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Jesi

Tradito dalla pizza il latitante tunisino arrestato

L'irruzione degli agenti della Polizia in un appartamento in via Gallodoro dove l'uomo si era nascosto all'interno di un armadio. La sua giustificazione una volta scoperto: «Sono un amore clandestino»

JESI – Galeotta fu la pizza, almeno per il latitante tunisino arrestato dagli agenti del Commissariato di Jesi, diretti dal vice questore aggiunto Michele Morra, ieri, 2 giugno, intorno a mezzogiorno.

Quella pizza gli è rimasta sicuramente sullo stomaco.

La vicenda, complicata e piena di tante sue performance illegali, ci presenta un tunisino, 32 anni, Mohamed o Raka che fosse, con almeno 12 nomi dichiarati, ricercato da tempo per una serie di reati in esecuzione di due ordinanze di custodia in carcere delle Procure di Ancona e Macerata. Ma di mezzo c’è anche quella di Napoli.

Il dirigente del Commissariato di Jesi, Michele Morra

Un curriculum da brividi. Specializzazione lo scippo, derivata dalla sua permanenza nella città partenopea dal 2009 al 2015, dove aveva scontato anche tre anni di carcere.

Poi rapine e furti, declinati in ogni maniera e in ogni circostanza, ovunque se ne presentasse l’occasione e specialmente sul far della sera. Un soggetto particolarmente violento, che non esitava a estrarre il coltello per minacciare, ma anche agilissimo e velocissimo. Come fuggiva lui non riusciva a farlo nessuno.

Ma la sua corsa si è fermata, appunto, a Jesi.

Nelle Marche compare nel 2015 e le prime denunce sono del 2016 relative a furti messi a segno, come quello di agosto alla Conad di Ancona e gli altri lungo la costa tra il capoluogo dorico e la provincia di Macerata: profumerie, farmacie, appartamenti, spaccate, estorsione a un proprio connazionale al quale aveva rubato un telefonino.

Sono le telecamere di video sorveglianza a mostrare il suo volto in modo inequivocabile. E, poi, le testimonianze delle vittime che lo avevano visto. Lui agiva a volto scoperto.

A Jesi, nel maggio scorso, si era reso “protagonista” di un furto al supermercato Famila ma la sua attività predatoria non conosceva soste. Anche la recente rapina impropria all’edicola della stazione ferroviaria potrebbe essere opera sua.

Gli agenti del Commissariato hanno iniziato a monitorare proprio lo scalo ferroviario cittadino e mercoledì sera lo hanno individuato. Ma lui, forte della sua velocità “olimpionica”, del fatto che riuscisse anche a saltare in corsa ostacoli sino a due metri, facendosi scudo dei passeggeri e minacciando con un coltello, era riuscito a darsela a gambe dalle parti del vecchio zuccherificio.

Cosa fare? Blindare tutta la zona: viale Trieste, via XXIV Maggio, via Marconi, Porta Valle, via Gallodoro.

E proprio qui, in quest’ultima via, l’occasione giusta.

Giovedì sera gli investigatori si accorgono che in un’abitazione di via Gallodoro, nei pressi della Coop, vengono recapitate due pizze. Solo che in quell’appartamento si trova ristretta agli arresti domiciliari da metà aprile, per questioni di droga, una giovane jesina, 26 anni – che ora dovrà rispondere di favoreggiamento -. Delle due l’una: o lei è di grande appetito oppure c’è qualcuno che non dovrebbe esserci.

Il vice questore Morra opta per l’irruzione nella tarda mattinata del giorno dopo, venerdì. In un primo momento il tunisino sembra essersi di nuovo volatilizzato, non c’è. Ma quando un agente apre l’anta di un armadio lo trova nascosto lì dentro.

Facendo leva anche sul suo humor, l’uomo si giustifica affermando di essere un amore clandestino della ragazza. E dove nascondersi se non nell’armadio?

Ma è la penultima delle sue bravate. L’ultima la produce quando fingendosi colto da malore cercava di farsi accompagnare all’ospedale tentando disperatamente la fuga.

Ma è andata buca. Adesso si trova dietro le sbarre. A Montacuto. Dovrà rispondere di una trentina di reati, distribuiti fra tre Procure.