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Jesi

Torre Erap, la Regione: «Non vi sono i presupposti per revocare il finanziamento»

L'assessore regionale, Anna Casini ha risposto oggi all'interrogazione del consigliere Pd, Enzo Giancarli in merito alla realizzazione della palazzina di sette piani in via Tessitori a Jesi, nel quartiere di San Giuseppe

L'assessore regionale Anna Casini
L'assessore regionale Anna Casini

ANCONA – Torre Erap, «non vi sono i presupposti per revocare il finanziamento». Così ha risposto l’assessore regionale all’edilizia residenziale pubblica, Anna Casini, oggi in aula consiliare, all’interrogazione del consigliere regionale del Pd, Enzo Giancarli, che ha chiesto chiarimenti in merito all’iter seguito per il rilascio del permesso a costruire all’Erap da parte del Comune. Oggetto del contendere è ovviamente la palazzina popolare di sette piani da edificare in via Tessitori, a ridosso della palestra Carbonari, per la quale è già stato presentato un ricorso al Tar da alcuni residenti.

«Confermo che la regione Marche, nel 2014, ha invitato il Comune di Jesi a revocare l’ultimo provvedimento di proroga per inizio lavori relativi all’intervento edilizio residenziale di via Tessitori – ha spiegato l’assessore regionale, Casini -. Successivamente, però, si è svolto un incontro chiarificatore in Regione, con tutti gli enti interessati, che ha portato alla decisione di non revocare il finanziamento di 1,9 milioni di euro. Questo perché l’iter era stato avviato nel 2010 mediante la predisposizione del progetto preliminare da parte dell’Erap, che aveva già provveduto all’acquisizione dell’area per poco più di 1 milione di euro e aveva concluso la procedura di autorizzazione allo scomputo delle opere di spostamento della condotta sottostante. Non ricorrevano pertanto i presupposti per la revoca del finanziamento, in quanto le risorse assegnate potevano dirsi già utilizzate dal 2010. Fra l’altro, ci comunicano da Jesi, l’Erap ha ritirato il permesso a costruire lo scorso 31 ottobre: ciò sta a significare la permanenza dell’interesse e delle condizioni di fattibilità dell’intervento, altri due elementi che, stando alla normativa vigente, non consentirebbero di revocare lo stanziamento. Non riteniamo opportuno effettuare ulteriori approfondimenti. L’adozione di misure per la riqualificazione sociale, urbanistica, architettonica e ambientale dell’area è ovviamente di competenza dell’amministrazione comunale».

Enzo Giancarli

«La vicenda della Torre Erap rappresenta la sconfitta della pianificazione urbanistica – osserva Giancarli -. Chiedo alla vice presidente Casini ed alla Giunta di effettuare, per mezzo del proprio servizio legale, ulteriori verifiche per dare certezza a tutti, istituzioni e cittadini, che quell’intervento edilizio è frutto di un percorso trasparente e rispettoso delle regole. Voglio precisare che la mia interrogazione non è volta a sottrarre risorse alla città di Jesi, anzi ad implementarle rispetto ad un piano complessivo di riqualificazione dell’area “Campus Boario” e di tutto il quartiere sotto il profilo sociale, urbanistico, architettonico ed ambientale, così come previsto dall’intervento originario. Esso si articolava – continua il consigliere – nella costruzione di 8 comparti, 7 dei quali non saranno realizzati. Dell’unico comparto che dovrebbe realizzarsi, l’immobile destinato all’edilizia convenzionata era solo una parte di un complesso residenziale nel quale si integravano un attraversamento pedonale sul Granita, parcheggi interrati per 140 posti, la risistemazione del verde degli spazi aperti, la ristrutturazione di una vecchia casa colonica da adibire a centro per lo studio di problematiche ambientali. Di tutto questo, ora, l’unica opera che dovrebbe realizzarsi è la Torre Erap. Per questo – aggiunge ancora Giancarli – ritengo che l’epilogo al quale si sta avviando la questione rappresenti il fallimento della pianificazione urbanistica. Chiedo, dunque, – conclude il consigliere – alla vice presidente ed alla Giunta regionale di verificare, tramite il servizio legale della Regione, la correttezza delle procedure nell’avvio dell’opera pubblica».