Splendide scenografie e interpreti affiatate per “il Noce di Benevento”

L’opera buffa, scritta nel 1837 dal compositore jesino Giuseppe Balducci, maestro di musica in casa Capece Minutolo a Napoli, nasce per le voci delle sue aristocratiche allieve

Un momento de
Un momento de "Il noce di Benevento"

JESI – Sei cantanti, accompagnate da due pianoforti con tre esecutori: in scena, domenica 2 settembre, al Teatro Pergolesi la prima esecuzione italiana in tempi moderni de “Il noce di Benevento”, opera buffa in due atti che Giuseppe Balducci (1796 Jesi -1845 Malaga), nuova produzione della Fondazione Pergolesi Spontini in collaborazione con Accademia d’arte lirica di Osimo.

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Il Noce di Benevento sul palco del Pergolesi

Tutte donne le sei cantanti, di cui una interpreta un ruolo en travesti, con l’accompagnamento di tre pianisti su due pianoforti, organico che rende quest’opera più unica che rara. Si è fatta notare l’interpretazione di Chiara Carbone che ha divertito il pubblico nei panni di Margherita, donna di umili origini che vuole aiutare la nipote Giulia a conquistare il cuore di Alberto. Notevole anche Anastasia Pirogova, nei panni di Geltrude, donna di elevato rango, che tra superstizioni e sogni decide di recarsi al Noce di Benevento, l’albero sotto al quale secondo la leggenda si radunavano le streghe. Giovani e talentuose la jesina Martina Rinaldi, nei panni di una divertente Giulia, Mariangela Marini nei panni maschili di Aberto, Magda Krysztoforska – Beucher nel ruolo di Lauretta e Yuliya Poleshchuk che ha interpretato Clodina. L’opera buffa, leggera e divertente, è stata diretta da Alessandro Benigni, la regia le scene ed i costumi di Davide Garattini Raimondi, con la collaborazione dell’accademia di Belle Arti di Macerata che hanno messo in piedi una scenografia quasi cinematografica, molto apprezzata dal pubblico.

Le interpreti Marini, Krysztoforska e Rinaldi

Il numero dei solisti ridotto, la mancanza di coro, la scrittura solo per due pianoforti e tre pianisti «sono particolarità che in un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando rendono quest’opera esageratamente attuale e attuabile» spiega il regista Davide Garattini Raimondi. Sul modello dell’opera comica francese, si compone di parti musicali e dialoghi parlati. Scritta dallo jesino Giuseppe Balducci nel 1837, l’opera si credeva perduta ma è stata poi riesumata dal musicologo Jeremy Commons. “Il Noce di Benevento” è stata poi rappresentata sui palcoscenici di San Paolo in Brasile, in Germania e in Nuova Zelanda prima di tornare a casa, a Jesi. Un viaggio dunque, che poi è il tema del XVIII Festival Pergolesi Spontini, il festival internazionale curato dalla Fondazione Pergolesi Spontini e che proseguirà fino al 29 settembre a Jesi ed in luoghi d’arte delle Marche tra inedite proposte e scoperte musicali.

Nato a Jesi il 2 maggio 1796, Giuseppe Balducci compì gli studi nella città natale rivelandosi musicista di grandissimo talento. Tutto andò bene fino all’anno 1816, quando in duello Balducci uccise un giovane libertino della zona; i duelli a quell’epoca erano proibiti nelle Marche come in tutto lo stato Pontificio, e, per rendere ancora peggiore la situazione, l’avversario ucciso era niente di meno che il nipote del Governatore dello Stato Pontificio di Jesi. L’artista dovette riparare a Napoli, dove fu accolto nella casa da un Maresciallo in pensione, Raimondo Capece Minutolo, e da sua moglie Matilde de Galvez, nata in Messico. Rimase membro della casa Capece Minutolo per tutto il resto della sua vita; per il loro teatrino compose una serie di opere da camera, e per loro conto viaggiò in Italia e Spagna fino a morire a Malaga nel 1846. Giuseppe Balducci scrisse “Il noce di Benevento” per le voci delle sue aristocratiche allieve, quando era maestro di musica in casa Capece Minutolo a Napoli.

Fondazione Teatro La Fenice Gaspare Spontini “Le metamorfosi di Pasquale”
Photo ©Michele Crosera

Il Festival prosegue con l’opera “Le metamorfosi di Pasquale o sia Tutto è illusione nel mondo”, di Gaspare Spontini. Mercoledì 5 settembre alle ore 15 presso le Sale Pergolesiane del Teatro Pergolesi di Jesi, la Fondazione Pergolesi Spontini terrà la selezione di sette figuranti (cinque uomini e due donne) per l’opera che andrà in scena al Teatro Pergolesi sabato 22 settembre alle ore 22, nel giorno del patrono di Jesi San Settimio, con anteprima giovani giovedì 20 settembre alle ore 18. Si tratta di una nuova produzione della Fondazione Pergolesi Spontini in coproduzione con la Fondazione Teatro La Fenice di Venezia, ed una vera rarità musicale in quanto la farsa giocosa per musica di Spontini è stata a lungo ritenuta perduta e poi fortunatamente ritrovata – due anni fa – nella Biblioteca del Castello d’Ursel in Hingene (Belgio).

L’opera spontiniana andrà in scena a Jesi con la regia di Bepi Morassi, direzione di Giuseppe Montesano sul podio dell’Orchestra Sinfonica G. Rossini, nella compagnia di canto sette interpreti di grande talento. La scena si svolge nel retro di un teatro di avanspettacolo, una sorta di caffè chantant dove troveremo 2 soubrettes, 1 direttore di scena, 1 mimo, 2 attori che si improvvisano camerieri e soldati, 1 cuoco. 

«Sono partito – spiega il regista Bepi Morassi – dalla natura ‘napoletana’ dell’opera, anche se la città non è esplicitamente citata nel libretto, e da qui ho identificato un’ambientazione che mi sembrava convincente. Siamo agli inizi del Novecento, in un periodo di passaggio estremamente vitale non ancora funestato dall’orrore della guerra, caratterizzato dall’avvento dei Café chantant. […] In questo contesto un po’ liberty e da ‘varietà’ il padre di Costanza, da indefinita figura nobiliare, diviene il proprietario di una specie di Caffè Gambrinus, il celebre locale napoletano fondato nel 1860. E partendo da qui anche gli altri personaggi hanno assunto un’identità sempre più definita, che fa riferimento a quell’epoca: il cavaliere, ad esempio, incarna un po’ la maschera ‘sciupafemmine’ di Fefè».