“Superiamo la razza”, Massaccesi e Cioncolini chiedono attenzione al linguaggio

Il presidente del consiglio comunale di Jesi e il consigliere di Jesinsieme formalizzano un atto, da mettere al voto in aula consiliare, affinché si smetta di utilizzare la parola “razza”, sostituendola con “tipi umani”, “culture e “popolazioni”

Daniele Massaccesi, Presidente del Consiglio Comunale di Jesi
Daniele Massaccesi, Presidente del Consiglio Comunale di Jesi

JESI – Tipi umani, culture o popolazioni. Non razze. Daniele Massaccesi e Tommaso Cioncolini, rispettivamente presidente del consiglio comunale e consigliere di Jesinsieme, formalizzano un odg (ordine del giorno), da discutere e mettere al voto in aula consiliare il prossimo 23 marzo, per impegnare l’amministrazione «ad utilizzare queste espressioni in ogni proprio atto e/o documento, modificando le precedenti o comunque vigenti dizioni», al posto, appunto, di razza. Non solo. I due esponenti di maggioranza chiedono inoltre «un apposito impegno legislativo ai Parlamentari ed ai Consiglieri Regionali per ottenere, attraverso le necessarie modifiche normative, e facendosene promotori e comunque parte attiva e diligente, di veder riconosciuto l’uso e la previsione di parole quali “tipi umani, etnie, popolazioni” in sostituzione ed al posto di quella di “razza”, in ogni atto e/o documento dello Stato e della Regione».

«Il vocabolo razza si riferisce a particolari gruppi in cui possono venire suddivise alcune specie biologiche – spiegano Massaccesi e Cioncolini -. Oggi questo termine è confinato quasi esclusivamente nell’ambito della zootecnica. Il concetto di razza umana è considerato destituito di una vera validità scientifica e nel passato, le diverse teorie scientifiche e gli approcci ideologici, hanno avuto gravi implicazioni culturali, politiche e sociali: in particolare, il concetto e la teoria di una divisione dell’umanità in razze definite si sono concretizzate in varie forme di razzismo. Si è così arrivati a porre la razza come criterio discriminante tra gli individui, correlato a presunte superiorità e differenze fisiche o intellettuali tra gli individui delle razze stesse. Una iniziativa del genere, anche pensando alla ricorrenza degli ottanta anni dalla promulgazione delle leggi razziali in Italia – rimarcano i due consiglieri – costituirebbe un giusto segnale quale risposta al clima di odio e di violenza, non solo verbale, che si respira, e che mai si dovrebbe respirare, non solo in Italia ma anche nel mondo, in diverse parti del mondo, e favorirebbe la rimozione della categoria giuridica delle razze, facendo franare il terreno sul quale ancora poggiano le ideologie razziste ed ulteriormente escludendo riferimenti a un concetto che non ha alcun fondamento scientifico».