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Jesi

Trasparente o digitale, il futuro di piazza Colocci

Il ritrovamento di strutture murate medievali nel sottosuolo di palazzo della Signoria interroga l'amministrazione comunale che ora, con la Sovrintendenza, dovrà stabilire come mandare avanti la ripavimentazione

I reperti di piazza Colocci (foto del Comune di Jesi)

JESI – Pavimentazione trasparente o ricostruzione digitale? È il dilemma che il Comune e la Soprintendenza delle Marche devono “sciogliere” riguardo piazza Colocci. L’ampliamento dei saggi di scavo, come noto, ha fatto emergere strutture medievali di alto interesse storico, in fase di approfondimento stratigrafico e planimetrico per stabilirne l’esatta datazione. Già da ora è possibile rilevare due distinte fasi nelle opere murarie emerse e il taglio netto a livello della base della piazza che testimonia una chiara e decisa volontà del potere municipale di allora di ricavare uno spazio aperto davanti al futuro palazzo della Signoria che si stava per realizzare.

Un ritrovamento di valore, considerando che ad oggi non vi sono chiare testimonianze di questo periodo storico di Jesi e dunque l’area diventa un caso studio importante per ricostruire l’assetto urbanistico del tempo e, più in generale, la storia della città. Tra l’altro le dimensioni delle murature emerse stanno a testimoniare l’importanza degli edifici, che non erano sicuramente di abitazioni povere o comuni. Di modesto rilievo, invece, gli altri reperti ritrovati, riconducibili per lo più a frammenti di utensili da cucina.

I reperti di piazza Colocci (foto del Comune di Jesi)

Che fare, dunque? Le ipotesi, al momento, sono due. Si potrebbe ripavimentare la piazza in vetro così da mostrare i reperti del sottosuolo. Ma l’operazione è tutt’altro che agevole. Innanzitutto in termini economici, essendo una riqualificazione al limite della sostenibilità anche per Comuni più grandi (a meno di intercettare risorse sovralocali). A parte il vetro speciale, infatti, che comunque con il tempo tenderebbe ad appannarsi, andrebbe installato un sistema di aria condizionata per preservare le strutture murate, pianificando manutenzioni costanti e, ovviamente, non a costo zero. Insomma, un esborso abnorme.

I reperti di piazza Colocci (foto del Comune di Jesi)

L’alternativa più plausibile, dunque, potrebbe essere quella seguita per “riportare in vita” Federico II: la tecnologia. Attraverso i cosiddetti “QR Code” sarebbe possibile ricostruire digitalmente, valorizzandolo, quello spaccato di vita urbana medievale, fornire tutte le informazioni dell’epoca e permettere al visitatore di comprendere il valore di quei muri e contestualizzarli. Così è “rinato”, del resto, lo Stupor Mundi a palazzo Ghislieri di piazza Federico II. Proseguiranno i sopralluoghi e gli approfondimenti da parte dei tecnici, così da stabilire, nel giro di qualche settimana, come mandare avanti il cantiere, avviato per la semplice ripavimentazione della piazza all’ombra di palazzo della Signoria.