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Jesi

Torre Erap, per il Meetup «Basta case popolari a San Giuseppe»

«Siamo disposti a trattare sin da subito per rivedere spazi e servizi rivolti agli attuali residenti» spiega l'associazione

Un momento dell'assemblea che si è svolta sabato 1 aprile sulla torre erap a Jesi

JESI – Torre Erap, per il Meetup «Basta case popolari a San Giuseppe». L’associazione torna sulla palazzina di sette piani che sarà costruito nel cuore del quartiere San Giuseppe. Nel consiglio comunale dello scorso 21 aprile, la petizione firmata dai cittadini di San Giuseppe per bloccare il progetto Campus Boario non era all’ordine del giorno e quindi slitterà alla prossima legislatura.

In quella occasione però, si era comunque parlato della costruzione: «Il sindaco Bacci ha continuato ad attribuire tutte le responsabilità alla precedente amministrazione (ovviamente responsabile) ed ammette che “quella della torre è stata una decisione assurda che oggi subiamo!” – fa sapere il movimento – L’unica soluzione proposta in aula dal sindaco sarebbe quella di fare una colletta cittadina per risarcire l’Erap per la somma di oltre un milione di euro, quanto speso per comprare il terreno di via Tessitori e per altri oneri». Le preoccupazioni nel quartiere non mancano e il Meetup se ne fa carico: «Dobbiamo evitare che venga compiuta un’operazione di cementificazione sconsiderata che tutti hanno capito essere deleteria per la città e per il quartiere, ma che nei fatti fino ad ora è stata affrontata con rassegnazione ed immobilismo. Ci sembra un paradosso piuttosto sconcertante che tre enti pubblici, il Comune di Jesi, l’Erap, la Regione Marche usino il denaro pubblico, oltre 5 milioni di euro, contro l’interesse pubblico. A nostro avviso, nel quartiere San Giuseppe non possono essere costruite altre case popolari, a meno che lo si voglia ridurre inesorabilmente a un ghetto e privarlo di spazi verdi e servizi migliori». Quello che chiedono i residenti è un processo di partecipazione per ripensare l’utilizzo dell’area ed ampliare l’offerta di spazi e servizi per gli attuali residenti. Quindi l’invito ad aprire un tavolo di trattativa con l’Erap «ricercando anche la risposta alle eventuali legittime richieste di risarcimento che quell’ente volesse avanzare. La trattativa può essere facilitata dal fatto che l’Erap non può più beneficiare legittimamente del contributo di 1,95 milioni di euro da parte della Regione Marche per costruire la torre e non ha più il permesso valido per costruire». Quindi la proposta: «Si potrebbe ad esempio valutare una permuta del terreno di via Tessitori con altri beni immobili di proprietà comunale. In sostanza occorre che il sindaco affronti la questione elevandola dal piano ragionieristico a quello politico; gli strumenti per procedere in questo senso ci sono».