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Jesi

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Trionfo di Fratelli d’Italia e del centrodestra, la parola agli imprenditori di Jesi

Pierluigi Bocchini (Clabo) ed Emiliano Baldi (Baldi Carni) commentano l’esito elettorale e auspicano investimenti per la crescita

Giorgia Meloni
Giorgia Meloni ad Ancona

JESI – Giorgia Meloni è la vincitrice indiscussa delle elezioni del 25 settembre. Fratelli d’Italia è il primo partito e il centrodestra ottiene un’ampia maggioranza in Parlamento. Bene anche il Movimento 5 Stelle, a differenza del Pd che, a parte Jesi e pochi altri Comuni in Italia, scende sotto al 20%.

Pierluigi Bocchini (foto dal profilo Fb personale e ufficiale)

«Mi sembra chiaro come finalmente si esca dalle urne con un vincitore, cosa tutt’altro che scontata negli ultimi 15 anni – le parole dell’imprenditore Pierluigi Bocchini (Clabo) -. Il risultato è chiaro e garantisce ad una parte politica diritti e responsabilità. Abbiamo, come Marche, un’occasione storica. Non posso dimenticare che la campagna elettorale di Giorgia Meloni è iniziata proprio ad Ancona e spero che anche nella sua azione di governo il nostro territorio rimanga prioritario. Abbiamo un disperato bisogno di infrastrutture per tornare ad essere attrattivi e non rischiare l’isolamento e la desertificazione industriale. Un unico rammarico: su 15 parlamentari eletti, ne abbiamo solo uno espressione della provincia di Ancona per origine e residenza. Il capoluogo rimane ancora una volta largamente sotto rappresentato. Spero si possa porre rimedio a questa stortura ora che necessariamente occorrerà rimettere mano alla composizione della giunta regionale ed ai ruolo di sotto governo a Roma».

L’amministratore delegato di Baldi Carni, Emiliano Baldi

Emiliano Baldi (Baldi) affida le proprie considerazioni ai social. «Congratulazioni a Giorgia Meloni e FdI – scrive l’imprenditore jesino -. Una campagna elettorale oggettivamente intelligente. Il discorso post voto, più che apprezzabile, è da premier in pectore, come il posizionamento espresso negli ultimi mesi. Alcuni l’accusano di essere una maschera; spero sinceramente di no perché altrimenti i moderati che ha convinto la renderanno quella stessa meteora che sono stati Salvini e Di Maio. Oltre che fare veramente tanto male al paese. Poco da dire sul resto: Conte capitalizza il più grosso voto di scambio mai visto evitando l’estinzione. Le ricette proposte sono il contrario di quanto serve al paese. Lo sono sempre state ma tant’è. Letta paga la scelta di abbandonare il centro a favore delle peggiori ricette post comuniste possibili. Terzo polo vera novità. Risultato lusinghiero per un Highlander come Renzi, nonostante la più grossa campagna diffamatoria subita, forse superiore a quella riservata a Berlusconi, ed un “newbie” politico, ma non tecnico, come Calenda, che paga l’ingenuità della tentata alleanza col Pd “per battere le destre” che gli ha precluso almeno, secondo me, alcuni punti di delusi da FI e Lega che hanno ripiegato su FdI. Magari un seme da cui far crescere l’alternativa pragmatica che manca da decenni al paese con proposte per i giovani che mancano da sempre. Berlusconi da apprezzare per l’incredibile dote di resilienza da TikTok dimostrata. Ma ormai il fulgido esempio di come il passaggio generazionale è un’occasione mancata. Dopo di lui che ne sarà di Forza Italia? Paragone, Rizzo, Adinolfi, De Magistris restano fuori dalle istituzioni. L’elettorato a cui si rivolgono è notoriamente becero, livoroso ed egoista, gente che non costruisce niente e che non ha capacità di essere comunità nemmeno nelle idee bislacche e medievali che la dovrebbe unire. Ultima considerazione: quello di Draghi non era il governo dei migliori. Era semplicemente il governo del migliore. Ha tenuto insieme gente come Di Maio, Speranza e Orlando e li ha saputi far funzionare come nessuno prima di lui sia mai riuscito nell’ottenimento degli obiettivi prefissati. Certo l’esempio con il predecessore rende difficile la valutazione oggettiva – per differenza di caratura, storia, reputazione e risultati raggiunti – ma non la depotenzia di certo. Chi lo ha fatto cadere dimezza i consensi dal 2018 e c’è il caso che sia l’artefice del dato veramente drammatico: quasi 10% in meno di affluenza».

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