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Jesi

Interrare o no gli scavi di Piazza Colocci? La parola agli jesini (VIDEO)

La maggioranza sembra propendere per la fruibilità visiva diretta. Intanto, visto l'interesse suscitato, sono state prorogate sino al 15 settembre le visite guidate al "cantiere aperto"

JESI – La finestra sul Medioevo che gli scavi di Piazza Colocci hanno aperto ci offre scorci di enorme importanza sulla storia della nostra città.

Tanto che si è deciso che le visite guidate – visto il successo riscosso – verranno prorogate sino al 15 settembre e non finiranno con l’inizio del prossimo mese.

Stessi orari per gli stessi turni, di quattro, il mercoledì e il venerdì.

Rai regione intervista l’archeologa Maria Raffaella Ciuccarelli

Anche la testata giornalistica regionale della Rai era sul sito, nel primo pomeriggio di oggi, 30 agosto, per un servizio, alla presenza della responsabile per Jesi della Soprintendenza archeologica, Maria Raffaella Ciuccarelli, e degli archeologi che quotidianamente seguono gli scavi, Matteo Tadolti e Alessandro Biagioni.

«Siamo di fronte a un inedito – afferma Ciuccarelli – sulla vita quotidiana e pubblica di Jesi medievale perché non abbiamo solo le botteghe ma anche le vestigia del vecchio Palazzo Comunale del quale si conosceva l’esistenza solo dalle fonti scritte. Quindi è una scoperta molto importante, ha una sua valenza storica di rilievo».

I resti rinvenuti della pavimentazione in legno

«Inoltre è uno scavo di grosse proporzioni in un centro storico, il che è già un fatto abbastanza rilevante anche per le Marche. Abbiamo anche sperimentato questo modello di interazione con i cittadini i quali possono usufruire delle visite guidate ma anche seguire gli scavi. È la realtà nuova del cantiere aperto e ci sono molto interesse e molta partecipazione, da quello che abbiamo potuto constatare».

L’archeologo Matteo Tadolti mostra il grosso buco lasciato da un palo di sostegno in legno

Il soprintedente, architetto Carlo Birrozzi, sin dai primi giorni ha seguito in prima persona il susseguirsi degli scavi. Ora spetterà a lui, in accordo con il Comune, decidere che cosa se ne farà di tutto “questo”. Se le vestigia rimarranno a “cielo aperto” – ultima scoperta i resti di una pavimentazione in legno – o saranno interrate preservandone, però, il ricordo attraverso modellini e ricostruzioni virtuali.

E gli jesini? Cosa ne pensano? Il dibattito si è acceso da quando ci si è resi conto in che cosa ci si fosse imbattuti.

La maggioranza sembra concorde nel sostenere che questo patrimonio storico, questa «miniera d’oro che ci presenta un piccolo pezzo di quartiere», non andrebbe “nascosta” ma valorizzata nella sua completa fruibilità visiva originale.

Anche se non è semplice e i costi sono notevoli.