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Jesi

Villa Igea e Villa Serena, la Cgil: «Continuano gli interventi contro il personale»

Beltrani per il sindacato spiega: divieto ai dipendenti delle due strutture di "utilizzare le cucinette dei reparti ed i frigoriferi per consumare qualsiasi cibo ad uso personale"

sindacati per villa serena
A destra Alberto Beltrani per Fp Cgil

JESI – Strutture sanitarie private contro i lavoratori. Questo quanto riferisce Alberto Beltrani per la Fp Cgil Marche, riferendosi a Villa Serena e Villa Igea.

«Una circolare interna fa assoluto divieto ai dipendenti delle due strutture di “utilizzare le cucinette dei reparti ed i frigoriferi per consumare qualsiasi cibo ad uso personale” adducendo a motivazione la necessità di “rispettare le leggi”, senza tuttavia precisare quali – spiega Beltrani – L’ennesimo intervento, dunque, contro il personale. Questo, infatti, accade dopo l’abbassamento degli stipendi deciso dai Petruzzi per tutti i dipendenti delle Marche, determinato dall’improvvisa decisione di disapplicare la circolare Aiop (tutt’ora vigente) che ne prevedeva il riconoscimento in conseguenza delle maggiori tariffe riconosciute dalla Regione Marche a copertura di maggiori di costi contrattuali in realtà mai sostenuti. Ma anche dopo tutte le criticità che i lavoratori di Villa Serena sopportano, continuando a lavorare in condizioni di difficile convivenza con i lavori di ristrutturazione della Casa di Cura che l’azienda sta portando avanti e che costringerebbero lavoratori e pazienti a sopportare per tutto il giorno fastidiosi rumori determinati da trapani e martelli pneumatici».

I sindacati avevano annunciato aria di tempesta già alla fine dello scorso anno (leggi l’articolo), spiegando come stavano le cose alla Casa di Cura Villa Serena di Jesi a due anni dal fallimento della Salus. La struttura, all’inizio del 2016 era stata riavviata dal gruppo gruppo “Policlinico Abano Terme” di proprietà della famiglia Petruzzi.

«C’è stata la raffica di contestazioni disciplinari che hanno interessato e continuano ad interessare, molti lavoratori di Villa Serena per asserite irregolarità di tenuta delle cartelle cliniche – continua Beltrani – E non vanno dimenticati i quattro licenziamenti in tronco disposti dalla nuova proprietà. Il tutto dopo aver sbandierato a tutti i dipendenti il riconoscimento di fantomatici benefit, (dei quali al momento, in realtà, non se ne è vista neppure l’ombra) e dopo aver profuso molte parole sull’intenzione di aprire una sala mensa dedicata ai dipendenti.
Quanto alla nuova circolare interna, è difficile immaginare che possano esserci legislazioni diverse per il personale della sanità pubblica, (dove i lavoratori possono portare alimenti e snack da casa, custodirli in frigoriferi destinati ad esclusivo uso interno del personale) e “leggi” per i dipendenti dei Petruzzi ai quali è stato imposto prima di togliere le targhette che indicavano i frigoriferi ad uso interno del personale e poi ora anche di poter consumare qualsiasi tipo di cibo all’interno delle cucinette».

Per il sindacato i lavoratori non possono stare digiuni per le dieci ore di servizio o essere costretti a mangiare i prodotti delle macchinette. «Vietato anche l’accesso al bar “in divisa da lavoro”, come se gli operatori potessero, svestirsi e poi rivestirsi, durante l’attività lavorativa, per poter accedere al bar e consumare velocemente un semplice caffè. La gestione delle risorse umane delle due strutture sembra sempre più mirata a generare malcontento e demotivazione. Moltissime le reazioni pervenute dai lavoratori per questa ulteriore restrizione da parte della proprietà».

La FP CGIL vuole vederci chiaro e il segretario regionale Alberto Beltrani chiederà agli organi di competenza, la verifica di tutte le norme su salute e sicurezza per tutti i cantieri interni delle strutture, oltre che, al Presidente Ceriscioli, una verifica degli standard di assistenza erogati e dei contingenti di personale in servizio «considerato che l’azienda continua ad utilizzare personale a scavalco tra le due strutture. L’utile di esercizio, conseguito dalla Labor in questi ultimi anni, denota un ottimo stato di salute in un contesto di continui incrementi di posti letto e di risorse pubbliche assegnate dalla Regione e non si riesce proprio a capire a cosa serva, continuare a stressare ulteriormente i rapporti con le proprie maestranze».