Servizi sociali, il Gruppo Solidarietà scrive all’Asp

disabile

JESI – È firmata dal Gruppo Solidarietà di Moie la lettera aperta indirizzata ai Comuni e all’Asp dell’Ambito territoriale sociale 9 relativa alla disabilità e più in generale alla programmazione degli interventi. 

Nei Comuni dell’ambito sono numerosi i servizi legati alla disabilità che hanno due responsabili, uno istituzionale relativo alla gestione del progetto (unità multidisciplinare) e l’altro che riguarda la totalità degli interventi che i comuni delegano all’Asp. Esistono le condizioni strutturali necessarie a  garantire la progettazione e programmazione di interventi e servizi socioassistenziali, socioeducativi e sociosanitari rivolti alle persone con disabilità del nostro territorio? Questa la questione posta dal Gruppo Solidarietà che spiega: «Sono sempre di più in questo ambito le incombenze che la Regione affida agli ambiti anche per interventi nei quali si attua un trasferimento economico a favore delle persone (“particolare gravità”, “disabilità gravissime”, vita indipendente, alunni con disabilità sensoriale) oppure per nuove progettualità (vedi, “dopo di noi”). Se, dati Asp alla mano, sono oltre 500 i destinatari dei servizi dell’area disabilità (scuola, extrascuola, lavoro, diurni, residenzialità, ecc …) cui si aggiungono le funzioni sopra indicate, viene da chiedersi quale spazio possa avere la progettualità in una struttura organizzativa che sostanzialmente in termini di risorse umane, negli anni, è rimasta la stessa».

In altre parole il coordinamento e la programmazione di tutti gli interventi richiedono una struttura adeguata che al momento non c’è: «L’Unità operativa disabilità dal punto di vista del personale è sottodimensionata – rivela Fabio Ragaini per il Grusol – Con l’acqua alla gola si riesce a mala pena a seguire gli adempimenti gestionali, ma senza un rafforzamento non è possibile capire cosa può servire per rispondere ai bisogni. I servizi rischiano di andare in sofferenza: non c’è un taglio ma una struttura, l’Asp sottodimensionata non riesce a coordinare per la mole di lavoro che ha». Se a ciò si aggiunge «il lento e progressivo disfacimento delle Unità multidisciplinari non pare azzardato trarre la conclusione che terminato l’impegno per gli adempimenti, gestionali e no, non rimanga tempo per fare altro- continua il Gruppo Solidarietà – Non sappiamo se si tratta di un “fenomeno” del quale avete consapevolezza, oppure se poniamo un problema che non ritenete tale. Non sappiamo, peraltro, se l’Asp lo ravveda e lo stia ponendo all’attenzione delle amministrazioni comunali. Il venir meno di questa funzione non è meno grave della riduzione di un servizio».

Il Gruppo di Moie conclude: «Se non ci sono le condizioni per l’esercizio di una effettiva funzione programmatoria e progettuale il rischio evidente è quello di una mera gestione, con interventi e servizi ridotti ad erogazione di prestazioni. E’ quanto di più pericoloso possa accadere ad un territorio che così rischia di smettere di interrogarsi sulle migliori risposte da dare ai bisogni delle persone. Dal nostro punto di osservazione ci sembra che siamo ad un punto di non ritorno. Senza il potenziamento della struttura che coordina, progetta e programma gli interventi, l“Unità operativa disabilità”, può chiamarsi “Unità amministrativa disabilità”».