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Jesi

L’università a Jesi chiude, parla la Fondazione Colocci

La notizia era nell'aria già da tempo e a settembre 2019 non ci saranno più lezioni. Gli studenti però si mobilitano e chiedono spiegazioni. «Ad oggi resta invariata la nostra volontà a proseguire il progetto culturale intrapreso con Macerata» spiega l'ente che ospita i corsi dell'ateneo maceratese

La sala studio dell'università di Jesi

JESI – La notizia era nell’aria già da tempo. L’università jesina chiude e l’anno accademico 2018/2019 è l’ultimo attivo. A settembre del prossimo anno si ferma tutto dunque qui in città. Molte le domande però che gli studenti iscritti ai corsi oggi si fanno e a cui chiedono una risposta, cercando chiarezza. «I motivi di questa decisione ancora non sono chiari, mentre sembra essere certa la fine di speranze e progetti di centinaia di studenti (e delle loro famiglie) che avevano ed hanno riposto in questo centro del sapere, tutte le loro aspettative e i sogni. Trasferirsi a Civitanova oppure a Macerata è sinonimo di maggior costi e sacrifici», dice il Movimento Studentesco degli universitari di Macerata della sede distaccata “Fondazione Colocci” – Jesi.

In questa situazione la Fondazione Colocci dice la sua. «Abbiamo impiegato diversi anni per sistemare le vicende societarie legate al crack di Banca Marche e per gestire la conseguente impossibilità della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi a fornire il proprio contributo finanziario – spiega -. Nonostante ciò, con l’impegno dei soci e con notevoli sacrifici, particolarmente dolorosi perché hanno coinvolto il personale, è riuscita a garantire la piena funzionalità della sede e l’erogazione dei servizi agli studenti e ai docenti. Relativamente alla convenzione decennale in atto con l’Università di Macerata, firmata nella metà del 2015, abbiamo lavorato per la modifica della durata e dell’importo da erogare, in quanto non sussistevano più le condizioni economiche per il rispetto di quanto siglato in passato. Nel chiedere e nell’ottenere ciò, è stata fornita la massima disponibilità ad affrontare tutte le questioni utili, in modo da poter successivamente rinnovare gli accordi e far sì che l’Università di Macerata, seppur con condizioni diverse, potesse rimanere a Jesi, anche ampliando e migliorando la propria offerta formativa. Questa intenzione è stata ribadita dalla Fondazione e dal Comune di Jesi, nella persona del sindaco Bacci e dell’assessore Marisa Campanelli, sia negli incontri con il rettore Adornato sia nelle comunicazioni scritte intercorse tra la Fondazione e l’Università».

Che prosegue. «Nell’eventualità non ci fossero state le prerogative per rinnovare gli accordi, la Fondazione Colocci si è sempre resa comunque disponibile a fare il possibile affinché quanti fossero già iscritti a Jesi potessero regolarmente terminare il ciclo di studi in sede: ciò per permettere agli studenti del territorio (che sono la maggioranza degli iscritti) di completare senza sconvolgimenti logistici il proprio corso di laurea. Ad oggi resta invariata la nostra volontà a proseguire il progetto culturale intrapreso con Macerata, poiché siamo convinti che la presenza dell’università a Jesi rappresenti un arricchimento fondamentale per le centinaia di studenti che frequentano i corsi, per le loro famiglie, ma soprattutto per la città e il territorio circostante. Pertanto diamo il pieno appoggio agli studenti che, nel rispetto dei propri diritti morali ed economici, chiedono di terminare gli studi laddove li hanno iniziati e ci impegniamo a favorire, in accordo con i nostri soci istituzionali (in primis il Comune di Jesi), il dialogo tra le parti, affinché tutte le componenti trovino piena soddisfazione delle decisioni che verranno prese».

E conclude: «Mentre continuiamo a lavorare, animati dallo spirito costruttivo con cui abbiamo affrontato tutte le difficoltà degli ultimi anni, ci preme informare che stiamo portando a termine una profonda ristrutturazione della nostra compagine sociale e del nostro statuto, nell’ottica di proseguire e incrementare l’attività di alta formazione che da 22 anni ci caratterizzano».