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Jesi

Volo di stato per lo jesino Santiago, 12.800 firme in 24 ore su Change.org

In sole 24 ore, migliaia di persone hanno sottoscritto l'appello alla Farnesina lanciato da Marcello Loccioni per far tornare in Italia il figlio bloccato da mesi su un letto d'ospedale in Thailandia

Santiago Loccioni
Santiago Loccioni

«Chiediamo una celere partenza di Santiago da Bangkok con volo di linea fino ad Amsterdam e con volo di stato da Amsterdam a Falconara Marittima. Il tempo scorre inesorabilmente, ogni minuto che passa è prezioso: se Santiago non dovesse rientrare in Italia a breve, potrebbe rimetterci la vita».

È con queste parole che Marcello, padre di Santiago Loccioni, si rivolge alla Farnesina per chiedere un volo di stato che riporti a casa il giovane animatore turistico di Campione d’Italia, originario di Jesi, precipitato il 20 giugno scorso da un ponte nel nord della Thailandia, Paese nel quale lavorava. Il 29enne è ancora oggi bloccato in gravi condizioni su un letto d’ospedale di Bangkok.
Sulla pagina della petizione #FatePresto: Riportate a casa mio figlio Santiago, lanciata ieri dalla famiglia sulla piattaforma online Change.org, l’appello di Marcello Loccioni ha superato le 12.800 adesioni in sole 24 ore: migliaia le persone che chiedono di far tornare il 29enne in Italia per essere sottoposto a un’operazione urgente, già prenotata all’ospedale Torrette di Ancona.

«Mio figlio Santiago, che si trovava in Thailandia come animatore turistico, è rimasto bloccato per via del Covid-19 – spiega nella petizione Marcello Loccioni -. Il 20 giugno 2020, durante un’escursione turistica, Santiago è precipitato da un ponte in mezzo alla foresta nel territorio di Pai, dall’altezza di 8 metri. Vivo per miracolo, si è ritrovato con fratture multiple: all’anca, bacino, schiena, osso del collo, cervicale. Aveva inoltre ferite, tagli e un ematoma alla testa. Ha perso conoscenza e visto che a Pai non potevano fare nulla lo hanno portato nella clinica di Chiang Mai dove è rimasto bloccato e sottoposto a un intervento chirurgico di 12 ore, con costi sanitari enormi. Potete immaginare cosa voglia dire svegliarsi paralizzati soli dentro un posto dove tutti parlano e non si comprende nulla? Appena i medici ci hanno dato l’ok per il rimpatrio abbiamo però trovato tutte le porte chiuse: il consolato thailandese di Roma dopo 3 tamponi ci ha respinto il visto per la terza volta. Il nostro Ministero degli Esteri ha bellamente ignorato le nostre ripetute richieste di aiuto e soccorso. Lavorando con il consolato italiano di Bangkok e con quello svizzero per poterlo ricoverare a Lugano abbiamo trovato 1000 opposizioni: annullamento di visti e di biglietti aerei pre-pagati anticipatamente: il 22 luglio, il 23 agosto, il primo settembre , il 4 settembre».

Santiago Loccioni

«Dopo ripetute richieste di aiuto – continua Marcello – ora le autorità diplomatiche ci hanno promesso che Santiago potrà rientrare a casa il 18 settembre ma alla luce di quanto abbiamo passato e stiamo vivendo non ci fidiamo delle promesse del Consolato. Dopo reiterati appelli inascoltati, che abbiamo rivolto anche ad autorità politiche e religiose, abbiamo provveduto a farlo trasferire a Bangkok.
Le cartelle cliniche sono state visionate anche da primari in Italia e in Svizzera: il giovane necessita di un altro intervento, che abbiamo prenotato con urgenza all’ospedale di Torrette ad Ancona».

Un’altra petizione va intanto avanti per aiutare la famiglia a sostenere le spese mediche di Santiago in Thailandia, quella sulla piattaforma di crowdfunding gofundme.com dove sono stati già raccolti oltre 33mila euro. Un aiuto importante per la famiglia del ragazzo, che non naviga nel benessere (il padre, Marcello, che vive a Jesi, è oggi disoccupato dopo essere stato operaio presso la ex Merloni) e che sta impegnando ogni sua risorsa nell’assistere il figlio in un Paese dove la sanità gratuita non esiste.