha dato modo ad ognuno di giocarci e inventarsi una collocazione diversa dal vestiario. Ecco che delle tele sono diventate testate di letti, altre quadri e altre ancora pannelli per vetrine, paralumi e lampade. La mia casa è tappezzata di quadri in ecoprint a cui ho ovviamente abbinato la tintura vegetale, fatta con radici di robbia, cortecce di alberi, foglie di cavolo e tanto altro; la sera mi metto sul divano e osservo i miei lavori: cerco la fogliolina di eucalipto che magicamente è rossa, scopro vicino la piccola quercia raccolta sotto casa, il fiore di Elicrisio preso al Conero, lo scotano rubato alla vicina, ogni foglia ha la sua storia e richiama una virtù in particolare! Ma poi….un profumo… sono tele vive… mutano nel tempo, i colori virano… sembra una magia!».

Come hai iniziato e che cosa ti ha spinto a farlo?
«Ho iniziato spinta dalla voglia di conoscere le piante spontanee e la mia maestra, Maria Sonia Baldoni durante le nostre uscite mi indicava spesso nomi di piante tintorie, ma non credevo che quelle informazioni mi potessero mai realmente servire, fino a che Sonia mi nominò Sheila Roccheggiani….e così andai su Internet e vidi uno dei suoi lavori in Ecoprint. Amore a prima vista, il giorno dopo chiamai per iscrivermi ad un corso in Emilia Romagna poi sperimentai la natura nelle quattro stagioni, cosa fondamentale anche per verificare la stabilità dei colori ma soprattutto le piante tintorie in tutte le fasi, dalla dormienza alla fioritura. Ho imparato a raccogliere le radici in autunno/inverno, a fare scorta di vegetali in autunno, ho imparato ad essiccarli per poter lavorare anche in inverno, a raccogliere i fiori tintori in primavera e posso dire che mese dopo mese ho cambiato e si affinato le mie tecniche. Dopo qualche tempo venne la prima esposizione, un successo su tutti i fronti, vidi che le mie stoffine appassionavano persone di tutte le età mettendo in accordo nonne e nipoti, poi la seconda fino ad arrivare alla prima collaborazione e via, è cominciata una nuova avventura!».

Questa tecnica sta destando molto interesse nella nostra zona. Cosa ne pensi?
«Sono molto contenta, le generazioni stanno cambiando e finalmente c’è un ritorno agli antichi mestieri e agli antichi saperi. Molte persone stanno ritornando all’agricoltura ed ad arti quali la tessitura, cardatura…e mi fa un immenso piacere. E’ come vivere una rinascita, secondo me stiamo segnando il passaggio tra il Vecchio e il Nuovo mondo, con impronte sempre più decise. Ai miei corsi vengono persone di tutte le età e si crea una bellissima atmosfera, quasi alchemica, sembriamo tutte streghette che preparano intrugli e pozioni!».

Il prossimo corso si tiene a Belvedere Ostrense, l’occasione giusta per conoscere da vicino questa realtà.
«Il corso a Belvedere è il primo di una serie di eventi per il Progetto Athanor. La scelta del nome è quasi venuta da sé. Athanor, è un forno alchemico, il cui fuoco non si spegne mai e con un significato più ermetico di purificazione ed elevazione. Athanor nasce dalla collaborazione con Sandra Quarantini, titolare di Coloroff, azienda che coltiva piante tintorie e per stampa vegetale, sede poi del laboratorio. Saranno due giorni, 25 e 26 febbraio in cui abbineremo l’ecoprint alla tintura, faremo decotti di piante tintorie, creeremo colori e stampe, faremo riconoscimento di piante il tutto nelle magnifiche colline marchigiane di Belvedere Ostrense. I partecipanti impareranno 3 tecniche di stampa al vegetale, sono sicura che ci sarà da divertirsi, pranzeremo insieme e come sempre si creerà la magia che solo la natura sa darti».

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